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Eroica Fenice

La categoria Voli Pindarici contiene 277 articoli

Voli Pindarici

Ero solo andata in vacanza

Stavolta è toccato a me. Qualche mese fa ho pianto ascoltando la notizia dell’attentato di Manchester, di quei poveri padri, madri, ragazzini e umanità varie straziati da una bomba innescata durante un concerto. Però il pensiero dell’imminente vacanza a Barcellona con la mia famiglia mi tirava su di morale. Tanto, mica ci capiterà qualcosa? Ripetevo impaurita per autoconvincermi che niente sarebbe potuto accadere a chi, come noi, andava solo in vacanza dopo un anno di duro lavoro. Invece ho sbagliato in maniera clamorosa. Sono diventata anch’io un titolo di giornale, la protagonista di un doloroso fatto di cronaca a cui dedicare un editoriale, perché la mia storia è stata sicuramente la più straziante tra tutte quelle raccontate sui morti e i sopravvissuti di quell’attentato. Ma cos’è successo qui? Una strage? La guerra? Io ero solo andata in vacanza Mi sono ritrovata ad essere vittima inopinata di una guerra che non si vede ma c’è. Una violenza a sprazzi, una di quelle subdole che colpiscono i civili inermi, preferibilmente occidentali, classificati come “infedeli” da qualche “mente superiore” che brandisce la propria religione come arma di distruzione di massa, benchè le motivazioni sottese alla loro guerra  siano ben altre. Non è uno di quei conflitti tra tre, quattro nazioni contrapposte come quelli che si studiano a scuola, che durano un paio di anni e poi si concludono con la resa incondizionata di qualcuno, un bell’armistizio e la rinnovata pace che trionfa. Questa guerra non si sa con precisione tra quali nazioni venga combattuta, è ovunque e in nessun luogo contemporaneamente. Nessuno può sentirsi totalmente al sicuro. Questo conflitto non si manifesta quotidianamente in tutta la sua efferatezza ma è una sorta di malattia cronica che appare e scompare ma che c’è sempre, con forme subdole o plateali, con cadenza mensile, trimestrale o a discrezione di qualche cane sciolto. La guerra in vacanza Tra le vittime di questa guerra ci sono finita anch’io con la mia famiglia, durante un’agognata vacanza in un caldo giorno di sole. Ora mi sento accomunata nella mia triste sorte ai parenti delle vittime e ai superstiti degli attentati di New York, di Parigi, di Londra, di Madrid, di Manchester, visti dapprima solo nei tg come poveri  disgraziati la cui vita è stata spezzata da una sofferenza inenarrabile e ora improvvisamente così simili e vicini al mio dolore e alla mia storia.   Mi sono chiesta se ci sia differenza tra paura e terrore, dato che questa scia di sangue che ci perseguita si chiama proprio terrorismo, nemmeno fossimo ai tempi della fine della Rivoluzione Francese o negli anni ’70 in Italia. Forse la paura si ha occasionalmente nella vita, mentre il terrore serpeggia sempre fin quando qualcuno o qualcosa non stronca le sue ombre in maniera definitiva. Il terrore è un sentimento più penetrante della paura e si insinua nella tua vita fino al punto di paralizzarla o, quantomeno, fortemente limitarla nelle sue forme e manifestazioni più alte  di pienezza e libertà. Ed è proprio così che sono […]

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Mi nutro della mia sofferenza

At tu, Catulle, destinatus obdura. Risucchiato nel vortice del dolore, penso. Penso ai baci, alle carezze, agli abbracci. Penso ai giorni trascorsi insieme e alle notti in cui abbiamo fatto l’amore, senza staccarci, senza stancarci. Come se i nostri corpi fossero stati legati, come se non avessimo potuto dividerci neanche se lo avessimo voluto. Ma noi non volevamo. Alba o tramonto? Penso ai tramonti e alle albe. Perché i tramonti son per tutti, ma le albe son per quell’élite che è in grado di aspettarle. Perché il tramonto è intriso di sentimenti. “Ti porto in spiaggia a vedere il tramonto” è un’emozione. È un “voglio condividere uno dei momenti più belli della giornata con te perché per me sei importante”. Ma l’alba è diversa: l’alba è un’altra storia. È un “stiamo svegli e facciamo l’amore fin quando il nostro sentimento non consuma questo buio, fin quando la paura delle cose che scompaiono non viene travolta dalla nostra passione”. L’alba è per pochi. Non ho pace e tuttavia non ho mezzi per combattere, ho paura e speranza; ardo e sono impassibile; e volo sopra il cielo, e mi giaccio inerte a terra; e non ho nulla in mano, e mi slancio ad abbracciar tutto. Amore e sofferenza Ci siamo amati. Ci siamo amati immensamente, perdutamente, maledettamente, a tal punto che ci siamo distrutti. L’amore che provo per te è la mia più grande gioia… e il mio più immenso dolore. È un coltello conficcato in petto che sprofonda nella carne. Che taglia, ogni giorno di più e che va sempre più dentro, attimo dopo attimo. È un dolore così intenso, così carico, così… passionale. Sì, passionale: come lo è stato il nostro amore. Perché noi non siamo mai stati “tutti”: noi non abbiamo amato come due adolescenti alle prese con il primo amore e non abbiamo amato come due trentenni già stanchi della vita. Noi abbiamo amato interiorizzando davvero il significato di amore. E ogni sentimento, e ogni emozione, sembra quasi nulla in confronto a ciò che tu hai dato a me ed io ho dato a te. Vedo senza aver occhi, non ho lingua eppure grido; desidero la morte e invoco aiuto; e odio me stesso, e amo altri da me. Da quando ci sei tu, non esisto più io Mi hai tolto me stessa. Hai preso tutti i pezzi del mio puzzle: Babbo Natale è arrivato anche per te. Ti ho regalato un puzzle che spero tu ancora custodisca preziosamente. Era esattamente ciò che volevi, ricordi? Mi hai chiesto di lasciarmi andare, mi hai chiesto di mostrarti quei lati di me che celo a chiunque. L’ho fatto: te li ho donati come si fa con i Baci Perugina nel giorno di San Valentino, e come si fa con le rose nel giorno della Laurea. Tu sei il mio San Valentino e sei la mia Laurea. Sei il mio più grande amore e la mia più grande soddisfazione. O forse no: tu sei tu. E da quando ci sei tu, […]

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Analisi di una lastra di ghiaccio: l’arte delle persone fredde

«Niente è più brutto di una parola d’amore pronunciata freddamente da una bocca annoiata». Diceva, a tempo debito, il nostro caro Naguib Mahfouz. Oggi, cari lettori, ci siamo muniti di lente di ingrandimento per scovare i segreti più oscuri delle… persone fredde. Fredde come il ghiaccio. Vi sentite forse chiamati in causa? Meglio, quest’articolo vi insegnerà qualcosa. Non vi sentite chiamati in causa, ma capite di cosa sto parlando? Non capite neanche di cosa sto parlando? Ma suvvia, è impossibile. A meno che voi non viviate su Marte, in quel caso… le persone non possono che essere di fuoco. (capito la battuta?). Quanto è difficile rompere il ghiaccio? Il prototipo della persona fredda è piuttosto interessante da analizzare: no, no, non la lente di ingrandimento in quella direzione, nell’altra! Che significa che dall’altra parte non vedete alcunché? È ovvio! C’è una lastra di ghiaccio: che vi aspettavate di vedere? Mi scuso con i signori lettori per le continue interruzioni: ho assunto un’equipe di assistenti per la mia impresa (psicologica, si intende) di analisi delle lastre di ghiaccio. Forse avrei dovuto selezionare i candidati più rigorosamente: ma, del resto, si commettono errori. Considerate chi mi ha lasciato una penna in mano e mi ha permesso di comporre questo articolo: malo, malo! Dicevo, il prototipo della persona fredda è piuttosto interessante da analizzare: interessante quanto difficile. Mentre stilare un profilo psicologico di una persona che esterna i propri sentimenti è abbastanza facile, ma pensate di farlo di qualcuno che non lascia intravedere un minimo di ciò che pensa, lì è davvero diventa un’impresa quasi impossibile! Pensate ad una persona solare e socievole: beh, quando è a proprio agio il suo carattere verrà fuori e brillerà in tutta la sua magniloquenza e magnificenza; ma quando è in una situazione di imbarazzo o di disagio assumerà, ovviamente, un comportamento diverso. Bene. Ora pensate ad una persona che è sempre uguale. Statica, una roccia, stesso viso, stessa espressione. Riuscireste a capire in quali situazioni sta meglio, quali circostanze preferisce, quali compagnie ama? Non penso. (E se ci riuscite, signori lettori, vi consiglio di intraprendere una carriera in Psicologia: siete davvero bravi). Ecco perché abbiamo bisogno di un’analisi specifica. Il laboratorio è sulla destra: vi prego di entrare con me.   L’arte delle persone fredde Osservando attentamente il prototipo in questione, ci siamo resi conto che: Se la persona fredda sta bene con voi, non ve lo dirà. Se la persona fredda vi vuole bene, non ve lo dirà. Se la persona fredda vi ama, non ve lo dirà. Che dire? Le parole non sono l’arte della persona fredda. Ma, allora, qual è? Probabilmente, i gesti. Ciò che qualcuno non vi esprime attraverso le parole, vi dimostrerà attraverso i gesti. State attenti a ciò che le persone fredde fanno: anche un abbraccio può significare davvero molto. Il nostro piccolo ghiacciolo Tuttavia, in questa eterna lotta fra un tipo psicologico e l’altro, nel tentativo perseverato dall’uno di prevalicare sull’altro, io rivolgo un appello alle persone fredde: perché […]

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Sale a mare. Desiderio per una stella cadente

Mi sveglio con uno strano sapore in bocca come di sangue misto a sale… Penso di aver bevuto dell’acqua salata. Non capisco dove mi trovo, ho solo tanto freddo ed ho i vestiti fradici. Sono nella penombra e sento uno strano odore che punge nel naso… benzina! No: nafta misto a orina, ecco cos’è. Faccio forza sui gomiti e da sdraiato riesco a sedermi. Mi fa male la faccia, ho pochi ricordi, ma è da quelli che devo ripartire. Dalla spiaggia alla barca, un attimo e colpisco la sponda di resina, un piede in fallo, forse un sasso e sono caduto in avanti, ma con le ultime forze sono risalito, pensando al saluto di mio padre, alle lacrime di mia madre. Sento qualcuno che piange, c’è chi invece ha il sopraffiato di chi trema, e c’è anche chi prega. Siamo in tanti, troppi per poco spazio. Qualche bambino strilla perché ha fame. Acqua, tanta acqua, riesco finalmente a mettere a fuoco. Il rumore di fondo che pian piano si sostituisce al ronzio nella mia testa è quello delle onde contro lo scafo. Chi sono persone attorno a me? Hanno gli sguardi pieni di sale soffiato dal vento che si alza dal mare. Segnati da lacrime amare, i loro occhi guardano ovunque ma non si cercano per non dover scrutare la paura nell’altro. Faccio lo stesso, forse più per vergogna. Capisco che non c’è nessuna nuvola sopra di noi, capisco ch’è notte, perché vedo tante stelle brillare. È pericoloso muoverci perché l’imbarcazione sembra essere in equilibrio precario. Ci muoviamo piano, riesco a ricordare il giorno in cui tutto è iniziato, il deserto, le città dove bisognava arrangiarsi, dove un pezzo di pane era una grande risorsa. È passato qualche anno e di molti miei amici non ho saputo più nulla e, purtroppo, di molti ho solo saputo che non potrò mai più rivederli. Ora mi ritrovo qui, con il motore spento perché non vuol mettersi nessuno al timone. Mi dissero che l’Italia sarebbe stata la nostra meta. Penso che arrivato a terra non dovrò fermarmi lì. Voglio raggiungere mio fratello in Francia. Ricordo la sua ultima lettera dove diceva di star male perché seppur circondato da fratelli era da solo contro il mondo. In questo mare una mia lacrima aggiunge sale al sale, perché una stella cadente mi dà speranza… Le lascio una preghiera. Vorrei arrivare vivo perché non sono pronto per essere pasto di questo mare. Vorrei che nessuno più come me debba bruciare le frontiere perché vorrei che non esistessero più i confini… … in fondo siamo tutti fratelli della stessa Terra…

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Un viaggio lontano. Cosa mi regalavi davvero?

Un viaggio lontano Un cielo rosso al tramonto, un viaggio lontano… cosa mi regalavi davvero? Spiagge infinite, la città è lontana, palafitte sul mare, il sole è calato dietro l’orizzonte Le acque arrossate, il colore del bronzo ricopre gli ori del mattino e verrà il turchese a bagnare il cielo. La notte, ah, la notte, dimmi, che notte vivi nelle tue terre? Spingersi lontano, oltre se stessi Tuffarsi nel mare, nel cielo rosso del tramonto, da lì, da quel promontorio, e finalmente rinascere. Lo credi impossibile? No, nel cielo del tramonto delle tue terre tutto riveste la vita Un cielo rosso al tramonto, e quella canzone che continua a prendere il mio ricordo Le stagioni ci stanno aspettando, eppure l’Estate ci sta già attraversando,  ci bagna con le sue onde, le sue lente onde… Ma forse ancora c’è chi non si abbandona Sogni spenti in stanchi passi sulla spiaggia al tramonto, mentre il sole cala al di là del cielo. I loro occhi non comprendono il nostro sguardo già perso nelle stelle. Le stelle, riesci a contarle? Dimmi, davvero riesci a comprenderne il prodigio? E il loro sguardo distratto davvero può pretendere di alzarsi già sazio del mondo? Oh, no, e lo sai Un viaggio lontano Sì, un viaggio lontano, nel tramonto di terre perdute, lontane Cosa mi hai regalato davvero? Un cielo rosso, un tramonto lontano, case azzurre che dormono sopra le onde che dondolano pigramente, e le foglie che nuotano. La notte Vedo acque ed un blu che si perde infinito, sopra le case sul mare e giù nel profondo Una barca è ormeggiata, un’altra scivola lenta e un’altra ancora si spinge nell’ombra, l’ombra della notte. Le stelle brillano e sul piano dell’acqua scivolano lente, insieme al fondo dei legni delle barche, insieme alle onde, insieme ai miei sogni. I sogni, dimmi, che forma dai ai tuoi sogni? I passi stanchi hanno già lasciato la spiaggia, l’orizzonte è puro ora dinnanzi a noi Ora il mare è di chi vuole amare, di chi tuffando le proprie speranze è disposto a sognare Un viaggio lontano, terre lontane, lontana è la città ed il sole che domani di nuovo dal mare ritornerà Un cielo rosso al tramonto, la sera è vicina, la luna i suoi bagliori d’argento dal promontorio e sul mare riflette. La notte è già qui Cosa mi hai regalato davvero? Un suono lontano, un ricordo creduto perduto che ancora giace ineffabile nel fondo della mia anima… Ma lo sento qui nel petto tornato Un viaggio lontano, dimmi, cosa mi hai regalato davvero?

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Quanto è bella l’estate, una bella stagione…davvero

Quanto è bella l’estate, umh? Il sole, il mare, la spiaggia, gli amici, le vacanze, i viaggi… L’estate è proprio una bella stagione, davvero. Una bella pausa dal lavoro o dallo studio e via a immergersi nelle acque cristalline… o quasi, anche lievemente trasparenti vanno bene. Certo, magari è da evitare quella massa schiumosa che s’intravede in lontananza. Oh no… una donna è appena stata punta da qualcosa e tutti iniziano a fuggire. Per fortuna, se il mare non soddisfa, c’è sempre il meritato riposo sulla spiaggia. Ed eccoti lì, disteso sul tuo lettino mezzo rotto (pagato più di due euro) con in mano un libro (sì, esistono ancora) pronto a immergerti in chissà quali avventure. Bella domanda, quali avventure? Di certo non quelle nel libro considerando che appena inizi a ricordarti come si legge, vieni prontamente e brutalmente colpito da una poderosa pallonata. L’aspirante calciatore-killer ti fissa con palese disgusto, urlando di restituirgli il pallone. Con molta fatica ti porti seduto sulla sdraio e, riluttante, gli consegni l’arma del delitto. In quel momento ti rendi conto del perché il ragazzino ti scruta con disprezzo: grondi sudore da ogni singolo poro. In effetti ci sono quarantaquattro gradi all’ombra (merito dell’anticiclone africano denominato Satana l’Infame) e purtroppo il mare è inagibile a causa di qualche mostro marino non identificato che continua a terrorizzare chiunque osi avvicinarsi alla battigia. L’ombrellone è completamente inutile (la sua ombra è proiettata così lontana che neanche la vedi) e intanto ti ritrovi anche a boccheggiare. Quanto è bella l’estate Certo è proprio bella… il caldo soffocante, le spiagge pubbliche inagibili, il mare putrido, gli animali marini inferociti, i venditori abusivi che ti vedono boccheggiare e ti chiedono se ti serve un tatuaggio all’henné raffigurante una balena che sorride, i bagnini che dormono… Ma per fortuna ecco arrivare l’illuminazione. No, non è un colpo di sole… forse. Ti alzi, abbandoni la sdraio arrugginita e vai via, lontano, verso la salvezza. Esci dalla spiaggia e, ancora in costume, t’imbuchi nel primo negozio che trovi per strada. Oltrepassata la soglia entri finalmente in contatto con la beatitudine. L’aria condizionata del negozio ti avvolge e ti abbandoni in un lungo sospiro di goduria. Ma non sei il solo… ti guardi e riconosci alcuni dei bagnanti della spiaggia appena abbandonata. Già, sono tutti lì a godersi l’estate.

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Ho mangiato una persona scaduta

Mi sveglio, apro gli occhi e con essi il frigorifero: trovo uno yogurt scaduto. In preda alla fame più disperata e ai rumori più strambi e forti che uno stomaco possa produrre, armata di coraggio, decido di sfamarmi dell’unico alimento in mio possesso, benché esso sia certamente avariato a causa degli effetti del tempo subiti dallo stesso. Temeraria e paranoica quale sono, ad ogni boccone interrogo il web circa le conseguenze che i microrganismi formatisi nell’alimento avrebbero avuto sul mio organismo, come ogni stolta curiosa farebbe. Nausea, crampi, dolore addominale, sudorazione, vertigini, vomito. Potrei continuare con la stesura degli effetti collaterali ma mi fermo per decenza, poiché credere che uno yogurt andato a male potesse realmente portarmi alla morte sarebbe stato alquanto eccessivo Ma non vi nego che ho temuto anche di poter finire all’inferno a causa del mio gesto decisamente avventato e poco saggio. Non ho avuto la nausea, non ho avuto i crampi, non ho avuto la diarrea, non ho avuto il vomito, non ho sudato! Non ho avuto niente nonostante io stia narrando la mia triste esperienza, prova del fatto che non sono morta: Vivo! Mi sveglio, apro gli occhi e con essi il mio passato: trovo persone scadute. In preda all’amore più esasperato e ai battiti più forti che il cuore possa produrre, armata di buona volontà, ho scelto di nutrirmi dell’unica persona che io volessi, nonostante lei fosse risaputamente andata a male a causa degli effetti degli anni vissuti. Coraggiosa e fiduciosa quale sono, ad ogni bacio dato non ho interrogato nessuno circa le conseguenze che la sua saliva avrebbe avuto sulla mia, come ogni innamorata farebbe. Batticuore, sorrisi, felicità, lacrime, gioia. Potrei continuare con l’elenco degli effetti benevoli ma mi fermo per indecenza, poiché illudermi che una persona andata a male potesse realmente farmi vivere sarebbe stato alquanto esagerato Ma non vi nascondo che ho sognato anche di poter rinascere a causa del sentimento più puro che io potessi provare. Ho mangiato una persona scaduta Ho la nausea, ho i crampi, ho la diarrea, ho il vomito e sudo perché sono a Napoli e ci sono 35 gradi all’ombra. Ho temuto anche di poter morire ma non è successo. Sono sopravvissuta: Vivo! Uno yogurt scaduto nuoce alla salute meno di una persona scaduta. Lo yogurt scade, non può scegliere di non scadere: vittima del tempo, ne subisce ogni conseguenza senza possibilità alcuna di ribellione. Le persone scadono ma potrebbero scegliere di non scadere. Non sono vittime del tempo, sono artefici del proprio tempo e le uniche conseguenze che subiscono sono quelle delle proprie errate azioni nelle quali loro stesse decidono di soccombere. Io non sono uno yogurt, sono una persona. Non voglio mai scadere Non voglio mai scaderti.

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Il bambino sulla spiaggia e quello sul lettone

Il bambino disteso sulla spiaggia sembrava uno di quei pupazzi di gomma che si gonfiano a bocca. Pareva  un bambolotto dimenticato sul bagnasciuga da qualche bimbo dopo una giornata intensa di giochi trascorsa in riva al mare. Le onde fredde del mare del mattino lo scalfivano già da qualche ora ma lui restava immobile, disteso a pancia sotto, con il sederino un po’ alzato. Indossava una magliettina rossa, un pantaloncino blu, le scarpette con la suola gialla e aveva  la testolina piegata sul lato destro del corpo, tonda piena di capelli scuri. Dalla corporatura sembrava anche cicciottello e, anche se in realtà non è stato mai visto in faccia, doveva essere certamente bellissimo. E immobile è rimasto. Per sempre, però. Immobile su quella spiaggia turca, protagonista involontario e inconsapevole di uno scatto che lo ha reso per sempre un’icona indelebile dell’orrore di una delle tante conseguenze della guerra in Siria. Il bambino sul lettone Dopo più di due anni e lontano migliaia di chilometri da quella spiaggia turca, in una mattinata come tante, il bambino disteso sul lettone dormiva placido e beato. Ha solo qualche mese e la fortuna di essere nato in un luogo che, seppur denso di contraddizioni, sfaceli, ladrocini, ipocrisie e ingiustizie di ogni sorta e natura è, in fondo e nonostante ciò, ancora un buon posto nel quale venire al mondo. Fosse solo perché non c’è la guerra. Il bambino disteso sul lettone è il mio ed è così dolce ed indifeso quando passa dalla veglia al sonno, assumendo quella posizione raggomitolata che ispira un mare di tenerezza solo a guardarlo. Per una strana coincidenza, quella mattina, con la sua testolina tonda piena di capelli scuri rivolta a destra e i vestitini blu e rossi, aveva assunto quasi la stessa postura con il sederino in sù nella quale fu ritrovato Aylan. Che strane associazioni di immagini ha prodotto la mia mente in quel nanosecondo in cui ho visto mio figlio in quella posizione. Una sorta di veloce flashback da pugno nello stomaco composto da un’immagine così dolce e da una così odiosa come quella della fine di una creatura indifesa. Un bambino e la morte I bambini e la morte: una contraddizione innaturale, un maledetto ossimoro. Sarà stata la potenza di quella foto scattata in spiaggia, l’impatto emotivo della tragedia dei profughi, le mille paure che a volte attanagliano la mente dei neo genitori ma quella mattina ho pianto guardando il mio bimbo dormire felice sul lettone e pensando ad Aylan, che, al contrario, una vita non ce l’ha più. I genitori del piccolo ritrovato sulla riva del mare alle prime luci fredde dell’alba non lo vedranno più dormire per poi risvegliarsi. Quel bambino morto barbaramente è uno schiaffo in faccia all’umanità, ricca o povera che sia, e si dovrebbe ben riflettere sulla circostanza per la quale nessuno ci assicura che un domani i protagonisti del macabro rituale degli sbarchi dei profughi saranno invertite o quantomeno diverse, se la bella Italia o la mitica Europa diventeranno posti […]

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Baudelaire, la città in mezzo, e poi noi

La città in mezzo Così grande, chiassosa, intrecciata, percorsa da migliaia di grida E poi noi. Mi sei apparso, assiso in un soffio di silenzio, hai fermato il tempo che mi travolge. Mi sei apparso, come fossi un’immagine antica e meravigliosa, come fossi stato tu il padrone del tempo, o creatura celeste: hai fermato il mio tempo, tenera illusione! Avevi un dolore negli occhi, un dolore profondo, ed io bevevo, come  fosse un naufrago il mio cuore, la tua malinconia di tempesta, livido cielo, dai tuoi occhi e naufragando ancora in essi senza più ritorno… Ma fu un attimo La passione è dolore e la tua bellezza fuggitiva restò appena il tempo di un lampo di luce Poi fu. Ci ritroveremo mai, mia bella illusione? Ci ritroveremo mai, ancora, divisi dalla folla che ci allontana, lontani da una folla che disperde nella piazza assordante le sue voci? Incrocerai di nuovo, almeno un’altra volta, il tuo livido cielo ai miei occhi di naufraga? Ci ritroveremo di nuovo seppure inconsapevolmente a condividere un soffio d’eterno racchiuso nel silenzio che la tua anima promana? Attraverserai più queste strade così chiassose, ricolme di vite che ci ignorano? Forse ti avrei parlato di tutti i miei fantasmi che stridono le loro catene sopra il mio cuore ferito, di ogni mia inquieta ora, delle mie notti insonni, di ogni tormento che mi sprofonda nel petto. E ti avrei confessato del mio desiderio vagabondo di perdermi ancora nel tuo cielo livido, nella tempesta che giace nel fondo dei tuoi occhi. Eppure temo che ancora l’ombra dei timori mi assalga e finirò  per tacere. E così perfino la speranza mi guarda attraverso la maschera ambigua dell’inganno e si trasforma in follia! E ho avuto lungo questi attimi lunghi come eterno quei certi versi di Baudelaire per la mente, declinati al mio caso:   La rue assourdissante autour de moi hurlait […] Moi, je buvais, crispé comme un extravagant, Dans son oeil, ciel livide où germe l’ouragan, La douceur qui fascine et le plaisir qui tue. […] Un éclair… puis la nuit! – Fugitive beauté Dont le regard m’a fait soudainement renaître, Ne te verrai-je plus que dans l’éternité? […] Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais, O toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais! […] Ailleurs, bein loin d’ici! trop tard! Jamais peut-être! La città in mezzo. E poi noi.

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Analisi Filologica del testo spot del cono Sammontana 2017

Buonasera la vostra Redattrice preferita vi dà il bentornato al tradizionale articolo estivo per la stagione 2017! Come ben sapete, affezionati Lettori, d’Estate sono tormentata dai tormentoni, ma sono anche Filologo e Critico Letterario per formazione e dunque la mia Natura mi chiama alla comprensione profonda del Testo, tanto più quando esso appare oscuro e di difficile interpretazione… Ebbene sto parlando del tradizionale spot del cono Sammontana, assurto al rango di nuovo tormentone, che da ben 3 edizioni ormai (e dico 3!) fa da sfondo alla nostra “Estate Italiana” di quando guardiamo Beautiful o Il Segreto (quando siamo giustamente a mare con le gambe in ammollo non lo sentiamo). Con l’analisi che mi accingo umilmente a fare ho la nobile intenzione di servire la Scienza e quanti come me quando passa questo spot vorrebbero lanciare il televisore dalla finestra. Mi accingo umilmente a cominciare: “Cara mia estate, gambe da rasare,     – * Io quattro esami, gli altri i selfie al mare. Assaggio tutto: il morbido,  il cremoso, pure la parmigiana…     – NOTA 1 … sarà il nervoso? Voglio un’anatra vegana.     – NOTA 2 Quattro di notte, è arrivato l’arrotino.    – NOTA 3 Ti piacciono i coni?  Cinque stelle al croccantino. Vado in bici come Don Taddeo  – NOTA 4 in pattino col pareo. Partiamo, non partiamo, se mi fai una ricarica prenotiamo. Tienimi stretta estate,  tienimi fra i fagiani.  – NOTA 5 Cinque stelle al croccantino… … tre amiche, i sette nani.  – NOTA 6 Cinque Stelle Sammontana, grazie a tutti per la vostra estate italiana.” *Innanzi tutto una premessa: ricordate il testo precedente? Diceva “Estate è DOVE accadono le cose” a tal proposito ho controllato al catasto delle città d’Italia e non c’è nessun comune, in nessuna provincia di nessuna regione, di nome “Estate”… spiacente di deludervi: non so dove possiate andare per far accadere queste… “cose”. – NOTA 1: si potrebbe obiettare che tale dicitura su cose “morbide” e “cremose” senza specificare quali esse siano potrebbe dare adito a fraintendimenti… ma mi limiterò a dare consigli salutari per la vostra digestione: cari Lettori, meglio evitare di mescolare cose “morbide” e “cremose” di incerta natura con la parmigiana, già pesante di per sé; meglio assaggiare la parmigiana (ché ne vale sempre la pena!) e armarsi di bicarbonato. – NOTA 2: “Anatra Vegana”: questa specie è di incerta definizione. Per documentarmi ho spulciato i cataloghi zoologici scientifici della biblioteca, ma, haime, nulla ho cavato fuori. Così ho ipotizzato 3 possibili soluzioni: a tale specie è molto rara e in via di estinzione b tale specie vive solo a Estate, questo luogo nebuloso e favoleggiante che non c’è sulle carte, ma alla seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino te lo trovi di fronte c tutte le anatre sono vegane, dato che non s’è mai vista un’anitra nutrirsi di hamburger, hot dog e lombo di manzo arrostito. – NOTA 3: l’arrotino non passa alle 4:00 di notte… se lo facesse credo che come minimo la brava gente che a quell’ora dorme gli rovescerebbe in […]

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