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Eroica Fenice

I bambini non sono più quelli di una volta?

I bambini non sono più quelli di una volta, ora sono cosi viziati ed abituati ad avere tutto.”

Quante volte avete sentito frasi simili anche solo di sfuggita in conversazioni tra mamme esaurite e nonne stanche in autobus o per strada?
Se c’è una cosa che ho imparato in questi ultimi mesi trascorsi a stretto contatto con i bambini è che tutto è molto diverso dal luogo comune che ci viene spesso propinato. Si tratta infatti di una base di verità sulla quale si è però costruito un clichè quasi mitico come il classico “non ci sono più le mezze stagioni” o quello onnipresente “ai miei tempi”, tormentone adatto a ogni situazione. Per qualche tempo ho creduto a questa favoletta nostalgica e lamentosa perché non avevo alcuna dimestichezza con i bambini e mi limitavo a dare ascolto a chi aveva molta più esperienza di me. Poi però ho imparato a conoscere i bimbi e a riconoscere nel luccichio dei loro occhi la stessa luce che dovevo avere io negli occhi da bambina. Allora ho capito una cosa: che non sono i bambini a essere diversi rispetto alle generazioni precedenti. Siamo noi ad essere cambiati. Siamo noi adulti a non saper più riconoscere il valore del tempo, della natura, dei piccoli gesti e delle cose semplici, a non saper più apprezzare una passeggiata all’aria aperta, a non riuscire più a fare una conversazione senza gettare lo sguardo sul nostro smartphone per più di dieci minuti, siamo noi, che, stanchi di raccontare storie e di far lavorare la nostra immaginazione, abbiamo spesso messo i bambini davanti a un gioco o un video su un iPad.  Siamo noi  adulti che spesso abbiamo abituato fin da piccoli i bambini a vivere in un mondo di plastica, giocattoli e intrattenimenti alienanti allontanandoli dalla realtà, noi che abbiamo rinunciato a raccontargli la bellezza e la magia del mondo, noi ad aver deluso  la loro voglia di imparare, sognare, immaginare e scoprire.
Noi così distratti, così impegnati, così multitasking, così tecnologici e impazienti da non renderci conto che i bambini sono sempre gli stessi, che io e mia madre probabilmente non eravamo così diverse dai bambini moderni all’età di 5 o 8 anni. Cambiano i contesti, questo è ovvio. Ma ci sono cose che non cambieranno mai e alle quali spesso non facciamo caso. Non cambia il modo di guardare il mondo che hanno i bambini, quello stupore per la natura, per un gatto che attraversa la strada, un passerotto o una foglia caduta a terra, non cambia la loro sincerità e ingenuità, non cambia la furbizia e l’estrema fragilità, la curiosità e l’intelligenza di domande che non ti saresti mai aspettato. Non muta quell’affetto incondizionato e senza filtri dimostrato con sguardi, sorrisi, disegni e parole, non muta quel “ti voglio tanto bene” o “posso darti un bacino?” che ti colpisce all’improvviso, ti spiazza completamente e in un attimo distrugge il muro di cinismo che tanto hai faticato a costruirti negli anni come protezione. Non cambieranno mai quelle risate e lacrime, l’amore per i colori, la passione per il gioco e per l’aria aperta, quell’incoscienza e quella irrequietezza che li porta a non avere percezione della stanchezza e del pericolo, il gridare e parlare senza contegno, la fantasia, i capricci. Rimane unica e sempre identica l’atmosfera che si crea quando leggete o raccontate una storia ad un bambino, l’emozione che un bimbo prova la prima volta che va a casa di un compagno, facendo l’albero di Natale o giocando con le onde in riva al mare.

E allora forse, ogni tanto, dovremmo lasciarci guidare dalla loro sensibilità e dai loro occhi, farci insegnare dai bambini a riscoprire il valore della bellezza e della natura che ci circonda, riscoprire quella sincerità e quella spontaeità che ci siamo dimenticati di avere ma che-  si spera- non abbiamo mai perso.

– I bambini non sono più quelli di una volta? –

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