Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Elogio della goffaggine

Come milioni di altre volte, ieri sera tenevo il mio coniglietto sulle ginocchia, carezzandolo, e mi ripetevo continuamente che era stupendo, indubbiamente la creatura più bella che avessi mai visto. Finché all’improvviso, spinta da non so quale intento analitico, ho cominciato ad osservarlo nelle singole parti, nei dettagli, quasi fosse la prima volta che vedevo un lapino in vita mia. A pensarci bene, come può un animale con dei piedi enormi, tanto più grandi delle zampette anteriori, delle orecchie così lunghe da inciamparci dentro, un inutile codino a pallino e un didietro così sproporzionato rispetto alla testa, essere definito “bello”? Ma la Bellezza non risiede nell’armonia, nell’equilibrio, nella proporzione, nella Perfezione come diceva Policleto? Certo, è qualcosa che si ripete spesso, quasi un luogo comune che “l’Arte è Bellezza” e “la Bellezza è armonia”, ma sarà del tutto vero? Aveva davvero ragione lo scultore greco?

Policleto però doveva scolpire statue che si tenessero in piedi, era schiavo delle leggi della fisica; dopo meno di un secolo i suoi Dorifori stancarono e subentrò l’Ellenismo, con i gruppi tortuosi, la folla indistricabile di personaggi, le pose stravaganti, i soggetti particolari e improponibili (lo sgraziato satiro, la vecchia rugosa e ingobbita contro Apollo e Afrodite, divinità nude e perfette del periodo classico), sacrificando volentieri quella forma azzimata e statuaria in virtù di un semplice espediente: un perno, un piccolo sostegno, un piano d’appoggio dissimulato a seconda dei casi come ramo d’albero, anfora, o drappeggio di mantello.

Guardereste mai un quadrato per più di 5 secondi, a meno che non dobbiate svolgervi un problema di geometria? La risposta è no. No, perché ci annoia, non ci dice niente. Il quadrato, a pensarci, è la forma più armonica in assoluto: ha lati pari e uguali, angoli uguali, diagonali uguali… Eppure i più grandi artisti di tutti i tempi nel momento in cui preparano la struttura concettuale dei loro quadri, la disposizione dei personaggi e degli elementi nell’opera evitano accuratamente il quadrato, preferendo al suo posto figure molto più irregolari: per La Vergine delle rocce Leonardo sceglie un triangolo, in cui la testa della Vergine rappresenta il fulcro e i due infanti si inscrivono nei vertici di base; Bernardo Rossellino, pur dovendo progettare una piazza quadrata, quella del centro di Pienza, Piazza Pio II, la realizzò di forma trapezoidale, e per di più il trapezio era scaleno. È lo stesso motivo per cui nessuno si innamora di un manichino, e per il quale Sofia Loren, la donna più bella di tutti i tempi, non si è mai corretta la dieresi ai denti.

Allora, forse, la definizione di Bellezza andrebbe rivalutata: “Bello”, imprescindibilmente, è ciò che piace, e non piace ciò che è perfetto, a quanto pare – anche perché nel momento in cui guardiamo qualcosa non vi facciamo subentrare calcoli scientifici e sofismi filosofici – ma ci piace ciò che riesce a colpire la nostra emotività, a scuotere la nostra psiche, e questo non può farlo un elemento materico come l’aspetto estetico, mero e semplice. Non siamo attratti dall’aspetto di una persona, ma dal suo fascino, dal fascinum, quella magia, la profondità intellettiva che possiede e che è unica che riesce a emergere, a farsi percepire anche da lontano in maniera tale che non riusciamo a dimenticarla. Perché da 600 anni fissiamo la Gioconda? Non si può dire che la dama protagonista della tela possa partecipare a un concorso di bellezza, però tutti la guardano, è la donna più ammirata di tutti i tempi: la guardiamo allora perché cerchiamo di rubarne il mistero. Ciò che ci piace in un’opera d’arte, ciò che troviamo “Bello”, che ce la fa amare, non è il suo aspetto, la sua forma, qualsiasi essa sia, armoniosa o meno, perfetta o infarcita di difetti, ma l’emotività che trasmette, quella che l’autore da sé è riuscito a trasferire su un oggetto inanimato, impregnandovelo a tal punto che dopo secoli continuiamo a percepirla, lo stesso motivo per cui l’Arte rende immortali. Arte è ciò che scuote la nostra anima, e ci rende capaci di sentimenti altissimi facendo in modo che il Mondo sia migliore; la Bellezza è nel difetto molto più di quel che pensiamo, per il mio coniglio nella goffaggine.

Hai letto: Elogio della goffaggine