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Gay: i cinque cliché che non mancano mai

 

Quanti di noi hanno ascoltato almeno una volta nella vita i seguenti cinque cliché sui gay? Se esistesse una classifica nella quale inserire questi luoghi comuni, non saprei quale perla di saggezza meriterebbe di vincere la medaglia d’oro del moralismo spiccio. Di conseguenza, per evitare di offendere il benpensante che le ha partorite premiandone solo tre su cinque, le classifico tutte vincitrici ex aequo per ignoranza, ipocrisia e intolleranza.

Non ho niente contro i ricchioni, basta che non si bacino davanti a me. Suddividiamo questa affermazione in due parti: la prima, a volte esclamata anche senza la postilla del divieto di effusioni in pubblico, è palesemente ammantata di falso perbenismo. Non c’è nulla di più ipocrita che esordire sostenendo “non ho niente contro..” e poi apostrofare gli omosessuali con il più becero dei sinonimi della parola gay. Trovo questa  espressione di una violenza lessicale inaudita, nonchè mascherata da una falsa tolleranza. Cosa si dovrebbe mai avere contro i gay? Vogliamo trucidarli, chiuderli in qualche ghetto o confinarli addirittura su Marte? Analizziamo ora la seconda parte della frase, contenente il divieto di coccole per strada, al cinema, in spiaggia e ovunque siano presenti intolleranti: il bacio è un apostrofo rosa tra le parole ti amo e, purtroppo per qualche benpensante, ciò che scrive Rostand vale anche per le coppie gay, persino nei luoghi pubblici.

Meglio avere un figlio handicappato che frocio. Per alcuni genitori, la prole va inserita necessariamente in una sorta di graduatoria professionale/esistenziale per la quale solo determinate categorie di figli che rispettano certi requisiti sono meritevoli di amore. Infatti, laddove non fosse possibile avere in famiglia un avvocato, magistrato, medico, notaio, scienziato, bancario o dirigente d’azienda oltre che sano, bello ed eterosessuale, scatta l’ostracismo per il diverso. Oppure, per altre famiglie illuminate, occorre stilare una graduatoria comparativa di sventura, per la quale la presenza di un figlio handicappato, per quanto disgraziata, è sempre più accettabile rispetto a quella di un erede finocchio.

Meglio una figlia ladra che lesbica. Sì, perché sempre per i genitori di cui sopra, avere una figlia che va in giro a borseggiare anziani, turisti e ragazzini è nettamente più dignitoso del vedersi portare in casa la fidanzata della stessa.

Che male ho fatto per meritarmi un figlio così? Ho sentito di genitori corsi dallo psichiatra a seguito del coming out del proprio figlio, come se l’identità sessuale di quest’ultimo dipendesse da un’educazione errata da loro stessi impartita. In nome del dove ho sbagliato, di una ripugnanza fisica al pensiero della loro vita sessuale e della vergogna “sociale”, alcuni genitori non riescono minimamente ad accettare quei figli sbagliati, come se fossero la peggiore iattura che potesse loro capitare in questa vita. Dunque che si fa? Si chiede aiuto al sig. Freud, sperando che dia ragione a mammà e papà.

Se una coppia omosessuale adotta un bambino, diventa gay pure lui. Studi clinici recenti dimostrano che non si diventa omosessuali per emulazione ma si è tali per natura, indipendentemente dai modelli genitoriali ricevuti durante l’infanzia e l’adolescenza. Forse per un bambino è più facile diventare un criminale per emulazione o in base ai condizionamenti sociali, familiari e ambientali ricevuti fin nascita e non omosessuale per questi stessi motivi. Basta solo saper guardare un po’ più al di là del proprio naso.

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