Seguici e condividi:

Eroica Fenice

e luntano se ne va Pino Daniele

…E luntano se ne va…

…e luntano se ne va tutt’a vita accussì, e t’astipe pe nun muri’…

Esistono persone che in un modo o nell’altro hanno fatto parte della tua vita, della tua infanzia lontana, del tuo intimo familiare, persone che rivedi in una vecchia polaroid buttata sul fondo dell’ultimo cassetto su in mansarda. Ricordi, sorrisi, profumi, sapori, persino parole di attimi che in realtà magari ti hanno solo raccontato. E poi esistono i personaggi famosi, gli artisti intramontabili, le stelle fisse scese in terra, i miracoli profani, i ribelli culturali, i musicisti di sempre.

Talvolta le due persone coincidono ed allora tutto cambia. Diventa difficile non ricordare, pensare ad altro dal “non ci credo”, distrarre il cuore prendendo in giro il dolore. Diventa impossibile non ascoltare la sua voce che canta “Quando, quando” alla radio della mia macchina, che la urla dal megafono di un centro commerciale, che accompagna i Telegiornali di un’intera giornata, che rimbomba nei vicoli di questa Napoli sua. Come sua è questa gente che si riunisce in una piazza per cantarlo, che implora un secondo funerale per salutarlo, ognuno col proprio smartphone illuminato verso il cielo quasi per sentirlo meno lontano. Perchè “Napul’ è”  anche questo, Napoli è una puttana con gli occhi belli, un parto silenzioso di luci, è un letto di vulcano.

Così mentre i colleghi fanno a gara per intervistare amici e parenti “del morto” senza guardare quei volti solcati dalle lacrime, io mi guardo intorno ed ogni cosa sa di lui. Mi ritornano alla mente i suoi occhi annebbiati, incontrati solo dieci giorni fa tra i corridoi rumorosi dei camerini del Palapartenope. Quei camerini pieni di musica, di musica e basta. C’erano risate ovunque, vino rosso, fumo e fotografie. Una scolaresca il suo ultimo tour. Penso alle parole che quegli stessi amici e parenti hanno dedicato a lui quando era ancora in vita, quando niente faceva pensare ad un addio. Quando per me era tutto un’emozione diversa, non più la figlia di Rosario Jermano, ma la giornalista Heather Iermano.

Ha iniziato come ha finito, ho pensato alle tre di notte, mentre il telefono di mio padre iniziava già a suonare senza sosta. “È morto zio Pino, è morto Pinotto, il mio amico Pinotto”. Una valle di lacrime silenziose e i ricordi di una vita iniziata e finita insieme. Mio padre inizia a tremare. Quarant’anni non si possono dimenticare, troppa musica, troppi dischi, troppe cene, troppo bene, troppo tempo insieme. Il primo 45 giri di “Che Calore” l’ho preso tra le mani la sera di capodanno. Ho riso vedendo le correzioni a penna fatte da mio padre sulla copertina che riportava in realtà un titolo sbagliato, ma pur sempre il primo “Ca’ Calore”. Ho subito pensato a quanta vita avevano condiviso mio padre e Pino, a quanta storia avevano scritto.

C’era ancora tanto da scrivere, da cantare, suonare, urlare, cambiare, che una morte così improvvisa all’inizio fa solo incazzare.

“Ma il mio sole nascerà dove cammini tu, il mio sole morirà dove vivi tu” – Pino Daniele

 

H2-…E luntano se ne va…-