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Eroica Fenice

l'orario al contrario evi

L’orario al contrario

Mi sono svegliata, all’improvviso, intenta a far mutare in qualche modo la monotonia che contraddistingue l’ultimo periodo della mia vita. Ho deciso, così, di andare in cucina e prepararmi una succulenta cena. Era l’alba ed io cucinavo. L’antipasto a base di monti lontani dai pesci, il primo a base di pesci ormai surgelati sui monti. Il contorno, la frutta, il dolce. Un buongiorno a base di cena per cominciare la giornata. Ovviamente prima di cenare ho lavato i denti. In seguito ho fatto in modo che il bidet anticipasse la cacca. Mentre ero seduta sull’unico trono che posseggo e che neppure appartiene solo a me, riflettevo. Pensavo che dovrei fare prima il sesso e poi l’amore, sognavo di poter guidare la mia macchina nell’autostrada riservata a colori i quali viaggiano in direzione ostinata e contraria, senza possibilità di scontro con i guidatori retti e corretti. Di fronte allo specchio, ho pensato bene di sporcarmi invece di lavarmi quest’oggi. Dinanzi all’armadio, ho scelto di denudarmi. Ho intravisto le scarpe e ho deciso di privarmene. Ho pensato che di fronte alla calda nudità altrui, dovrei sentire freddo e vestirmi. Ho osservato attentamente l’orologio e ho visto che lui andava avanti mentre io rimanevo immobile al suo cospetto. Ma si può esser mai tanto stolti da pretendere che il tempo fermi la sua corsa? Dunque ho preso l’orologio e, ogni ora, ho spostato le lancette indietro.

L’orario al contrario

Ogni ora, io andavo indietro e lui tornava indietro con me. Vorrei tanto che una volta nella vita fosse il tempo a seguirmi e oggi in minima parte ciò è accaduto. Mi sono messa a letto alle due del giorno, era davvero tardi ed i miei occhi non erano per niente stanchi, ma la mente è padrona del mondo, ho pensato che avrei dovuto dormire e così ho dormito. Alle dieci di sera mi sono svegliata e ho preparato la mia colazione, ma ho avuto paura, perché l’orologio segnava ancora le due del giorno. Solitamente quando si dorme il tempo passa più in fretta, invece oggi il tempo di fretta non ne aveva. Ho fatto in modo che il mio tempo si riposasse, mi dicevo mentre bevevo il mio pessimo caffè. Alle dieci di sera non mi sentivo rinata e neppure riposata, non comprendevo il corso degli eventi, non l’ho compreso quando ho visto l’orologio e ho visto le lancette ferme. Il tempo si era fermato, né avanti né indietro. Immobile, i dodici numeri su sfondo bianco, mi fissavano. Ho giocato troppo col tempo, ho tirato troppo i minuti e i minuti alla fine si sono spezzati. Il mio esperimento si è rivelato, come spesso mi accade, un fallimento. Ho sprecato una giornata intera a dormire e a illudermi di ricaricarmi mentre le pile dell’orologio si scaricavano.
Ma come sarebbe se l’orario andasse al contrario? Come sarebbe se le nostre vite invece di andare avanti tornassero indietro? Come ci sentiremmo se per una volta il finale fosse bello, fosse una nascita con tanto di poppata piuttosto che una scontata morte a bocca vuota? Scenderò, senza tempo, e comincerò a camminare tra la gente, al contrario. Muoverò i passi indietro, sarò il gambero coi capelli, sbatterò contro la gente, così forse il mondo mi apparirà diverso. Vedrò la gente allontanarsi da me, nessuno mi verrà incontro. Vedrò il fondo e vedrò la schiena altrui e mostrerò agli altri il mio fondoschiena. Guarderò chi va invece di venire, tornerò indietro, sperando di riuscire così a ritornare a casa ad evitare di perdere tempo provando a tornare indietro, perché indietro non si torna. Mai.

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