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Eroica Fenice

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Cagliari-Napoli. Un biglietto andata e ritorno (III)

PARTE III: ODORE DI NEAPOLIS

I vicarielli

I vicoli, appunto. I vicarielli di Napoli sembrano essere vivi. Vibrano, puoi sentirli. All’inizio mi facevano un po’ paura, sono bui, stretti e sulla strada si affacciano le vecchie finestrelle e porticine dei “vasci”. Quando passo per le stradine del centro storico, mi viene voglia di sbirciare dentro gli enormi portoni ad arco di palazzi così antichi che se ti fermi ad ascoltare sembra respirino affannosamente come vecchi stanchi.

I fili con il bucato steso vanno da una finestra all’altra e sembrano tante bandierine colorate. Sembra un mondo a sé, hai la sensazione di fare parte di un ecosistema che nel suo caos è perfettamente ordinato. Adoro le mattine soleggiate a Napoli, hanno il potere di cambiarti l’umore. Quando c’è il sole le persone sono allegre, l’atmosfera ti stordisce, anzi ti inebetisce e non puoi fare a meno di sorridere e soprattutto di mangiare. Mangiare ovunque tu sia. Ogni cosa è colorata, ogni cosa è disordinata. II Decumano freme come se avesse una vita propria, lo senti vibrare e non puoi fare a meno di notare che la gente corre ma non ha fretta. Dietro ogni angolo c’è qualcosa da scoprire, ogni vicolo nasconde tracce di una storia che a Napoli si sente ancora, non la si immagina guardando antichi monumenti ormai privi di vita. A Napoli la storia vive, ogni pietra di questa città è parte di un insieme più grande fatto di palazzi, statue, porticati, persone. Napoli non è una città preconfezionata per turisti, è così com’è. Per le sue strade la storia non la leggi dalle guide turistiche, la annusi, ed è un odore che sa di Grecia, di Medio Oriente, di Africa. Neapolis. Se ti sforzi un po’ mentre passeggi per i tribunali la puoi vedere e toccare con mano, rivive nelle bancarelle per le strade, nei commercianti che gridano, nella Tammorra, nei tamburi, nei canti popolari. A Napoli non c’è scampo. Se sei lì non puoi essere spettatore, puoi solo viverla. Per quanto mi riguarda, Napoli è un posto che ti entra dentro e ti assorbe, e tu non puoi farci niente. La puoi odiare o amare, ma non ti lascia indifferente. Anche se capiti lì da studentessa non puoi fare a meno di interessarti alle sue tradizioni o di canticchiare le canzoni popolari. Ora, dopo circa un anno, canto a squarciagola la Tammurriata Nera (anche se con “un accento rumeno”, come mi fanno simpaticamente notare le mie coinquiline) e vado matta per i balli e i canti del Sud.

Sarà perché ho sempre preferito i colori al grigio, il caos all’ordine, le sensazioni alla razionalità, il caldo al freddo. Sarà che i bambini che giocano a calcio per le strade mi fanno simpatia, sarà che Maradona vicino alla Madonna è buffo, che Mammà è sempre mammà e che San Gennaro ha la faccia gialla. Sarà anche che non potrò mai capirla fino in fondo, anche perché non mi piacciono le sfogliatelle, e questo è un sacrilegio! Ma a me Napoli piace, mi affascina tutta l’arte e la cultura che ha prodotto questo popolo così particolare, conosciuto in tutto il mondo. Mi piace anche perché come tutte le cose belle della vita non si possono spiegare. Non so perché amo Napoli, so solo che è una città che si può solo sentire, e non con le orecchie. Se decidi di aprirti a lei, non ti lascia più andare via, ti ripaga di tutto, della tristezza, della lontananza, della nostalgia, dell’assenza delle persone care. Ti rende tutto con una gratitudine immensa. E se non la si vuole sentire, allora non la si può nemmeno giudicare. Penso che lei si sveli solo a chi ha il coraggio di entrarci dentro fino a in fondo. Mi immagino Napoli come una bella donna: sensuale, affascinante, ma anche insidiosa, tenera e dispettosa allo stesso tempo. Sì, Napoli è per me un’altra isola, è esattamente tutto ciò che vorrei trovare dall’altra parte quando lascio la mia. Io non ho potuto opporre resistenza e forse non ho voluto. So solo che essere sarda a Napoli è follemente bello e che quel biglietto Cagliari-Napoli lo rifarei ancora.

 Cagliari-Napoli. Un biglietto andata e ritorno