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Eroica Fenice

Le altalene non dondolano più

È successo qualche giorno fa: mi è capitato di imbattermi in un video su “Facebook” contro i Social Network. Paradossale, vero?
Io ho 1250 amici, eppure vivo in un pianeta in cui ogni essere vivente è lasciato solo a sè stesso. Allora ho deciso di fermarmi a riflettere un istante: è il gesto in sé che sembra essere tendenzialmente asociale. Deve esserci qualcosa di inesatto se, non appena accendiamo quel monitor, siamo sempre tentati dal voler chiudere la porta. Deve esserci qualcosa di essenzialmente fuori luogo se non parliamo più con la persona che abbiamo accanto nella metro, se non abbiamo più il coraggio di guardarci negli occhi, se i parchi sono pieni di silenzi e le altalene non dondolano più.
La rete è, in fondo, uno strano contenitore di frustrazioni nato per semplificarci le cose. Il problema sta nell’intenzione di scomporre numeri e materie prime: non c’è più mistero se, in tempo reale, so che qualcuno sta andando al bagno. Non è più come una volta se il “Chissà a cosa stai pensando” di Jovanotti è già passato di moda. Insomma, nel posto in cui è possibile eliminare persone con un “click” e dove tutto lo scibile umano sembra essere a portata di mano, è il “chissà” ad apparire in chiara via d’estinzione.
Tuttavia, sarebbe sufficiente un’occasione per rendere unica la vostra vita. Non sprecatela a inseguire un’illusione, non permettete alle occasioni di sfuggirvi tenendo lo sguardo abbassato sul display di un I-phone. Alzare la testa è il primo passo per fare la differenza.

Ognuno di noi ha degli impegni qui: dobbiamo rispettare le promesse fatte ai nostri genitori, ai nostri figli con le ginocchia sbucciate e che sapremo intrattenere anche senza un videogioco, alla gente che ci circonda e che, spesso, neppure siamo in grado di vedere. Ma l’impegno più grande è con noi stessi. Abbiamo meno anni di quanto pensiamo per dimostrare perché cavolo siamo arrivati così lontano (un “non abbastanza lontano” che non trova acqua), per dimostrare che le nostre dita sono fatte per incrociarsi e non per scorrere una bacheca senza trofei, per dimostrare se davvero siamo fatti per diventare quello che vorremmo essere.
La monotonia della nostra vita è tutta lì, in quei pochi centimetri davanti alla faccia mentre fissiamo l’ennesimo schermo. Se non riusciamo più a spingerci oltre, vuol dire che siamo già morti.

Eppure, in questa stessa vita, si incontrano persone vere ogni tanto, senza inutili dettagli “non corretti” al Photoshop (maschere che ci nascondono, alla fine, solo da noi stessi).
Persone che, quando mi guardano fisso negli occhi, mandano al diavolo il senso delle centinaia visualizzazioni di questo articolo, perché a me ne basterà soltanto una.
Son quelle col ciuffo fuori posto, un’espressione difficile da interpretare e l’aria di chi, da un momento all’altro, saprebbe risolverla con un paio di moltiplicazioni e introducendo quegli esponenti che mi avrebbero elevato all’Infinito.
Una di quelle che preferiranno condividere questo momento con me, piuttosto che con il resto del mondo.
Persone grazie a cui, poiché crederò nelle mie fantasie da diciottenne, presto le altalene torneranno a dondolare… le stesse che ringrazieranno di aver aperto quegli occhi semichiusi, intenzionati a mettere a fuoco una scritta, non appena le siete passati accanto per la prima volta.
Ecco, in tre parole, persone come Te…

-Le altalene non dondolano più-

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