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Eroica Fenice

Cara Matilde, buon compleanno!

Cara Matilde,

getto con un moto d’impazienza su questo foglio di carta stropicciata le mie ultime impressioni come donna e come scrittrice sul tempo in cui la nostra città si ritrova a vivere… più di un secolo e mezzo è trascorso dalla tua nascita in una terra mitica e distante dalle sponde di Partenope, distante eppure così intima con la nostra civiltà e il nostro modo d’essere. Un secolo e mezzo che pare trascorso inutilmente, dove i picchi di emancipazione e civiltà toccati grazie anche alla tua esemplare opera di giornalismo sul campo, al costante lavoro di editoria, alla creazione ex novo di un quotidiano, diretto per giunta proprio da te una donna, in tempi in cui il maschilismo era una prerogativa insindacabile. Perchè, vedi, cara Matilde, il tempo con Napoli non è stato galantuomo, nemmeno con le napoletane.

Ci ritroviamo incastrate in una società ostile, in un carosello di voci e di strepiti che riverberano il malcontento generale vissuto in città. i problemi endemici della città negli ultimi tempi non hanno trovato battuta d’arresto: la disoccupazione morde, soprattutto le donne restano indietro, nonostante anni di studio alle spalle, e la violenza che subiscono quasi quotidianamente sembra inarrestabile. E la cultura, quel faro che dovrebbe aiutare a illuminare il nostro percorso di vita, qualsiasi esso sia, ha subito nei recentissimi accadimenti tristissime vicende: un museo e una fondazione incendiate da mani piromani, uno schiaffo in pieno volto alle aspirazioni delle nuove generazioni. ogni istante che passa ci si rende conto di quanto è gravosa questa risalita, e pur cercando appigli e ausili, l’orizzonte appare comunque fosco, così come il mare in burrasca.

Servirebbe un capovolgimento di valori, una scossa di volontà intima e profonda, un rivolgersi verso nuovi e più alti ideali. Ma questa speranza, questo desiderio, che alberga sopito in ognuna di noi, madri e figlie di questa città, sirene dai mille occhi e dalle infinite voci, deve essere alimentata! Perchè lo dobbiamo a noi stesse, soprattutto, ma innanzitutto a te, che hai mostrato a modo tuo la strada, l’hai tracciata e l’hai seguita sino alla fine. Sperando che questa scintilla di riscatto si riannidi nei nostri cuori, il mio pensiero oggi va anche a te, che sei stata alfiere e strenuo baluardo di Partenope in ogni momento della tua vita.

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