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Eroica Fenice

Nel nome del Padre

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo…

Dio, subito in contatto con te con un segno della croce. Alle elementari durante un pomeriggio di catechismo, qualche settimana di religioso full immersion per prepararci alla comunione, ricordo perfettamente che ci dissero come il segno della croce fosse il varco iniziatico che ci permetteva di comunicare con te. Segno della croce e via, l’accesso è libero, potete rivolgervi a Lui, dare sfogo alle vostre confessioni e porgli domande che potrebbero non avere risposta. Quando avete finito rifate il segno della croce e la comunicazione potrà dirsi interrotta. Niente di tutto questo ora che sono adulta credo sia liturgicamente sensato, sarà che la stessa serietà di essere stata educata in una scuola il cui preside era un prete che mi porta proporzionalmente e paradossalmente ad avere quel non so che di cinico al riguardo, occupare tutti i giorni gli spazi di una chiesa e chiedersi da grande il motivo di tale istituzione.

Tu lo sai già, perché dicono che tu veda tutto, ma c’è chi mette in dubbio la tua esistenza, anch’io mi ritrovo concorde la maggior parte del tempo, ma sai anche che l’essere umano ha necessità di “credere” fortemente  in qualcosa o in qualcuno, di trovare un appiglio che non chieda niente in cambio, di appoggiarsi ad uno scoglio per tentare di non essere risucchiati dalle profondità della vita. Un atto di fede vero e proprio, perché in questo mondo fatiscente e fragile mi dici come potrebbe essere il contrario? E allora tu sei il nostro capro espiatorio, l’entità che ringraziamo quando ci accade del buono e quella che ripudiamo quando ciò che ci accade buono non lo è affatto. Eppure sono qua che metto in piedi un dialogo con te e con me stessa. Ah e non sono credente, nei giorni pari almeno.

Potrebbe questa definirsi una preghiera? Ho le mani giunte e gli occhi serrati, mi passano per la mente le immagini di quello che vorrei raccontarti e dei cuori sui quali vorrei che tu vegliassi, ma ancora la mia memoria, la parte del cervello che conserva i ricordi, mi riporta al passato, tra i banchi di scuola e quei pomeriggi di catechismo alquanto enigmatici. Ho il ricordo dell’aula e delle luci al neon che si accendevano dopo una piccola intermittenza, quando calava il sole e per strada il tramonto dava alla luce un’aria opaca. Mi ricordo quel silenzio mistificatorio dei corridoi fuori la porta, che la mattina erano invasi dal caos e dal chiacchiericcio dell’allegria infantile: un silenzio che mi inquietava, il buio del riverbero di quelle lampadine mi angustiava. E poi l’insegnante che ti parla del potere ultraterreno del segno della croce…

Sto divagando, Dio? Cerco risposte che possano alleviare questo senso di inconsistenza, le risposte che l’uomo cerca nella filosofia o nella religione, in ogni caso in qualsiasi cosa che presupponga fede. Qui sulla terra il giorno volge al termine, così come i miei sospiri. Mi senti? Forse non sono credente neanche nei giorni dispari.

Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo. Amen.

– Nel nome del Padre –