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Eroica Fenice

vento

Vento. Mi è mancato il vento

Lontano da te, isola, mi è mancato il vento. Guardare il mare con il maestrale che arriva dritto in faccia e immaginare che lì, proprio in quella direzione, prima o poi lo sguardo immagina la Spagna. Tanti luoghi possono essere chiamati casa, ma la mia, di casa, ha confini aperti, ha occhi e mani che mi somigliano. La mia, di casa, ha occhi scuri e profondi come il mare, ha i sorrisi dei miei nonni, piantati lì solidi come radici, come alberi dai tronchi robusti.

Casa è attraversare quello stesso cortile e cercare una coda che scodinzola e zampette che corrono, ma tu non ci sei più, piccola compagna di vita dolce e innocente come un tramonto d’ estate. Anche tu sei passata come passano le stagioni in questa terra di silenzi, anche tu ritorni da me col maestrale.

Lontano da te, isola, il tempo non si è fermato ad aspettarmi. Ho paura che un giorno sarai così lontana da diventare solo ricordi. Per questo voglio immergermi nell’acqua, voglio andare dove non tocco, con la testa fuori per respirare e i piedi sott’acqua, ben rivolti verso il fondo. È così che voglio vivere. La testa verso l’alto a cercare l’ossigeno, gli occhi che guardano lontano e i piedi verso il fondo, a ritrovare sempre  questa terra che non è Italia, non è Spagna, non è Africa, o che forse, chissà, è un ciascuna di esse.

Mi è mancato anche il tuo sguardo di velluto scuro. Qui lo ritrovo sempre, lo assorbo come posso. Sei qui anche tu, e quando non potrai esserci saprà custodirlo il maestrale, il tuo sguardo. Tornare, isola, è insieme libertà e prigione perché tu sei libera e indomabile, aspra e dolce.

Mi è mancato il vento ma ora lo respiro ad occhi chiusi.

Con la testa verso l’alto, gli occhi che guardano lontano, i piedi verso il fondo. Riavrò di nuovo il vento ogni volta che non ci sono, ogni volta che ritorno.

– Il vento, mi è mancato il vento –

Mi è mancato il vento

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