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Eroica Fenice

Zio Vanja di Ĉechov al Mercadante

Zio Vanja di Anton Ĉechov, con la regia di Pierpaolo Sepe e nella traduzione di Luigi Lunari, è in scena al teatro Mercadante  dal 25 Marzo al 19 Aprile.

Dopo Il giardino dei ciliegi e Tre sorelle, il Mercadante decide di portare sulla scena ancora un altro testo di Anton Ĉechov. Si tratta di un testo molto intenso, toccante che il regista ha calato nella contemporaneità e che, forse per questo, è diventato ancora più efficace.

Grazie alla bravura di artisti quali Andrea Renzi e Gaia Aprea (ormai presenza costante nel cartellone proposto dal Mercadante), il testo di Ĉechov prende lentamente corpo sulla scena. Il sipario si alza e i personaggi non parlano né tra loro né con il pubblico: tutto è muto. Rompe il silenzio, scaraventando per terra la sua borsa da medico, il dottor Astrov (Andrea Renzi) che si lamenta della sua vita vuota, ma nello stesso tempo stancante, a cui non riesce a dare un senso. Più e più volte, durante la messinscena, i personaggi si interrogano sul non sense della vita. Una vita la cui serenità e tranquillità è sconvolta dall’arrivo del professore e di sua moglie (Gaia Aprea), definita «una sirena ammaliatrice» dagli uomini della casa, tutti innamorati persi di lei: dal dottor Astrov a zio Vanja. Ciò che accomuna tutti i personaggi è l’infelicità. Tristi e malinconici si aggirano sulla scena alla ricerca di un senso che non c’è. Alla ricerca della serenità che, come una carezza, li risollevi dalla loro vita piatta e vuota. Nessuno di loro ha una vita, una vita vera: «Quando non si ha una vita vera, si vive di miraggi». Spesso si preferisce vivere di incertezze annzichè di verità. La verità fa male, mentre l’incertezza reca in sé sempre una speranza. Ogni personaggio, pur dialogando con gli altri, assume l’aspetto di una monade. I dialoghi sono spesso lunghi ma vuoti e lamentosi. Simbolo della vacuità delle parole che i personaggi si scambiano tra loro sono delle pareti trasparenti che, di tanto in tanto, compaiono sulla scena. Pareti in cui è possibile al personaggio specchiarsi ma senza ritrovare la propria anima.

Zio Vanja (Giacinto Palmarini) non assurge al ruolo di protagonista ma si muove defilato tra gli altri personaggi, soprattutto nel I atto. É nel II atto, poi, che si ribella ai soprusi che il professore vorrebbe esercitare su di lui e sulla nipote rimasta orfana. Si ribella. Pazzo tra i pazzi. La sua ribellione produce un risultato significativo: gli ospiti indesiderati, che avevano sconvolto la vita di quella casa,  vanno via. Tutto ritorna come prima. Ma è davvero così?

-Zio Vanja di Ĉechov al Mercadante-