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Eroica Fenice

L’uomo che odiava le zanzare

L’uomo che odiava le zanzare si chiedeva spesso a cosa servissero quelle bestie maledette nell’ecosistema naturale. Le bollava come esseri creati appositamente per provocargli fastidi, arrossamenti e pruriti proprio durante la stagione più bella dell’anno.

Le zanzare non sono animali da compagnia, non ispirano tenerezza, non possono essere accarezzate, non si addomesticano, non sono atte alla pet therapy, non ispirano poeti, scrittori né tantomeno disegnatori di cartoni animati a differenza di cani, gatti, panda, elefanti, leoni e altre bestioline del creato”. Pensava. “Persino le altrettanto fastidiose nonchè pericolose api si sono guadagnate un posto d’onore nel cuore dei bambini anni ’80 con la celeberrima Ape Maia e finanche un bruco verde di campagna ispira più simpatia di loro”.

Era convinto che le zanzare dovessero fare solo un’unica e giusta fine: essere spiaccicate al muro con tutta la rabbia e la violenza che il loro ronzio snervante provocava nella sua mente. E che soddisfazione ucciderle quando avevano appena succhiato un bel po’ del suo dolcissimo sangue!

Per l’uomo che odiava le zanzare, la lotta alle dannate iniziava già a maggio, quando l’aria si riscaldava e le finestre si tenevano aperte di più, favorendo, così, l’ingresso anticipato delle sgradite ospiti in casa. Ma lui era più furbo di loro: aveva installato le zanzariere mesi prima dell’inizio della stagione estiva e poco importava se, a causa dello spessore di 10 centimetri, dalle stesse non passasse aria. La cosa importante era che quelle maledette non entrassero. A giugno, la guerra alle zanzare iniziava alle 18.30 con l’attivazione del fornelletto ad ultrasuoni che, con la sua luce pulsante, avrebbe dovuto stordirle e renderle meno aggressive. Seguiva, verso le 20.00 l’accensione delle candele alla citronella a mo’ di lumini votivi, con l’auspico che l’odore acre di limone tenesse alla larga le sanguisughe dalle sue gambe scoperte.  E ovviamente, luci in casa rigorosamente spente.

Come ogni sera, dopo cena l’uomo che odiava le zanzare si piazzava sul divano a vedere la tv, ma un bubbone sulla sua fronte e ronzii fastidiosi avevano palesato la sfacciata presenza delle indomite bestie.

Ma come avranno fatto ad entrare quelle stramaledette zanzare ?!”. La tensione cresceva. Lui non era più in grado di vedere serenamente la televisione, perché il suo unico scopo era quello di ucciderle prima che loro lo dissanguassero. L’agitazione si trasmetteva a tutti i presenti. Ruotando la testa a 360 gradi come la bambina del film l’Esorcista, l’uomo che odiava le zanzare cercava di attivare il suo radar per individuarle. Si alzava dal divano, le seguiva con lo sguardo e le tallonava fisicamente, accendeva tutte le luci per farle venire allo scoperto finchè non le trovava nascoste lì, nel punto più alto e irraggiungibile della casa, ovviamente dipinto di un color bianco candido a cui una chiazza rosso sangue non avrebbe donato affatto. Ma loro dovevano morire. L’uomo che odiava le zanzare si armava la mano di ogni possibile oggetto utile a spiaccicarle al muro: giornale, ciabatta, scopa e persino lui…il Mocio Vileda con  la sua testa rotante. Per le zanzare non c’ era scampo, perché sulla loro strada avevano incontrato un cecchino più preciso di American Sniper. Perché si sa: quando un uomo con la ciabatta in mano incontra una zanzara tigre…l’uomo con la ciabatta in mano è un uomo morto.

Chissà perché, nonostante le zanzariere spesse dieci centimetri, le candele alla citronella, il fornelletto ad ultrasuoni, le luci spente e i balconi socchiusi, le zanzare entravano comunque nella sua casa e il poveretto era costretto a soccombere al loro cospetto. Le belve malefiche riuscivano sempre a piazzarsi nel punto più nascosto della sua casa, e l’uomo che odiava le zanzare doveva suo malgrado rassegnarsi all’idea di un’ imminente nuova puntura condita da una notte insonne. Ma in fondo, l’impavido cecchino dalla ciabatta in mano era solo all’inizio della sua guerra contro il male, che durerà molto probabilmente fino ad ottobre inoltrato. Tanto, prima o poi, in quattro mesi di lotta continua, una zanzara che riuscirà ad ammazzare senza rimetterci l’osso del collo, gli capiterà.

– L’uomo che odiava le zanzare –