Voli pindarici in tutte le loro sfumature di significato: racconti, poesie, riflessioni

Il razzismo della lavatrice

Il razzismo della lavatrice

di Chiara Morello

Lavare i panni sporchi è operazione da poco per la maggior parte delle donne. Le nostre nonne hanno insegnato alle nostre madri a farlo, le nostre madri hanno trasmesso a noi il gene dell’igiene. È un rituale, questo, che si tramanda di generazione in generazione, badando in particolar modo a passare alla prole i trucchi del mestiere. Ma avete mai pensato voi al razzismo della lavatrice? È buona norma lavare l’intimo a 60 gradi, i panni colorati a 40, la lana non so come, sinceramente. I capi sintetici, i capi delicati, i capi che delicati non sono: ogni capo necessita di particolare cura ed attenzione nel momento in cui viene rinchiuso nel roteante oblò che ridà pulizia a ciò che indossiamo. Mi ha sempre incuriosita però la necessità di separare i panni bianchi dai panni neri. Così che nasce il razzismo a mio avviso: viene inculcato nella nostra natura ancor prima che...
io non ricordo

Io non ricordo, ma non ho perso la memoria

di Chiara Morello

Io non ricordo. Non ricordo cosa ho mangiato ieri ed il mio stomaco, sentendo fame ora, non ricorda se ieri ha contenuto qualcosa al suo interno o meno. Io non ricordo. Non ricordo se ieri ho fatto pipì e la mia vescica, sentendosi piena ora, non riesce a comprendere se ieri si è svuotata o meno. Io non ricordo. Non ricordo cosa ho fatto ieri, voglio fare talmente tante cose oggi al punto che non so se ieri ho fatto qualcosa o meno. I miei giorni corrono così, senza memoria. Non m’impegno al fine di ricordare il passato, non mi applico affinché io possa avere dei ricordi di oggi, domani. Vivo il mio tempo, completamente in balia dell’attimo, consapevole come non mai, senza pensieri. Ero un’accumulatrice seriale: torturavo lo spazio riempendolo di qualsiasi inutilità così semmai ci fosse stato il rischio di dimenticare una persona, un viaggio, un sorriso, un’ubriacata,...

Con te, Ermione

di Eroica Fenice

Piove. Nessuna tamerice salmastra ad accogliere le gocce. Ermione è fuggita e non mi do pace. Chiudo gli occhi per rincorrerla.  Il vento infuria silente.  Non lo sento. Sono autistico a questa realtà. Crolla il castello. Aspetta. Lasciami almeno riscrivere il nostro addio. Volto le spalle per salvare ciò che rimane e lo scrigno epifanico si apre. Nel mio puzzle, un pezzo è in rilievo. Lo scruto con tenerezza. C’è un bambino in una foto sfocata. È spelacchiato, ha gli occhi azzurri come il mare d’inverno e un cucchiaino di omogeneizzato in bocca. Un esercito straniero ha invaso la terra natia con navi imponenti. Non è solo in questa battaglia. Tanti coraggiosi ometti hanno dovuto indossare l’elmetto, abbracciare il fucile e partire insieme a lui. Resisti. Urlano come janare le donne che gli sono vicino. Alcuni di loro non sono tornati, se li è tenuti il mare. Ma tu resisti....

Orrori in dialogo

di Pasquale Aversano

Due amici si incontrano in mezzo alla strada, in un giorno qualunque. A prima vista sembrano due persone normali se non fosse che il ragazzo con gli occhiali ha un piccolo difetto. – Ciao carisimo, come va? Da quanto tempo non ti vedei! – esordisce il ragazzo con gli occhiali. – Vorrei poter dire lo stesso – mugugna l’altro, sbuffando. – Ahahahah! Sei troppo ilarè! Esatto cari lettori, è come state pensando. Il ragazzo con gli occhiali fa una valanga di errori grammaticali, ortografici, lessicali e quant’altro. Sono cose che capitano nella vita, no? – “Ilare”! “ILARE”. Senza l’accento. – O capito, non ti scaldare amico! – “HO” capito… è un verbo, devi metterci l’acca! – Uuuuuuh ma come sei nervoso. Non ti hanno imparato a gestire la calma? – “INSEGNATO”! – Cosa? – Si dice “insegnato”, non “imparato”. – È la stesa cosa. – “STESSA”… due “s”. Usale le doppie,...
Tu... la mia luna o il mio sole?

Tu… la mia luna o il mio sole?

di Chiara Alfano

Il mio problema è sempre stato questo: prendo le cose troppo di petto. Le assaporo come si fa con un gelato artigianale al proprio gusto preferito… le vivo come se fosse l’ultima volta che potessi farlo, come se tutto potesse venirmi meno da un momento all’altro… una scarica di adrenalina: che sensazione dà? La stessa. E’ una mente sensibilissima che sperimenta tutto al 110 %. Gelo o fuoco: cosa preferisci? La temperatura tiepida non esiste. Il tuo gelato preferito potrebbe squagliarsi: faresti meglio a mangiarlo in fretta. L’occasione che ora ti si è presentata davanti potrebbe non ricapitarti: non fartela scappare, potrebbe essere l’ultima volta che la incontri. La scarica di adrenalina non si ha sempre: vivila, perché ti dà la forza per correre lungo il tunnel buio e raggiungere la luce. Prendere tutto di petto può essere dannoso: pieno inverno, acqua gelida, immergersi. Caldi, infuocati, esplosivi Incurante di quanto...

Canto di streghe

di Marcello Affuso

E ogni sera desso, faccio quel che faccio:  ogni volta cambio faccia e ogni volta cambio nome. Una notte sono agnello, una leone, pesce spada, tamburino, soldato, mendicante. Ore 3,56. Motivo del decesso? Insufficienza cardiaca. È inutile procedere oltre con la rianimazione. È morta. La guardo con disgusto mentre si solleva e rimane a mezz’aria. Vorrei prenderla per la gola e con la violenta disperazione di questi rintocchi costringerla a tornare nella sua prigione. Avanti. Dannazione. Salvezza. L’ancora nel Mar Morto. Frasi che sembrano briciole. Briciole di frasi in tasca e nella penna. Svegliati. Te lo ordino. No, è presto. Domani. Forse.  La vita è n’estate ma ora è inverno. Natale si avvicina. E tremo con l’inconsistenza del mio essere solo corpo scavato e mortificato dalla rabbia. Stuprato da impegni, convenzioni, frasi di circostanza. Si, sto bene, stai tranquilla. Facciamoci una birra. Fanculo. Svegliati. Te ne prego. No, è tardi. Hai...
scrivere

“Ho ripreso a scrivere per Amore dell’Insegnamento”

di Carla Menale

La prima volta che lo incontrai mi sembrò un gigante e non fu un’impressione: raggiunge e supera il metro e novanta, occupava tutto l’arco della porta, ma in realtà coi suoi quindici anni è sempre un ragazzo. Sua madre non era arrabbiata in fondo, era disperata: non voleva che perdesse un anno di scuola – il secondo – non vuole che lasci gli studi e che vada a lavorare con papi nell’impresa di manovalanza. Quando arrivò per incontrarmi tenne per tutto il tempo la testa in giù, e quei grandi occhi celesti, che non sono della sua famiglia, più volte mi parve che brillassero bagnati; “Se vuoi che io ti prenda ora, che manca cosi poco alla fine, dovrai ubbidirmi; farai tutto quello che ti dico ciecamente, io – se credi – sarò il tuo vangelo, io ti guiderò, tu mi seguirai e sarò il tuo Maestro e tu il...
tombino

Napoli, e se la rivincita partisse dal tombino?

di Jacopo Menna

Tombino /tom·bì·no/ sostantivo maschile. Elemento di copertura dei pozzetti di fogna; chiusino. Erano gli anni Settanta. Una camorra vintage, così verrebbe definita oggi. Quella che i nostalgici di quartiere non smettono di definire un rimedio all’inefficienza dello Stato, in cui si stava meglio, perché i guappi erano ancora pochi al comando e riuscivano a tenere tutto sotto controllo, prima di scannarsi per dieci anni e cedere il passo al “nuovo che avanza”. E che nuovo, ci verrebbe da dire. Il contrabbando di sigarette, il motoscafo di Pino Mauro, il pulpeggiante andirivieni notturno tra il porto e le grotte di Posillipo per scaricare le Marlboro. Il terremoto, le ricostruzioni, gli appalti, le spartizioni, i semafori e, appunto, i tombini. Giravano tanti soldi, gli ultimi erano sempre gli ultimi e i traffichini si arricchivano sulla loro pelle. Tu mi riempi la città di tombini, li firmi Pomicino, e io ci gioco a...
Immagine in evidenza

Come in un sogno

di Jundra Elce

Tumore. Cancro. Neoplasia. Quella mattina aveva scoperto che le parole erano importanti. Potevano riuscire a celare grandi drammi. Da quel momento ebbe la consapevolezza dell’esistenza di due vite da vivere: una propria della sua adolescenza, l’altra senza età e necessaria. Uscì. Ripercorse a ritroso la stessa strada che l’aveva condotta a quella costruzione fatiscente e vide il sole. Posso ancora osservarla mentre seduta su quel muretto si godeva il calore di quei raggi, ripetendosi: “Siamo una famiglia. Ce la faremo.” Le è sempre bastato poco per essere felice. Sono stato fortunato a conoscerla. Attraverso lei ho avuto la possibilità di vivere una moltitudine di vite diverse. Mi tenni lontano quel giorno. Era troppo distante nei suoi pensieri contorti. Una notte mi fu concesso di tenerle compagnia in ospedale. Non dormimmo. Seppi che lei non lo faceva da tanto. Era impegnata ad osservare quanto buia fosse la notte. Il tempo le...

Quando si ama

di Jundra Elce

“Se tu venissi qui ad amarmi ogni giorno, io riuscirei ad amarti ogni volta con la stessa intensità”. I fianchi strizzati nel suo tailleur grigio perla, seduta alla scrivania di rovere, con una mano assillava la rondellina del mouse, alla ricerca di un valido progetto, e con l’altra giocherellava con il suo orecchino in filigrana d’oro, alla ricerca di un’idea. Il lavoro esigeva tutta la sua attenzione ma era troppo distratta quella mattina. Erano strane le cose che pensava Evelyne mentre leggeva quelle lunghe ed interminabili e-mail che la pregavano di prendere in considerazione i progettuoli di quattro rampolli che credevano di raggirarla solo perché era una donna. Poveri illusi, quanti ne aveva messi al tappeto! Era orgogliosa: divisa tra leggi, formule e dimostrazioni ed era sicura che anche il padre sarebbe stato orgoglioso. Se avesse potuto vederla anche solo per un attimo, le avrebbe detto: «Brava!» con quel suo...

Ditemi voi se questo è un uomo

di Chiara Morello

Ditemi voi se questo è un uomo. Quindicenne, spavaldo, diamante all’orecchio dal valore di 30 centesimi più grande del lobo sul quale a fatica si regge; jeans un po’ scesi, un po’ larghi, un po’ stretti, un po’ con risvoltino, un po’ tutto perché la moda è moda, la moda cambia, la moda non si sa quando cambia, allora meglio indossare tutto, insieme e male. Ti guarda e si rivolge a te con un repertorio verbale alquanto poco forbito. Sei più grande: sei sua. Peccato che tu non sia d’accordo. Ditemi voi se questo è un uomo. Trentenne, laureato, capello finemente ingellato, possessore di cravatta rigorosamente blu e di giacca dal colore invece dubbio. Ti guarda nauseato dalla testa ai piedi: i piercing e i tatuaggi sul tuo corpo gli stanno stretti più del pantalone taglia 48 che indossa con classe ma che a causa della cadente panza lascia intendere...
Nella giungla sopravvive il più stronzo

Nella giungla sopravvive il più stronzo

di Chiara Morello

Riposavo nel mio gelido e scomodo giaciglio di foglie, creato nel migliore dei modi, la sera del mio arrivo nella giungla. Evoluta bestia quale sono, ancora in possesso dei più antichi riflessi animaleschi, ho girato e rigirato all’interno della sterpaglia secca affinché divenisse essa stessa la mia confortevole sognata dimora, nello stesso modo in cui i cani addomesticati continuano a fare, inutilmente, sui comodi cuscini procuratigli dai padroni. Incurante dei cambiamenti avvenuti all’interno di quella che precedentemente era già stata la mia casa, ho cominciato a muovere piccoli passi affinché le altre bestie imparassero a riconoscermi ed accettarmi. Mi sono nutrita poco e male, inizialmente. Non perché le prede scarseggiassero: i bocconcini succulenti erano anzi in sovrabbondanza. Avevo lo stomaco chiuso però, temevo di non esser più abile nell’attaccare e uccidere. Mi sono sfamata, di notte, al buio, di avanzi. Ho fatto i miei bisogni, quando la luce era poca, non...
essere

Potrebbe essere: ciò che avrei voluto dirti

di Chiara Alfano

Oggi, signori lettori, riflettiamo. O, forse, abbiamo riflettuto fin troppo negli ultimi mesi, prima di giungere a questa condizione di accettazione e rassegnazione, la quale mi porta a scrivere di quelle esperienze, brevi o lunghe che siano, che segnano la nostra esistenza. Vi è mai capitato? Quanto può essere paradossale la vita, in certe circostanze? Quante volte abbiamo bruciato occasioni senza neanche accorgercene? Magari quelle tappe avrebbero marcato la nostra essenza… potrebbe essere. Magari quelle occasioni da noi svalutate avrebbero potuto renderci felici… potrebbe essere. Eppure non siamo qui per eventuali moralismi, per ribadire che alcuni treni non ripassano, perché effettivamente.. non è così. A volte ci imbattiamo in situazioni, in persone, in circostanze che, quando le viviamo, non riusciamo ad apprezzare. Ma non a causa della nostra cecità (cioè, anche), ma perché non siamo pronti ad accogliere tutta la bellezza che ci è stata offerta. La scambiamo per qualcosa...
turno

Il tuo turno di cambiare il mondo

di Chiara Alfano

“- Carne d’asino! – borbottava – Ecco cosa siamo! Carne da lavoro! – E si vedeva chiaro che era stanco di quella vitaccia, e voleva andarsene a far fortuna come gli altri. “Io non sono una passera. Io non sono una bestia come loro! Io non voglio vivere come un cane alla catena, come l’asino di compare Alfio, o come un mulo da bindolo, sempre a girar la ruota; io non voglio morir di fame in un cantuccio, o finire in bocca ai pescicani.” ‘Ntoni voleva partire, andar via, allontanarsi da quel mondo che, per lui, rappresentava il limite della sua conoscenza, l’ostacolo al suo benessere. Voleva cambiare, per se stesso e per gli altri. Il suo desiderio era quello di gettarsi a capofitto nell’universo del divenire perpetuo, in cui tutto è niente, in cui la realtà dell’oggi diviene l’illusione del domani, perché ogni cosa è in perenne trasformazione. Eppure non sempre si può....
vivo evi

Vivo in un presepe

di Monica Acito

Vivo in un presepe tra le colline e le montagne, tra gli sputi di nuvola e il mare all’orizzonte. Vivo in un presepe imbalsamato sulla tela della memoria, arroccato su una roccia possente che sembra un pugno che ti cinge i fianchi e ti fa mancare l’aria. Non vi è nessun Gesù Bambino, ma solo tante Madonne dai volti rugosi e dalle anche spigolose, non vi è profumo d’incenso, ma sentore di agrumi e frutta secca, che dipingono l’aria con l’aroma del passato. Tutto è cristallizzato nei sassi di questo presepe, tra i ciuffi d’erba e il muschio odoroso: l’odore del pane e della cannella svetta tra i tetti e le piccole case che si arrampicano sulle pareti rocciose, i pastori moderni tornano dalle loro officine e dai loro affanni e sanno di bestia selvatica e docile. Vivo in un presepe che si staglia nella cornice più remota di un...
spirito

Perchè assecondare le inclinazioni dello spirito

di Chiara Alfano

Qualche strano filosofo dell’antica Grecia forse lo diceva, o forse mi sto sbagliando e non serve tornare nella Grecia di millenni fa: dobbiamo sempre assecondare ciò che lo “spirito” ci dice. In che senso? Nel senso che dobbiamo sempre seguire le sue indicazioni, anche quando esse non coincidono con quelle della mente. C’è chi parla di cuore e cervello alla frase fatta “segui il tuo cuore“, a me piace parlare di anima con uno spirito e di individuo con una mente ragionevole. Che forse poi è lo stesso di cuore e cervello, ma lasciate che, da individualista quale sono, pensi che la mia teoria sia “speciale” ed “unica”. Ecco, dicevo, spesso la mente e lo spirito non vogliono la stessa cosa. E in noi avviene una sorta di dissidio interiore fra quel che vorremmo essere (cioè ciò che lo spirito vuole) e ciò che dovremmo essere (cioè ciò che la mente...
povertà

La danza della Gitana povertà

di Antonio Setola

La povertà è una ballerina gitana con gambe bronzee che fa girare la sua gonnella rattoppata tra la folla indifferente. È il migrante sotto casa a cui non avete mai lasciato una monetina; è il vecchio barbone ubriaco che evitate come repellente. Povertà è il suono delle campane alle 18:00 col freddo che punge, nei vecchi borghi Italiani, quando il sole tramonta dietro i monti, e il cielo sembra arrossire a tanta bellezza. O si trucca di cipria rosso-fuoco aspettando l’amante-Luna. La povertà è la fonte primaria di ricchezza di ogni governo liberale. Che libera i ricchi, li rende liberi di frustrare i poveri. La povertà si lascia accarezzare, violentare, stuprare, perché cerca affetto e per la ricerca dell’affetto si lascia affettare, triturare, riciclare, calpestare. La povertà è il sangue ed il cemento di palazzine ammassate quasi che si bacino e in quest’orgia di cemento manca l’aria, manca l’aria. E...
Il lento viaggiare nel mare di Istanbul

Il lento viaggiare nel mare di Istanbul

di Marco Piras

Per chi come me è nato e cresciuto su un isola, il mare assume un significato particolare: attraversarlo non significa soltanto spostarsi tra due punti geografici più o meno lontani, ma significa lasciare la propria casa, la propria terra. Non è come prendere una macchina o salire su un treno, anche se per migliaia di chilometri. Il mare segna un confine geografico netto, senza vie di mezzo: o sei dentro o sei fuori; circonda tutto ciò che ti ha cresciuto e ha formato la tua personalità. Da quando vivo a Napoli mi capita spesso di attraversare il mare. Non con un aereo, che a tutta velocità ti porta a destinazione senza lasciarti il tempo di concepire lo spazio che stai attraversando, ma con una nave, lentamente, cosicché il viaggio diventa molto più affascinante e per certi versi malinconico. Lasci il porto di Cagliari e, man mano che ti allontani, riesci...