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Eroica Fenice

L'ultima notte nella mia camera

L’ultima notte

L’ultima notte nella mia camera

Mi guardo intorno. Questa è l’ultima notte che trascorro nella mia camera. Il respiro profondo di mia sorella che dorme, le foto di quando ero piccola, quelle di mia sorella attaccate al muro con lo scotch, quelle di quando sono cresciuta. Una rosa rossa che ho fatto seccare. Io e mio fratello abbronzati e in costume. Il pupazzo che mi ha regalato mia mamma, quello dagli occhi blu che mi ha regalato una cara amica. La neve finta che scende in una sfera di vetro e copre una piccolissima me vestita da tigrotto, tra le braccia di papà.

Guardo la libreria, ormai semivuota, e fino a qualche settimana fa piena di libri che mi hanno tenuto sveglia di notte, mi hanno fatto piangere, arrabbiare, stupire, agitare. Quegli stessi libri che ora sono già posizionati su un’altra libreria, a prendere un’altra luce, altra aria, altra polvere.
Le coppe delle gare di ballo di mia sorella, la borsa appesa dietro la porta, una felpa vecchia e consumata che usavo per la casa e che proprio non riesco a buttare.
La giraffa multicolore che porta cd che ormai non ascoltiamo più perché “tanto c’è Youtube”, i due lettini uniti, la lucina della sera ancora accesa (ho dimenticato nuovamente di spegnerla stamattina!), la televisione quasi sempre spenta, il barattolo di vetro con le penne con su dipinto il mio nome fatto da una persona a cui voglio molto bene, gli occhiali da vista sul letto, il computer su cui ho trascorso ore intere a vedere telefilm.

É mezzanotte. La mia camera mi fissa, tutto mi guarda. La finestra è aperta, fa caldo, il cane abbaia, papà esce sul balcone per farlo smettere, il gatto miagola, mia sorella prende il cellulare, scrive qualcosa e torna a dormire tranquilla (non ho mai capito come fa a svegliarsi e riaddormentarsi così velocemente), mia mamma è ancora sveglia e fuma una sigaretta, mio fratello è appena rientrato.

Abitudini che vanno avanti da anni. Quella camera, in cui ho trascorso la maggior parte delle giornate da ventotto anni, continua a fissarmi, quasi per indurmi ad andare a dormire, perché tanto sarà sempre lì, anche domani, sono io che non ci sarò. Mia sorella dice che ho un’attaccamento morboso per gli oggetti, le maglie, qualsiasi cosa sia mio. Ha ragione. Provo lo stesso per la mia camera in questo momento.

L’ultima notte nella mia camera. Domani andrò via e sono felice ma avrò nostalgia per tutto questo. Almeno per un po’ ne avrò nostalgia.