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Eroica Fenice

Mulini

Mulini a vento

Anche stamattina il telefono si è svegliato prima di me. Caffè, sigaretta, bagno, telefono. Leggo le solite notizie, consulto la mia agenda piena di niente, vuota di tutto, fisso il mio schermo bianco. Ricerca su Google, offerte di lavoro, annunci, curriculum, e-mail. Di nuovo telefono. Pensieri sul ring come ogni giorno e se potessi pensare ad altro lo farei.

Avrei bisogno di più tempo, di un tempo diverso, di darmi tempo, ma corro continuamente e mi sento Don Chisciotte contro i mulini a vento. 

La lavatrice ha finito da poco i suoi giri di centrifuga, lo stendipanni mi fissa vuoto, i vestiti bagnati profumano di fresco. Stendo il bucato, di nuovo telefono, appendo i pensieri, e la mia giornata, appena iniziata, ha già l’affanno. Avrei voluto un futuro diverso per me, non quello delle ville con piscine, non quello delle università private e delle tappezzerie firmate. Ma neanche questo infinito, profondo buio.

Li ho visti anch’io i mulini, riflessi su di un viso, nascosti tra le parole di un mercante di parole, sepolti sul fondo del mio posacenere.

Avrei voluto vedere il mare dalla mia finestra. Seni verdi e cieli azzurri appena macchiati di bianco. Avrei voluto sognare di correre oltre quel muro di sconfitte che mi ha cementata, bloccata per anni. Avrei voluto trovare un lavoro, fare progetti, tenere un figlio. Avrei voluto non dimenticare i libri, mia madre, la voglia di continuare. Non questo abisso.

Il lampadario bianco del salone oscilla, anche oggi mi ricorda di star sveglia. La finestra semiaperta, il poco vento che entra, le tende beige che ballano il twist, il pigiama che indosso da due giorni. Sembra finalmente inverno. L’aria fredda pizzica nel naso, voglio un maglione, un piumone, un film, un cappuccino caldo. Di nuovo telefono, Facebook, Anna è incinta, Mario si sposa, Giovanna si è trasferita a Londra, il mio migliore amico si laurea. Di nuovo pensieri.

Li ho combattuti anche io i miei mulini a vento, i miei giganti, possibilità mancate, sogni mai nati, anche loro hanno preferito un aborto.

Ma qui in Italia non nasce più niente e quello che c’era stenta a crescere, si trascina. Ho preso a morsi il mio paese così tante volte che ormai ho perso il conto. Questo paese che mi ha tolto il coraggio di studiare, che non offre più nulla, che ci ha preso il domani. Il fallimento è dentro.

Avrei voluto avere un futuro, crederci, costruirlo, anche solo sognarlo. Avrei voluto riscattarmi, perdonarmi e non questo dolore senza fine. Intorno, solo mulini a vento.

 Heather Iermano