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Eroica Fenice

C’è un senso nel non senso?

A volte penso che non ci sia nulla che abbia senso…

Persone che vanno, ombre che restano, minuti che corrono e io non mi capisco e osservo…

Mi affanno a trovare significati che non esistono in episodi casuali che non hanno reale sostanza ma godono solo di attimi di eternità in cui manifestarsi e resto senza niente quando non capisco il criterio con cui la vita si esprime…

C’è una dannata assenza di logica nel dedicare momenti della nostra vita a cose apparentemente utili ma di fatto inconsistenti per il nostro benessere e a considerare le nostre visioni, le nostre illusioni e le nostre credenze più reali della realtà da cui derivano.

Sono completamente convinta del fatto che sia la nostra testa a dare valore alle cose che ci accadono. È il nostro pensiero che ha il controllo, che decide se qualcosa può toccarci o meno, che dà senso alle cose che ci accadono ma non c’è spiegazione al nulla.

La nostra testa perde potere quando il nulla ti avvolge e non sai individuare la ragione che ti porta ad essere circondata dal buio in tutte le sue forme. E tu ti senti senza forma, senza corpo, agisci ma i tuoi gesti sono manchevoli di manifestazione tangibile.

Se perdessimo il controllo, chi o cosa assumerebbe l’onere di svelare quello che siamo? Quello che sentiamo? Quello che esprimiamo… col sorriso che non trasmette luce, con le urla senza voce, con gli sguardi senza occhi. O quello che teniamo nascosto, mozzando il respiro tra le labbra per non far sentire i singhiozzi.

Il tempo non guarisce nulla. Impari solo a recitare meglio. A dare più convinzione alle tue azioni, più decisione ai tuoi gesti, più forza alle tue intolleranze.

E poi arriva il momento in cui ti snervi della recita e vuoi solo respirare…

Cerchi disperatamente fuori-da-te cose che ti mancano dentro… e sei destinato a non trovarle. E lo sai che non le troverai perché se ti mancano non le puoi ottenere al di fuori del tuo IO. Ma il tuo IO è stanco di fare tutto da solo. Soprattutto di ricucire strappi senza ago e filo. Solo con l’aria…

O forse il segreto è tutto lì… a ricucire strappi che il nostro cervello identifica come strappi ma che, nell’eterna infinità delle cose, non sono che inezie, sanabili anche con l’aria.

E allora cambiamo prospettiva e guardiamoci intorno…

Tutta quest’immensità di gente affannata, complicata, impegnata mi riempie la visuale… e io mi ci ritrovo in mezzo, senza capire il reale motivo della mia presenza, del mio esistere a discapito di chi invece non c’è più e di chi tra qualche secondo, da qualche parte del mondo, chiuderà gli occhi.

E allora, se niente ha senso, tanto vale prenderci un po’ di tempo per godere della vista delle nuvole bianche nel cielo, della cioccolata calda nella tazza fumante, della frescura delle gocce di pioggia sulla pelle surriscaldata.

Tanto vale permetterci di essere piccoli e miseri e fragili e umani… e di sentire troppo e troppo a fondo ogni singola cosa ed essere incapaci di esprimere quello che vediamo nei nostri occhi senza pupille e quello che sentiamo col nostro cuore senza battito.

E possiamo far spalancare le ali a quella parte di noi che, se potesse, passerebbe attraverso il corpo, le pareti della stanza, la bolla della forma, perché è maledettamente forte…. forte per l’impossibilità di essere vista e imprigionata e per la consapevolezza della prospettiva limitata di sé che la realtà dà all’essere umano quando questo sceglie di dargliela vinta e di sentirsi più forte degli altri, pretendendo di salire la scala senza neanche guardare il primo gradino.

Quante cose ci perdiamo tutti i giorni.. a volte perdiamo noi stessi per rincorrere banderuole mendaci che, appena afferrate, ci lasciano più vuoti di prima. E allora voglio girare su me stessa come una girandola impazzita, circondata da luce, bellezza, vento e gioia. Almeno avrò riso, avrò chiuso gli occhi e avrò immaginato per il tempo di una giravolta che il mondo era bello come quando giocavo da bambina.

Il miglior regalo che posso fare oggi a me stessa e a chi non c’è più ed avrebbe voluto esserci al posto mio. L’unica cosa che abbia senso.