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Eroica Fenice

Il sorriso della semplicità

Il sorriso della semplicità. Una vita trascorsa nell’amore delle piccole cose. Non hai quasi mai messo il naso fuori Napoli eppure, a tutt’oggi, sei la persona più felice che abbia mai conosciuto. Uno degli ultimi retaggi di una generazione genuina, hai visto la povertà dell’immediato dopoguerra e non ti sei mai lasciata abbagliare dalla falsa luce del benessere. 

I tuoi coetanei hanno ceduto alle tentazioni del progresso. Il virus della futilità li ha contagiati. Tu sei rimasta genuina.

I tuoi coetanei passano la giornata su Facebook. A te la tua giornata piaceva passarla con i tuoi affetti, davanti alle telenovele più bizzarre, con una tazza di caffè e un cioccolatino, china a cucire su una vecchia Singer a pedali. Neppure il fascino della più tecnologica macchina da cucire ti ha attratta. È ancora chiusa, imballata nel sui involucro.

Le cose semplici. Le piccole cose. Questo è stata la tua vita. Questo è stato il tuo infinito, il senso della vita che in tanti si sforzano, invano, di trovare.

Tu non l’hai cercato. Non ne avevi bisogno. Il senso della vita l’hai avuto davanti agli occhi per tutti i tuoi 65 anni.

L’amore. Un amore, quello con tuo marito, basato su un rispetto, su una lealtà e su una devozione che a noi giovani resta estranea.

Noi, sordi e miopi.

Disabituati alle piccole cose, ai suoni leggeri che accarezzano i timpani, cerchiamo il rumore.

Disabituati ai sentimenti, esigiamo emozioni forti.

Disabituati alla serenità, miriamo alla felicità.

Disabituati all’essenza, badiamo all’apparenza.

Disabituati all’amore, vogliamo le passioni.

Disabituati al sorriso, ridiamo a crepapelle.

Disabituati alla vita, cerchiamo l’esistenza.

E tu mi hai donato una buona vista, un udito sottile, un cuore grande, un animo tranquillo.

E il saper amare.

E il sorriso.

E la vita.

E il senso di essa. semplicità

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