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Eroica Fenice

lacrime

Lacrime, istantanee di una corsa in autobus

Un autobus in movimento.

Una ragazza guarda fuori dal finestrino e, incurante di chi la circonda, piange. Un elastico turchese chiude la treccia mezza disfatta con cui ha provato a sistemare i capelli castani, che le coprono buona parte del viso.

Piange senza freni, senza ritegno, con abbandono e stanchezza.

Un uomo dall’altro lato dell’autobus con un cappello di lana in testa, grigio come i capelli che gli incorniciano il viso scarno e canuto, la guarda, prima richiamato dal suono delle lacrime che la sconosciuta cerca maldestramente di contenere, poi incuriosito, poi non so…

Passano alcuni minuti e l’uomo continua a guardare la ragazza con i suoi grandi occhi. E la ragazza continua a piangere, guardando fuori dal finestrino.

Poi vede la giovane in difficoltà e si alza. Le si avvicina e le offre un pacchetto di fazzoletti di carta.

La ragazza distoglie lo sguardo dal mondo esterno e lo fissa. Prima infastidita. Poi, quando mette a fuoco i lineamenti dell’uomo e il pacchetto di fazzoletti che ha tra le mani rugose, attonita. Sbatte le palpebre, destabilizzata. Infine, forse più per educazione che per necessità, o forse per un’esigenza di cui fino a poco prima non aveva sentito il bisogno, alza il braccio e le sue dita sfiorano un fazzoletto di carte e lo sfilano dal pacchetto. Il colore turchese della pietra di un grosso anello che porta al medio si riflette nel finestrino alla sua sinistra. La ragazza torna a fissare l’uomo e ringrazia. Riceve in cambio un sorriso… paterno, dolce, incoraggiante, che sfida il suo pianto.

Le lacrime sono liberatorie. Sono a volte una salvezza. In alcuni momenti sembra che non riusciamo a contenere le emozioni che abbiamo dentro e che cerchino solo un modo per scoppiare. Il pianto è un tramite perfetto tra l’anima ed il corpo che, sotto la spinta dei sensi, diventa veicolo per gettare via ciò che l’anima non è più in grado di trattenere.

Le lacrime sono eloquenti. In alcuni momenti sono più efficaci di parole non dette, che non si vogliono dire o che non si è capaci di dire.

Le lacrime hanno un suono particolare. Non sono squillanti e melodiose come una risata.
Possono essere mozzate, convulse, soffocate. Ascoltarle non lascia mai indifferente l’orecchio che presta loro attenzione.

Altre volte esplodono addirittura in lamenti, sembrano prorompere da un cuore lacerato ed alimentarsi del loro essere inconsolabili.

Altre volte ancora sono silenziose, più assordanti delle urla che non sempre siamo capaci di lanciare, espressioni di quel dolore che, invece di manifestarsi, tace. Come se non volessero dar fastidio. Come se fossero impossibili da cogliere, da esprimere del tutto per chi le piange, e percepite ed assorbite del tutto per chi le vede.

Le lacrime sono rassicuranti. In alcuni momenti sembra che se non si scende nell’abisso delle sensazioni e non le si accetti in assoluto non si riesce a fronteggiarle. Ma quando le si vince, si percepisce un conforto, successivo allo sfogo, che sembra aver toccato l’anima ed averla accarezzata con dolcezza.

Le lacrime sono vitalità. Indicano il momento in cui percepiamo al massimo un turbamento e interveniamo nella realtà per superarlo. Sono il primo segno che qualcosa in noi “troppo” stanco, “troppo” disperato, “troppo” abbattuto, “troppo” umiliato, “troppo tutto” vuole reagire, vuole combattere, vuole uscire, vuole guarire… in qualche modo. Vuole FARE. Qualcosa in noi è vivo, è attivo. E lo dimostra il fatto che ci abbandoniamo al pianto, che incontriamo il dolore e che siamo capaci di reggerlo e di andare oltre, a braccetto con lui.

Le lacrime sono poesia 

Esprimono una gamma infinita di emozioni, molto più della risata. C’è qualcosa di nobile nel pianto, nel suo riuscire a “raccontare” dai massimi turbamenti alle massime sensazioni positive. È come un ventaglio che, una volta aperto, racchiude nelle sue pieghe quasi tutti i sentimenti che l’animo umano può provare e riesce con facilità a dispiegarli e a ri-occultarli.  Disperazione, rabbia, felicità, commozione, pietà, umiliazione, sollievo, preghiera, abbandono… emozioni diverse e spesso opposte tra loro ma ugualmente vive.

E  poi ecco la calma, la pace, la sosta. C’è un momento, dopo le lacrime, in cui spesso ci si sente sospesi, in una sorta di limbo, figlio di un’emozione ormai prosciugata della sua vitalità, non del tutto liberi dall’energia che col pianto ha raggiunto il suo picco ma non ancora pronti a lasciarcelo alle spalle. Quasi come il tramonto. Le lacrime sono come un tramonto. Quel momento della giornata che sta a metà tra il pomeriggio e la sera, quando il giorno non è più illuminato dalla luce gagliarda del sole ma è ancora riluttante a cedere il passo alla notte.

Nondimeno le lacrime sono una presa di posizione. Sono certe, sono inequivocabili, sono evidenti, lampanti. Inconfondibili nella loro esplosione.

Poi arriva lui… quel sorriso improvviso, disarmante, che non ti aspetti. Quello che di più semplice ci possa essere. E di più perturbante. Un sorriso può fare veramente paura. È un lampo ma fa venire i brividi, perché nella sua spontaneità, nella sua immediatezza, nel suo calore, nella sua prontezza non lo si  riesce ad inserire in alcuna categoria. E questo terrorizza.

L’uomo ritorna al suo posto. La ragazza si asciuga gli occhi e riprende a guardare fuori, intontita.

Le è appena successo qualcosa, non saprebbe dire cosa, ma non ha più voglia di piangere.

L’autobus continua la sua corsa.

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