Seguici e condividi:

Eroica Fenice

napoli

Cagliari-Napoli. Un biglietto andata e ritorno (I)

 PARTE I: L’ARRIVO

Memorie tirreniche e traumi partenopei

Sono nata in un’isola. Sì, bisogna specificarlo perché l’essere isolano è una condizione a parte. Tutto si amplifica. I legami si ingigantiscono, la distanza si dilata, le mancanze si fanno assenze e i vuoti sono difficili da colmare quando nasci con quell’ unico orizzonte davanti agli occhi, il mare. Forse è proprio questo il motivo per cui ai miei nonni è sempre sembrato tanto difficile raggiungere “il continente” e vedere i propri figli e nipoti andare via. Sono arrivata a Napoli circa un anno fa, il 9 gennaio. Sono partita con tutte le mie cose dentro a poche valigie e la mia famiglia si è radunata fuori da casa per salutarmi.

Il viaggio in nave è estenuante. 14 ore di traversata. Parti alle 7 di sera e arrivi alle 9 del mattino. A differenza dell’aereo, la nave non ti catapulta subito dall’altra parte. La nave si allontana piano piano e ti fa vedere il porticciolo di Cagliari sempre più piccolo e quando lasci per la prima volta casa, ti viene voglia di buttarti giù e tornare a nuoto, ti viene voglia di dire: “Stavo scherzando, io non ci voglio andare a Napoli!”. Napoli. Sapevo poco di quella città e quel poco non era nulla di buono. Il motivo per cui ci stavo andando era L’Orientale. Volevo studiare l’arabo o il cinese. Perché no? Insomma le lingue occidentali mi stavano strette. Ho sempre pensato che per studiare le lingue straniere bisogna avere una mente flessibile. Non si tratta solo di imparare parole e strutture grammaticali. Si tratta di cambiare completamente prospettiva ed entrare in modi di pensare e concezioni del mondo totalmente diverse. Che fosse una premonizione? Al risveglio ti trovi davanti ad una città immensa coricata sotto una montagna blu. Affacciandomi sul ponte della nave ho avuto la sensazione di essere osservata. Il Vesuvio è imponente: sembra ti guardi. È inquietante e paterno allo stesso tempo. Appena metti piede a Napoli, vieni immediatamente investita da migliaia di sensazioni contrastanti. Il traffico è troppo, il disordine è troppo, la gente grida troppo. Insomma, tutto è troppo a Napoli. La parola che descrive meglio questa città è decisamente e meravigliosamente troppo.

Problemi di comunicazione. LA LINGUA

Il napoletano. Studio il turco ma non so perché il napoletano non mi entra in testa! Quando sono arrivata, è stato un problema non da poco e questo perché i napoletani sono convinti che tutti li capiscano. Per me questo è apparso subito bizzarro, dato che noi sardi siamo consapevoli dell’incomprensibilità della nostra lingua. Ebbene, io e il napoletano abbiamo avuto vari problemi. Le prime volte era un’incomprensione bilaterale: io non capivo loro, loro non capivano me. Sono sicura che il salumiere avrà pensato che fossi sorda o che avessi problemi di comprendonio. O peggio che fossi cretina. All’inizio quella cadenza ritmica faceva fatica ad entrarmi nelle orecchie, ancor più perché ero confusa dagli accenti delle mie coinquiline. Calabrese, abruzzese, pugliese, campano: un bel mix.

In seguito, con gli amici, sono iniziate le lezioni di napoletano. Al’inizio mi facevano dire le parolacce per poi prendermi in giro per il modo con cui le dicevo. Poi ho iniziato ad usare qualche parola o espressione napoletana anche quando non c’entrava nulla solamente perché mi piaceva. Dopo qualche mese, ho cominciato ad abituarmi, a capire i napoletani quando parlano in italiano e addirittura in napoletano e ho iniziato a riconoscere gli insulti. Quando si vive un’esperienza fuori, che sia in un’altra regione o in un altro paese, penso che una delle cose più belle e soddisfacenti sia adattarsi al modo di parlare degli altri, capire ciò che si dice ed entrare automaticamente in un meccanismo che ti permette di sentirti finalmente parte di un luogo. Poco a poco quell’accento, che prima mi sembrava rumoroso, è diventato armonioso e melodico e, infatti, quella cadenza ritmica e scandita non è altro che il risultato di diverse influenze (greco, latino, spagnolo). Ora come ora l’unica cosa davvero impossibile è decifrare le urla delle signore che rimbombano nei vicoli da un palazzo all’altro.

 Cagliari-Napoli. Un biglietto andata e ritorno