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Eroica Fenice

Natura: il senso del sacro che cura

Siamo subissati di parole inutili, strepiti e bocche ghignanti che urlano bestialità; la volgarità dei tempi e dei pensieri inquina il respiro dell’universo e la sua sferica armonia. È il senso del sacro che cura, anche attraverso una pianta, un seme, un fiore.

Quando lo snodarsi di giorni tossici intorpidisce il mio sentire, cerco sollievo nella natura. Per non farmi avvelenare dalla civiltà che fugge, fuggo anch’io, ma a lenti passi. C’è vita laddove nessuno s’intromette, oltre lo sciabordare dei pensieri in rimescolio. Viandante in punta di piedi – vorrei fossero nudi – riproduco i passi sulla terra scura e viva, mentre il vento desidera intensamente giocare con i miei capelli. In aperta campagna, mi rendo conto che non c’è nulla di più bello e grande del compiere gli obblighi della propria vita quotidiana, semplicemente e naturalmente. Dall’erba dei campi alle stelle del cielo, ogni cosa fa proprio questo; c’è tale pace profonda e tale immensa bellezza nella natura, proprio perché nulla cerca di trasgredire i suoi limiti. Così, l’apogeo della battaglia per uccidere quel borbottio interiore che rimbomba, suggella vittoriosamente la rivoluzione spirituale.

M’incammino per essere cullata, guarita e purificata nei sensi. E in ogni evasione, ricevo molto di più di ciò che cerco: risposte a domande che non ho imparato a porre, tanto sterile è la mia conoscenza rispetto alla sua perfetta essenzialità. È, questo, per me, un legame ancestrale, senza il quale mi sentirei priva di un fondamentale pilastro, del quale paradossalmente sono parte integrante. Il suo valore terapeutico nasce dal ricordo archetipico del paesaggio naturale incorrotto, che mi è stato “tramandato geneticamente”, quale parametro istintivo ed inconscio per la valutazione della più pura e, al contempo, evoluta estetica che conosco.

Ogni chicco che è seme e frutto ha, come ogni creatura vivente, il suo daimon: la “voce interiore”, essenziale, del vero. Il daimon della pianta mi accompagna all’incontro con il mio stesso terreno esistenziale e mi guida verso l’armonia autentica. Esso è, in modi e a livelli diversi, fonte di guarigione globale, dal corpo allo spirito. Mi pongo in ascolto cerimoniale, per entrare in contatto con il mistero avvolto del fiore. Il suo inebriante profumo mi rende vulnerabile alla chiarezza e alla folgorazione. Lo spirito della pianta mi connette con entità e informazioni, che popolano il vasto mondo delle potenzialità e il mistero della sua bellezza catalizza e amplifica uno stato di coscienza altro. 

Il mio cuore rapito dai fiori di pesco, ritornerà nel mio corpo quando voleranno via? 

Natura: il senso del sacro che cura

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