Seguici e condividi:

Eroica Fenice

cuore

Cuore: il mio è sempre con te

Era un’assolata mattina invernale quel giorno in cui ramingavo per le contrade della mia città spinto innanzi dal flusso dei miei spiriti; gli alti raggi del sole trapungevano le onde marine turbate dal vento che freddo, quasi a voler sfidare il calore del sole, soffiava. Cuore mio quale tenerezza t’infonde quel vago paesaggio…

Nel mio cuore talvolta pensavo alla mia città come una bellissima donna che con i suoi languidi abbracci ristorava gli spiriti furibondi e malinconici e illuminava coi suoi occhi celesti indorati dal sole; una bellissima donna schiava, purtroppo, di coloro che volevano possederla con la forza; e a quella vaghezza d’animi a cui ella disponeva il cuore afflitto soggiungeva nuovo furore, ira, disperazione per vedersela strappare da un caldo abbraccio. E quando poi gemente e piangente dalle pene inflitte tornava consunta dal pianto e dai sospiri come non tenderle ancora le palme e renderle il ristoro ch’ella un tempo ebbe donato; e tornava poi ancor, se è possibile, più bella a sorridere.

Ci sono molti però che quando la vedono danzare sciogliendosi ridente da un abbraccio e legandosi a un altro cuore sentenziano che ella, la mia amata città, la leggiadra mia terra natia, vive di vani valori superficialmente; ma essi stoltamente non sanno che spesso dietro un languido sorriso si nasconde l’indicibile forza di chi spera e non vuole abbandonarsi a una vita di solo pianto; perché c’è sempre tempo di piangere ma quello per sorridere non mai.

Questi i miei pensieri quando destato da essi in terra vidi una giovane seduta e immobile col capo nascosto tra le ginocchia e su esse tesa una mano verso molti che incuranti passavano.

Mi fermai e rimasi a guardare pensando a quale potesse essere la tanto sfortunata vicenda di una così giovane donna. I tratti del viso che potevano vedersi dal riparo delle ginocchia rivelavano insieme alla tinta bruna del suo carnato le sue estere origini. Ch’ella venisse dalle terre indurite dai ghiacci o da quelle ardenti di fuoco non v’era differenza per la miseria.

A capo chino ella sentiva passare incurante la folla. Non uno sguardo, non un gesto che potevano renderle meno duro il cuore e il grave peso della solitudine e della fame. L’elemosina viene soltanto da chi impossibilitato sente parimenti il dolore della vita a colui che chiede un pezzo di pane.

Cercai nelle mie tasche allora quel poco denaro che avevo e riunitolo l’offrii, col cuore, a quella mesta mendicante. Non era molto ma le avrebbe consentito un dignitoso pasto che le avrebbe dato le forze di continuare a chiedere e di sopportare l’incuranza. Quando le colmai la mano di monete ella lentamente levò il viso e mi guardò con i bellissimi occhi di chi nonostante l’amarezza, per il solo fatto d’esser viva, non ha perso la voglia di vivere che s’andavano riempiendo di dolcissima gratitudine. A volte basta una parola, uno sguardo, un silenzio che supera stereotipi e pregiudizi e vale più di ogni alta impresa. E mi mostrò il più bel sorriso che potesse sfoggiare. Imbarazzato ricambiai il sorriso e m’allontanai sentendo su di me il caldo sguardo di lei ancora inseguirmi; e ripensando io ai suoi occhi vividi e alle sue labbra increspate in un sorriso per i miei passi andai.

Andando poi mi fermai a sospirare del mare e del sole guardando il tenero abbraccio del golfo e del formidabile monte sterminatore che con le sue prime e aspre e dure ore varie di fiori aulenti cinge questa terra che nasce e muore al suo volere, alle sue ire. Forse pochi comprendono l’inestimabile dono che è la vita che d’improvviso può per il mutar dei fati spegnersi; e quell’ombra tanto ne fu testimone e molti credono poi il mare, il sole, il vento e le rocce sono disposti a loro comodità e causa. Breve è la vita e lungo è il dolore; ma quei pochi che in sé educano il grandioso dono della compassione possono trarre dal reciproco sostegno una fievole gioia tal che può persino spazzar via il rigido inverno del dolore.

Così pensavo e un’intima voce mi diceva e ammaestrava, e mentre principiava, mi pareva, nel cuore un caldo focolare ripercorsi le mie orme al fine di condividere quella favilla con colei che nel cuore aveva i legni atti a bruciare.

– Cuore: il mio è sempre con te –