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Eroica Fenice

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Italia, che strano paese

L’Italia è quello strano paese baciato dal sole dove i pannelli fotovoltaici sono meno diffusi che nel piovoso Belgio. È quel paese un po’ smemorato che scende in piazza per commemorare un seppur altissimo Pino Daniele ma che, quando c’è da combattere per i diritti negati propri o altrui, impronta una protesta timida e poco diffusa a difesa degli stessi. L’Italia è quel paese ancora abbastanza bigotto che in teoria è laico ma che nei fatti ancora pende dalla gonnella di qualche prelato.

L’Italia è quel paese contraddittorio nel quale i tifosi di calcio intonano la Marsigliese in segno di solidarietà verso i parigini dopo le stragi del 13 novembre ma che, dopo trenta secondi appena, urlano a squarciagola cori denigratori contro i napoletani. Evidentemente, sussiste una grossa differenza antropica e morale tra un essere umano ammazzato in un attentato terroristico ed un napoletano, meritevole per questa sua caratteristica umana e geografica di morire sommerso dalla lava del Vesuvio. La stessa Italia schiava del pallone si mobilita sui social se un allenatore urla frasi fuori luogo ad un collega, ma non si indigna se la legge sull’omicidio stradale tarda ad essere approvata in Parlamento. Se gli italiani venissero privati del gioco del calcio sotto ogni sua forma e manifestazione, allora sì che scenderebbero in piazza inferociti come nemmeno i francesi all’alba della Rivoluzione del 1789.

Italia, un paese unito?

Nell’immaginario collettivo italiano, la linea di demarcazione tra onesta operosità e corruzione dilagante, tra campare civile e vivere alla giornata è tracciata poco più a nord di Roma. “Quelli” del Nord non sono come “quelli” del Sud ed il senso di unità nazionale si perde lungo il Tevere. L’Italia ha solo un grande cuore sparpagliato per lo stivale ma è un popolo disunito e discriminatorio a proprio uso e consumo. I parigini evacuati dallo Stade de France durante gli attentati terroristici, senza magari nemmeno aver compreso bene cosa stesse succedendo alla loro città, hanno intonato tutti insieme la Marsigliese nel sottopassaggio dello stadio e il giorno dopo si sono recati spontaneamente a donare sangue per fronteggiare l’emergenza dei 300 feriti ricoverati nei vari ospedali a seguito delle stragi terroristiche. L’erba del vicino è non è sempre più verde, ma a volte splende di luce propria.

Un proverbio napoletano dal sapore universale recita “le sciabole stanno appese e i foderi combattono“. Come negare il fatto che le valide sciabole made in Italy operanti in diversi settori dell’atre, della scienza e del lavoro in generale, pur di trovare riconoscimento ai propri meriti, siano costrette a fuggire a gambe levate da qui per colpa di molti foderi raccomandati ancorché incompetenti, piazzati in posti di lavoro più o meno prestigiosi grazie al signorotto di turno o ad un cognome altisonante.

L’Italia è quell’assurdo paese nel quale in certi agglomerati industriali si confondono e si annullano reciprocamente diritto alla salute e diritto al lavoro. L’insensata, quanto disperata, teoria di accettazione di tale aberrazione prevede l’assunto per il quale se è certamente vero che lo svolgimento di un determinato tipo di mansione compromette la salute di chi la esegue, è altrettanto vero che almeno uno straccio di lavoro esiste. D’altro canto, se c’è la salute senza il lavoro, di certo non si può campare. Tanto vale lavorare anche correndo il rischio di ammalarsi, per maturare così una pensione minima piuttosto che essere un disoccupato a vita.

Italia, che strano paese

D’altronde, l’Italia è quel paese indeciso nel quale il governo tentenna nel varare misure di sostegno al reddito per timore che d’improvviso e un po’ misteriosamente la maggior parte degli italiani ne faccia richiesta pur non avendone teoricamente diritto. L’Italia è quel luogo ameno dove il falso invalido percepisce la pensione mentre chi ne ha diritto è costretto ad ipotecare casa per curarsi; allo stesso modo, chi truffa le assicurazioni con falsi incidenti stradali viene profumatamente risarcito mentre chi subisce un danno reale, rabbrividisce alla sola idea di non poter essere liquidato. Viva l’Italia dei poliziotti impuniti che pestano a morte e continuano a vestire la divisa; dei condoni salvifici, del miracoloso rito abbreviato e dell’ostacolo che non si abbatte ma si aggira con la furbizia.

Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo: che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, qual che egli si sia”. (G. Leopardi)