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Eroica Fenice

Andare. In direzione ostinata e contraria

Che ci fai qui in mezzo a noi? Sembri piovuto per caso da un altro pianeta. Sei quello che la maggior parte delle persone definirebbe “strano”, sei quello che non si veste alla moda, quello che cammina sbilenco e incurvato. Non sei per niente bello da vedere, anzi, sei talmente bizzarro che la gente intorno a te non trattiene i risolini e i sorrisi beffardi. E poi ci sono le tue convinzioni. Ti intestardisci su cose che ormai non interessano più a nessuno, ti ostini a non voler seguire i consigli e le perle di saggezza  delle persone normali, di quelle che, sì, sanno come va la vita e ti degnano dei loro sguardi saccenti. Per gli altri le tue sono idee assurde, bigotte, antiche, ma se si capovolgono i punti di vista sembrerebbero troppo anticonformiste, blasfeme,  in ogni caso “troppo” per occhi che non sanno vedere oltre.

I giudizi e le critiche ti fanno male, ma non più di un pugno allo stomaco. Non ti difendi perché sei abituato a portare pesi sulle spalle, sai come continuare a camminare sotto la pioggia senza bagnarti. Non sei capace di provare rancore per chi ti deride e ti giudica. Non ti vuoi difendere, ma non perché sei un debole, forse perché lo scudo non ti serve. Quando le persone “normali”, quelle che non sono come te, ti scherniscono, hai quasi paura di spendere parole. Non per paura di far male a te, ma per il timore di far male agli altri. La tua non è ingenuità o poca dignità, è capacità di fluire, di lasciarti scivolare la vita addosso, di rispettare in modo quasi devoto te stesso e gli altri. Tanto tu hai il tuo di mondo, che ti importa? Poi ti piacciono le poesie. A chi piacciono oggi le poesie? Le poesie le scrivono due categorie di persone: gli ostentatori, quelli  “modaiolamente” sensibili e i patetici romantici, quelli che hanno dovuto farci i conti faccia a faccia, con la loro sensibilità. La differenza è che i primi l’arte, la cultura e la poesia la pensano, la costruiscono e progettano a tavolino, vantandosi del loro animo sensibile. Ma l’arte non si pensa, il sentire non lo si compra. Tu e quelli come te, probabilmente non sarete mai intellettuali, artisti, poeti. Sarete sempre e solo patetici ignoranti e romantici, ma intanto sentirete più di loro. 

Ma dopo tanto fiato sprecato, tante energie buttate al vento per distinguersi, mi sorge un dubbio: il volersi distinguere non è forse sintomo di una triste omologazione? Sei tu quello strano? Sarà, però io provo tristezza nell’ osservare quegli altri, i giudici supremi che si imbellettano e si riempiono la bocca di belle parole e l’anima di un bagaglio culturale e umano fittizio, fatto solo di apparenza. Quanta tristezza provo nel vedere tanta superficialità, nel percepire il vuoto. Ma quel vuoto non è il tuo, tu trabocchi di colori.

Il vuoto è di chi pensa di avere le risposte, di chi è convinto di essere a due passi dall’illuminazione. Tu non sei mai stato sotto i riflettori ma brilli di umanità, quella vera. Un certo cantautore mi perdonerà per questa interpretazione della sua “Smisurata preghiera”, ma a volte chi va controcorrente non è necessariamente un ribelle o un eroe, è chi ha la forza di andare nonostante tutto e tutti. A tutti quelli che dall’alto della loro normalità provano ad azzerarti, ad annullarti, io dico: continuate a viaggiare a senso unico, in quell’ unica direzione che conoscete. Io invece ammiro chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità”. 

– Andare. In direzione ostinata e contraria”-

Andare. “In direzione ostinata e contraria”