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Eroica Fenice

Assegnatario non idoneo

Programmare ogni secondo della propria giornata. Frazionare i minuti. Suddividere blocchi di pagine da terminare improrogabilmente in quel lasso di tempo. Tutto ciò per poter poi andare a lavorare. Lavorare ogni giorno per strappare con i denti il diritto di  poter essere studente. Questa è la conseguenza del peggior regalo di Natale degli ultimi anni.

Assegnatario non idoneo. Tre parole bastano a capovolgere ogni piano e ad intensificare le ore di lavoro per poter avere quel gruzzolo che ti autogarantisce il diritto allo studio e sul quale speri di poter poggiare in quello che, a breve, sarà il tuo primo di tanti anno da disoccupato.

Assegnatario non idoneo è un’etichetta che sa quasi di beffa, uno strano limbo tra i pochi eletti e gli stormi di studenti “non meritevoli” neanche di considerazione da chi preferisce investire in treni super veloci piuttosto che nella formazione delle menti del domani.

“Uno vergogna” è l’unica espressione che può descrivere i tagli all’istruzione che il nostro Governo, chiunque ne sia a guida, sta compiendo. L’ennesima batosta che, purtroppo, sappiamo tutti non sarà l’ultima, è rappresentata dalla drastica diminuzione delle borse di studio erogate dagli enti per il diritto allo studio.

Ciò comporta che i diritti di cui usufruiamo, ormai, sono solo le briciole di ciò che che dovrebbe essere concesso a quella che è doveroso considerare una delle categorie più importanti della società di un paese: gli studenti.

E così in un mondo in cui un titolo di laurea non possiede neppure più la concretezza del pezzo di carta, ridotto com’è ad una striscia d’inchiostro digitale in curriculum sempre più simili a liste della spesa, l’università vive un doppio paradosso: il non consentire a tutti di accedervi nonostante difficilmente riesca a rappresentare un elemento distintivo nel campo professionale.
Tutti i candidati di quella incredibilmente umiliante graduatoria si assomigliano e proseguono, consapevoli e rassegnati, sullo stesso gommone che imbarca acqua ad ogni onda, un viaggio senza meta, senza certezze a cui aggrappasi.

Tra i marinai più disperati, ma forse anche più coraggiosi ci siamo noi, che, nonostante le tempeste che sapevamo si sarebbero scatenate contro, abbiamo scelto di intraprende il difficile cammino delle humanae littarae.

Nessuna Itaca, nessuna Penelope all’orizzonte ma solo tanto vento e onde per noi schizzinosi del 2013 che tra Bond, Imu e Spread cerchiamo ancora di trovare un senso alla cultura. Un senso che trascenda dalla nostra inattuale passione per la conoscenza che profuma terribilmente di un volo tanto folle che nemmeno Ulisse sarebbe disposto a fare.
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