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Cagliari-Napoli. Un biglietto andata e ritorno (II)

Parte II: LA GENTE

Il pregiudizio e Le facce indiscrete dei Napoletani

Vi è mai capitato di avere come l’impressione che qualcuno ti scruti e voglia incontrare per un istante impercettibile il tuo sguardo? Ecco, questa è la sensazione che ho provato tante volte camminando per i vicoli di Napoli. È strano, ma l’empatia che provo con le persone di questa città è impressionante. Vai a comprare il pane e il panettiere ti fa una battuta (che puntualmente non capisci), al supermercato le signore commentano con te i prodotti in offerta con tono minaccioso, il signore seduto all’entrata del vicolo dove abiti ti consiglia di correre a casa “che la pizza si fredda”. La cosa è inquietante, ma mi piace. A Napoli “esisti”, non è come in altre metropoli, dove nessuno ti nota, dove ti senti spersonalizzato. Se hai un accento come il mio, qui non passi inosservata. -“Sei siciliana?”- “scommetto che vieni dal Salento”- “da che zona della Calabria vieni?”.

I napoletani mi hanno incuriosito da subito, soprattutto i loro visi. Questo è un discorso a parte. Non posso fare a meno di osservare la gente per strada: occhi vispi, ridenti, furbi, curiosi. Ho visto poche volte facce così teatrali ed espressive. Quegli occhi, se li vedi, non puoi dimenticarli. Sono sguardi profondi, per certi versi mi ricordano gli sguardi fieri e orgogliosi delle donne sarde, delle nostre nonne sarde. Allo stesso tempo però, sono sguardi che celano qualcosa di indefinibile. Sono un misto di ironia e sofferenza. Forse sono io che viaggio troppo con la fantasia, ma gli occhi dei napoletani mi fanno pensare ad un modo tutto particolare di affrontare la vita. Io ci leggo una saggezza che solo chi sa “prendere in giro la vita” può avere. Sono convinta che negli occhi dei popoli si possa leggere meglio che dai libri di storia. L’umanità e l’autenticità dei napoletani non possono essere capite da chi li schifa, li etichetta come cafoni maleducati e ignoranti sulla base di dubbie classificazioni antropologiche. Il pregiudizio, quello sì, è figlio dell’ignoranza, ed è ben lontano dalla dignità e dalla stupenda energia che emana questo popolo. “Napoli è pericolosa, è violenta. E una città di delinquenti e imbroglioni”. Quando sono arrivata a Napoli mi hanno talmente spaventata che pensavo di dover morire colpita da un proiettile da un momento all’altro. L’unica cosa che mi ha colpita da quando sono qua, invece, non sono stati i proiettili ma le dicerie e la malignità della gente. Ho imparato a sentirmi sicura, a evitare i pericoli pur essendoci in mezzo, come in qualsiasi altra parte del mondo. Ah, e i napoletani il più delle volte sono gentili con le donne, in particolare se non sei proprio orrenda.

Forcella e i Quartieri Spagnoli non sono solo zone off limits, sono anche i cuori pulsanti della città, le arterie dove scorre il sangue. A volte per la violenza, altre per la vita che c’è dentro. Chi giudica e mette alla gogna un popolo, lo deride, lo umilia, è semplicemente chi non vuole vedere oltre, chi si rifiuta di capire che il male è complementare al bene, il buio alla luce, la tristezza alla felicità. E se la vita è fatta di contraddizioni, allora Napoli è metafora della vita, e se la vuoi la devi accettare nel bene e nel male. Io qui ho imparato a vivere davvero la gente, a tollerare e apprezzare le differenze, a non giudicare senza prima comprendere. Ho avuto modo di vedere con i miei occhi situazioni difficili, persone che portano sulle spalle croci che nemmeno immaginiamo e ho capito che il loro modo di vivere come possono, di affrontare la vita, va oltre qualsiasi giudizio. Se la cultura e l’emancipazione è quella di chi pensa di essere superiore perché ha studiato sui suoi bei libri, ha avuto un’educazione costruita su luoghi comuni e banalità, allora non la voglio! Se la possono tenere. Preferisco il sorriso di un “ignorante”, preferisco l’umiltà all’arroganza, preferisco l’autenticità alla superiorità, preferisco il pescivendolo della Pignasecca, scelgo la signora che vende sigarette a Forcella. Preferisco un saluto caldo ed energico in dialetto ad uno freddo in italiano perfetto.

Cagliari-Napoli. Un biglietto andata e ritorno