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Eroica Fenice

La Signora e la religione

La Signora viveva la sua vita in nome dell’omologazione alle regole del vivere comune. Aveva già raggiunto con sua somma soddisfazione alcuni obiettivi socialmente rilevanti, quali il matrimonio e i figli, pena la mancanza per lei di un posto nel mondo. La Signora non si era mai chiesta da dove discendessero quegli obblighi sociali e religiosi, né perché bisognasse seguirli ma li abbracciava incondizionatamente. Forse per ottenere il plauso del suo microcosmo borghese, l’invidia delle amiche, l’approvazione dei genitori, l’eterna benevolenza di suo marito, il benestare dei suoceri o semplicemente per carenza di curiosità intellettuale.

Magari la Signora era cattolica solo perché nata in Italia.

Infatti, così come aveva fatto propri i principi della religione cristiana in maniera del tutto acritica e omologata, alla stessa maniera avrebbe abbracciato quelli islamici se fosse nata in Egitto, quelli induisti se fosse nata in India e quelli buddhisti se fosse nata in Tibet.

Ma cosa importava! In fin dei conti, la sua vita era ai suoi occhi un quadro morale e sociale apparentemente inattaccabile, incorniciato dalla inevitabile professione della fede cattolica.

Peccato che la Signora, benchè si proclamasse credente, non trovasse mai il tempo per recarsi a messa, per confessarsi o per seguire le attività della sua parrocchia, adducendo a questa piccola macchia comportamentale le solite ma salvifiche scuse: il lavoro e quei doveri familiari, fatti di marito, figli, genitori e suoceri.

Una sera, durante una cena da lei organizzata nella sua casa borghese, la Signora rese noto ai commensali che la figlia aveva da poco iniziato il percorso biennale del catechismo.

Un ospite obiettò che non trovava giusto imporre una qualsiasi religione ai propri figli, che sarebbe più corretto far decidere a loro se e quando abbracciare una fede, che l’insegnamento della religione cattolica dovrebbe essere bandito dalle scuole pubbliche insieme al crocifisso nelle aule, in quanto lo Stato Italiano è laico e non confessionale, così come sancito dalla Carta Costituzionale.

La Signora si inalberò come se fosse stata accusata dall’amico di essere una spietata pluriomicida. Quelle affermazioni irriverenti avevano avuto alle sue orecchie il suono sgradevole di una bestemmia. “Ma come?! Tu devi fare quello che fanno tutti!”, tuonò la Signora stizzita. “Gli altri bambini fanno la Comunione e lei no? Dovrei far sentire diversa una figlia rispetto agli amichetti che ricevono doni e fanno feste per la Comunione solo per avallare il mio anticonformismo? È un dovere di una buona madre inculcare valori cristiani nei propri figli e io devo farlo. Se un domani lei vorrà rinnegare la religione, con mio sommo rammarico, sarà libera di farlo ma io ora non posso esautorarmi da questo dovere. Anche per questo ho dovuto battezzarla. Mica siamo tutti miscredenti, ignoranti e insensibili come te!”.

Proprio in quel momento, dalla sua cameretta, sopraggiunse in salone la figlia della Signora con in mano un libricino illustrato della Bibbia. Tutta incuriosita si rivolse alla madre domandandole chi fosse Sara. Un colorito cereo si impossessò improvvisamente del volto truccatissimo della Signora: la sua espressione da tracotante oratrice si trasformò in quella di una scolaretta impreparata colta in fallo dalla professoressa. La Signora, beccata con le mani nella marmellata, dovette scendere improvvisamente dal suo pulpito con la salivazione azzerata. Balbettando, provò ad azzardare qualche risposta decente da fornire alla figlia, recuperando nei cassetti della memoria le sue reminiscenze scolastiche.“Sara? Ah sì… mi pare fosse la figlia di… no, la mamma di…”. Quel silenzio imbarazzato ed imbarazzante durò parecchi secondi, allorquando proprio il blasfemo ospite che aveva osato poc’anzi sostenere quei concetti così aprioristici quali la libertà di scelta religiosa, la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione degli individui, accusato dalla Signora di essere ignorante in materia religiosa, nonchè anticonformista anziché ateo, intervenne al posto dell’annichilita padrona di casa rispondendo alla bambina con tono benevolo: Tesoro, Sara era la moglie di Abramo.”

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