Seguici e condividi:

Eroica Fenice

sabato italiano

Un sabato sera italiano

Mi ero quasi rassegnata ad un sabato sera di lavoro. Io, la scrivania, una lampada a forma di mappamondo e una premuta d’arancia troppo dolce. Decisamente troppo dolce. Mentre sono al pc a scrivere il mio articolo, mia sorella mi gira intorno, sceglie con cura i vestiti da indossare, un filo di trucco e giù ad aspettare una coppia di amici che di lì a qualche minuto, sarebbe passata a prenderla. Ed io, che ad un ennesimo sabato sera passato a lavorare proprio non mi ci voglio abituare, le chiedo se ho il tempo di una doccia veloce per poi unirmi a lei e al suo gruppo. Detto – fatto. Ore 21.45 siamo giù, montiamo in macchina e comincia il giro interminabile di locali, cercando un posto dove mangiare una pizza, trascorrendo tranquillamente una serata come un’altra. O che almeno, io credo essere una serata come un’altra. Oh, beata ingenuità di una ragazza non tifosa, del tutto ignara della finale di Coppa Italia che ha visto scontrarsi Napoli e Fiorentina.”

Il mio “regno per una pizza”, niente. Pub, pizzerie, bar, trattorie e vinerie prese d’assalto da avventori che mai e poi mai si sarebbero alzati da quelle sedie, se non al fischio finale. E in questo primo sabato di Maggio, il fischio finale è arrivato in ritardo; così come in ritardo è stato tirato il calcio d’inizio. Ma mettetevi seduti, premete rewind, versatevi da bere e cercate di ricordare cosa stavate facendo verso le 20.30 di questo sabato italiano. Stiravate signora, ovvio, domani vostro figlio riceverà il sacramento della comunione, non potrà certo farlo con la camicia sgualcita. E voi, piccioncini? Sbirciavate tra i siti internet cercando offerte vantaggiose per una vacanza esotica. E tu, simbolo di turno di un’Italia in ginocchio, tu ti beccavi una pallottola in petto. La velocità di quel colpo è niente in confronto a quella che ha caratterizzato le voci giunte fino all’Olimpico. “Hanno ferito un tifoso napoletano”. Vero. Ma ancora ora non si sa se quel ferimento sia legato a questioni calcistiche o private. Non importa. Gli ultras partenopei vogliono bloccare la partita, i dirigenti e gli organizzatori no. Le indecisioni durano circa un’ora. Poi, l’uomo del calcio, dice sì. La partita si farà. Lo ha deciso Genny ‘a carogna, capo degli ultras. Non si discute. Ecco, allora, che parte l’inno. Sbaglio o i fischi non erano compresi nella versione originale? Chissà se i petardi fanno parte della scenografia. Se sì, il vigile ha recitato bene la parte del ferito, sembrava veramente addolorato.

A pensarci bene, nemmeno gli insulti pesanti e i gesti volgari mi ricordo essere regola basilare del fair play. Ma cosa importa, ragazzi. Il Napoli ha vinto, scendiamo in strada, sventoliamo bandiere, alziamo la coppa. Facciamo tacere il buon senso che avrebbe dovuto portare la gente a spegnere il televisore. Paralizziamo le gambe che avrebbero dovuto lasciare lo stadio. Passiamo avanti. Scurdamm’c ‘o passat. Lo spettacolo deve continuare.

Lo ha detto Genny ‘a carogna. 

E così sia.

Un sabato sera italiano”