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Eroica Fenice

Lettera ad un’amica che andrà al Nord

Cara G.,

tra qualche mese andrai su al Nord da brava emigrante, non per scelta ma per necessità. Come saprai, gli stereotipi sui meridionali sono da sempre duri a morire: quelli vecchi stampo, risalenti all’epoca della valigia di cartone, ci vogliono puzzolenti, truffaldini, abili suonatori di mandolino e mangiatori compulsivi di pizza mentre quelli contemporanei, assieme ai vintage sempre e comunque validi, ci vedono tutti esportatori di malavita al Nord e simili nel lessico ai personaggi di Gomorra. Ma tu non arrabbiarti se sentirai frasi di questo tipo: si può solo cercare di combattere i preconcetti con l’ironia, che a te non manca di certo, ma mai con l’aggressività.

Sappi che, a differenza di quanto accade qui, difficilmente troverai tra i tuoi nuovi vicini di casa qualcuno che ti saluterà incrociandoti in ascensore, sul pianerottolo o nell’androne del palazzo. Ma tu coglili in contropiede: salutali tu per prima con il sorriso sulle labbra, guardandoli fissi negli occhi e vedrai che, dopo un iniziale senso di sbigottimento per cotanta improvvisa spontaneità, dopo una settimana- dieci giorni al massimo, saranno loro i primi a dirti buongiorno.

Promettimi che tra qualche mese non avrai preso la cadenza del Nord come fanno molti emigranti meridionali, in un malriuscito tentativo di integrazione lessicale, territoriale ed umana. Sii sempre fiera delle tue origini, della tua cultura e soprattutto del tuo dialetto, o meglio, della tua lingua, e non camuffarla mai con l’accento del posto: non c’è niente di più ridicolo di un terrone che gioca a fare il settentrionale parlando come loro. Tanto, si sentirà lo stesso che sei del Sud, pure se impari la loro inflessione a memoria!

Se i loro ritmi di vita ti sembreranno diametralmente opposti ai nostri (cioè peggiori), rassegnati: non potrai farci niente! Nessuno ha ragione su argomenti come questi. Anzi… e se alla fine vivessero meglio loro?

Conserva sempre un fondo cassa “Alta Velocità” per qualsiasi evenienza, ma non ritornare spesso. Ricordi? in Nuovo Cinema Paradiso, il film che ci piace tanto, Alfredo, ormai vecchio e cieco, incita il giovane Salvatore a partire per Roma esclamando “Vattinne e nun tornare cchiù, nun ti fa fottere dalla nostalgia!”. Mai parole furono più calzanti per un emigrante col cuore combattuto tra la paura per il futuro, la difficoltà di dover accettare qualcosa di imprevisto e il dolore per chi si lascia a casa.

Quando ti mancherà il mare e dovrai percorrere 200 kilometri per rivederlo, sarà dura da mandar giù. Quando ti affaccerai da un balcone, da un belvedere o da una terrazza panoramica e non ci sarà il Vesuvio, ti sembrerà sempre che a quella vista manchi qualcosa ma tu pensa che qualcosa di bello troverai anche in quei posti, pure se al momento ti sembra impossibile: la tua vita sarà lì assieme alla tua famiglia ed è solo questo a cui dovrai pensare quando la malinconia prenderà il sopravvento.

Il limoncello di Sorrento (che non può mai mancare nel frigo di un buon meridionale) te lo regalo io, per brindare alla nostra amicizia, alla tua nuova vita e a tutti i terroni del Nord che, quando ti conosceranno, ti chiameranno LA G. in un moto di orgoglio linguistico simil nordista.

E ora parti, vattinne e nun ti fa fottere dalla nostalgia.

– Lettera ad un’amica che andrà al Nord –