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Eroica Fenice

Dovremmo avere tutti delle pareti

Non so voi, ma io ho sempre avuto un indefinibile rapporto con le pareti. Lo reputo indefinibile poiché dispongo di un’inadeguata quantità di aggettivi utili a descrivere queste mura alte e bianche che in qualsiasi luogo chiuso, mi circondano. Ma voi vi siete mai soffermati a pensare alle pareti? No, perché a me capita sempre più spesso di farlo. Le pareti sono quattro, sempre. In alto ce n’è un’altra ma data la sua posizione privilegiata e la vicinanza al cielo pretende e gode di esclusività di nome: lei è soffitto, ma questa è un’altra storia, così come quella di pavimento.

Mi chiedo dunque, ma chi ha deciso che dovessimo passare le nostre esistenze racchiusi tra quattro mura e non tre? Chi è stato a decretare che non si potesse vivere in un triangolo piuttosto che in un quadrato? Non ho scelto io questa geometria dei miei spazi; magari vorrei vivere in un bel triangolo isoscele e invece mi ritrovo a mangiare in un quadrato equilatero, a dormire sonni rettangolari. Anche Renato Zero dice che effettivamente il triangolo non l’aveva considerato e credo che tali note abbiano allietato notti insonni di architetti poco svegli divenendo il loro modus vivendi in quanto a progettazioni di case. Così, ogni qualvolta sto per cambiare dimora, mi siedo al centro della stanza e mi guardo intorno. Cerco dettagli inesistenti sul bianco che mi circonda, ricerco crepe, fessure, muffe, spero che sia rimasto impresso qualcosa di me su di esse. Ma non c’è nulla; solo ragni fedeli, ragnatele fidate e collezioni di defunte zanzare che mostro con orgoglio ai visitatori. Eppure ne hanno viste di tutti i colori, sono divenute pesci quando sarebbero potute essere altoparlanti, hanno avuto occhi quando il buio impediva ad altri di vedermi. Siamo soliti amare chi ci circonda, diamo noi stessi alle persone che ci stanno accanto. Beh, trovate tanto anomalo il fatto che io ami le pareti? Loro ci sono, sempre. Non mi giudicano se non ho fatto la ceretta a gennaio e ho assunto le sembianze da scimmia, non mi deridono se durante la notte do libero sfogo alla soave melodia della mia aerofagia, non hanno pregiudizio alcuno su chi ospiterò tra le lenzuola. Che poi avessero assistito solo ai miei giorni, fossero state ricoperte solo dai miei poster, avessero sentito solo la mia voce, visto i miei libri e i miei calzini leopardati, sarebbero state pure fortunate! Le pareti vedono più di quanto vediamo noi nelle nostre vite, le pareti sopportano più di quanto sopportiamo noi: le pareti non devono crollare. Quando invecchiano, quando proprio non ce la fanno più, al massimo si concedono il lusso di dichiarare disfatta ingiallendo. Le pareti sono eterna carta bianca, carta che resta bianca nonostante su di esse scriviamo le nostre storie, invisibili agli occhi altrui ma mai ai loro.

Dovremmo avere tutti delle pareti.

Dovremmo avere tutti delle pareti