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Eroica Fenice

Ero solo andata in vacanza

Ero solo andata in vacanza

Stavolta è toccato a me.

Qualche mese fa ho pianto ascoltando la notizia dell’attentato di Manchester, di quei poveri padri, madri, ragazzini e umanità varie straziati da una bomba innescata durante un concerto. Però il pensiero dell’imminente vacanza a Barcellona con la mia famiglia mi tirava su di morale. Tanto, mica ci capiterà qualcosa? Ripetevo impaurita per autoconvincermi che niente sarebbe potuto accadere a chi, come noi, andava solo in vacanza dopo un anno di duro lavoro. Invece ho sbagliato in maniera clamorosa. Sono diventata anch’io un titolo di giornale, la protagonista di un doloroso fatto di cronaca a cui dedicare un editoriale, perché la mia storia è stata sicuramente la più straziante tra tutte quelle raccontate sui morti e i sopravvissuti di quell’attentato.

Ma cos’è successo qui? Una strage? La guerra? Io ero solo andata in vacanza

Mi sono ritrovata ad essere vittima inopinata di una guerra che non si vede ma c’è. Una violenza a sprazzi, una di quelle subdole che colpiscono i civili inermi, preferibilmente occidentali, classificati come “infedeli” da qualche “mente superiore” che brandisce la propria religione come arma di distruzione di massa, benchè le motivazioni sottese alla loro guerra  siano ben altre. Non è uno di quei conflitti tra tre, quattro nazioni contrapposte come quelli che si studiano a scuola, che durano un paio di anni e poi si concludono con la resa incondizionata di qualcuno, un bell’armistizio e la rinnovata pace che trionfa. Questa guerra non si sa con precisione tra quali nazioni venga combattuta, è ovunque e in nessun luogo contemporaneamente. Nessuno può sentirsi totalmente al sicuro. Questo conflitto non si manifesta quotidianamente in tutta la sua efferatezza ma è una sorta di malattia cronica che appare e scompare ma che c’è sempre, con forme subdole o plateali, con cadenza mensile, trimestrale o a discrezione di qualche cane sciolto.

La guerra in vacanza

Tra le vittime di questa guerra ci sono finita anch’io con la mia famiglia, durante un’agognata vacanza in un caldo giorno di sole. Ora mi sento accomunata nella mia triste sorte ai parenti delle vittime e ai superstiti degli attentati di New York, di Parigi, di Londra, di Madrid, di Manchester, visti dapprima solo nei tg come poveri  disgraziati la cui vita è stata spezzata da una sofferenza inenarrabile e ora improvvisamente così simili e vicini al mio dolore e alla mia storia.  

Mi sono chiesta se ci sia differenza tra paura e terrore, dato che questa scia di sangue che ci perseguita si chiama proprio terrorismo, nemmeno fossimo ai tempi della fine della Rivoluzione Francese o negli anni ’70 in Italia. Forse la paura si ha occasionalmente nella vita, mentre il terrore serpeggia sempre fin quando qualcuno o qualcosa non stronca le sue ombre in maniera definitiva. Il terrore è un sentimento più penetrante della paura e si insinua nella tua vita fino al punto di paralizzarla o, quantomeno, fortemente limitarla nelle sue forme e manifestazioni più alte  di pienezza e libertà. Ed è proprio così che sono stata colpita io, durante uno spensierato viaggio pieno d’amore e felicità.

Continuate pure indisturbati a perseguire la vostra battaglia, a diffondere su internet vostri deliranti proclami, a stabilire quale sia il prossimo obiettivo deridendo l’umanità intera, tanto da oggi inizia la mia di guerra e non ci sarà mai nessun armistizio a porle fine. La mia sarà una lotta alla sopravvivenza di quel che resta di una famiglia partita in quattro per una vacanza e tornata in tre. La mia battaglia dovrò combatterla quotidianamente contro il dolore infinito che mi porterò sempre dietro perché mio marito non ci sarà più, soprattutto quando avrò bisogno di lui. Dovrò combattere contro la rabbia che proverò quando non saprò rispondere alle domande dei miei figli o  quando non saprò lenire il dolore che leggerò nei loro occhi. Dovrò tacere quando vorrò urlare e dare la colpa di tutto ciò a qualcuno e non saprò di preciso con chi potermela prendere.

Questa tragedia è successa a me, che non so individuare sulla cartina geografica Raqqa né tantomeno Mosul e che a stento ascolto in sottofondo le notizie sull’Isis al tg quando la mia bimba di pochi mesi non piange.

Da oggi inizia la mia guerra, ma io ero solo andata in vacanza.