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Eroica Fenice

di fondo e di tinta evi

Di fondo e di tinta

Non ho mai compreso a fondo il senso del fondotinta. Non sono solita truccarmi, non perché io apprezzi particolarmente il mio volto o non veda abbastanza difetti sulla mia pelle; semmai non uso polveri quasi magiche e lozioni varie ed eventuali per l’esatto contrario, perché mi si veda bene in faccia, si comprenda immediatamente la struttura della mia copertina. Il termine “Truccare” tra i suoi significati possiede anche questo: modificare, alterare per rendere irriconoscibile o perpetrare un inganno. Dunque, perché dovrei modificare la mia faccia? Perché rendermi irriconoscibile? Perché ingannare? A venticinque anni non credo servano molti trucchi. Apprezzo il kajal, perché non mi trucca gli occhi. Gradisco il mascara, perché non mi trucca le ciglia. La mia faccia non muta, usando questi trucchi. Mai vorrei truccare la mia bocca: che senso hanno i finti sorrisi? Mai avrei la costanza di ricoprire di qualcosa le mie palpebre già abbastanza colorite. A venticinque anni non sento la benché minima esigenza di mascherarmi. La mia pelle chiara dev’essere vista per ciò che è e dev’essere noto a tutti che qualora dovessero vendermi in un supermercato, starei ben disposta nel banco dei latticini. Voglio che mi si veda il brufolo sul mento e che la sua presenza renda evidente agli occhi altrui il fatto che ho abusato di cioccolato. Voglio che le mie notti insonni, le mie lotte che mai riposano, siano tangibili nelle occhiaie che mostro al mondo con orgoglio e fierezza, come a dire a chiunque che anche questa notte non ho dormito e ho fatto a botte col cuscino. Voglio le rughe e le voglio a venticinque anni.

Perché truccarsi? Amo le mie rughe, non mi servo di fondo e di tinta.

Non gradirei certamente dei solchi in volto nei quali magari potrebbe scorrere l’acqua, non sto chiedendo a madre natura dei canali; ma le rughe d’espressione, quelle piccole piegature della pelle che permettono di mostrare le pieghe interiori alle quali sei stato soggetto, le vorrei. Le gradisco ai lati della bocca, perché magari i sorrisi sul mio stolto volto in questi anni hanno abbondato, le capisco ai lati degli occhi, se per la meraviglia li ho spesso spalancati, le concepisco nei punti in cui non dovrebbero prender forma in giovane età e invece si sono formate. Le rughe d’espressione si formano perché ti sei espresso, perché il tuo volto è stato espressivo e se il tuo volto è stato espressivo, la tua espressione è stata vista. Voglio che mi si legga in faccia se ho toccato il fondo, non voglio esser tinta. Voglio che i miei pensieri siano incorniciati da un reale sfondo, non voglio esser finta. Dunque, oggi, a venticinque anni, io dico un netto no al fondotinta. Le maschere le lascio al carnevale, ai bambini che non ne hanno neppure bisogno, agli adulti che non sanno piangere neppure affettando uno scalogno.