Seguici e condividi:

Eroica Fenice

io non ricordo

Io non ricordo, ma non ho perso la memoria

Io non ricordo. Non ricordo cosa ho mangiato ieri ed il mio stomaco, sentendo fame ora, non ricorda se ieri ha contenuto qualcosa al suo interno o meno. Io non ricordo. Non ricordo se ieri ho fatto pipì e la mia vescica, sentendosi piena ora, non riesce a comprendere se ieri si è svuotata o meno. Io non ricordo. Non ricordo cosa ho fatto ieri, voglio fare talmente tante cose oggi al punto che non so se ieri ho fatto qualcosa o meno.

I miei giorni corrono così, senza memoria. Non m’impegno al fine di ricordare il passato, non mi applico affinché io possa avere dei ricordi di oggi, domani. Vivo il mio tempo, completamente in balia dell’attimo, consapevole come non mai, senza pensieri.

Ero un’accumulatrice seriale: torturavo lo spazio riempendolo di qualsiasi inutilità così semmai ci fosse stato il rischio di dimenticare una persona, un viaggio, un sorriso, un’ubriacata, questo rischio, ecco, non lo correvo. Non potevo correre il rischio di non ricordare, dunque cospargevo ovunque semi dei miei attimi passati: un biglietto di un treno, una bottiglia vuota, uno scontrino, fogli, biglietti, bracciali, vecchie carte, pacchi vuoti. Tutto. Con il passare del tempo ho compreso che questi semi che piantavo ovunque, non davano frutti. Da essi nascevano piante storte, piante amorfe, piante che appassivano in breve tempo nonostante io rivolgessi loro ogni giorno un po’ del mio tempo e della mia attenzione.

Io non ricordo

La cura. Curare il passato malato non dà vita ad un futuro sano. La Sanità, un quartiere. La santità, un sogno. Torno sempre a Napoli ogni qualvolta sento l’esigenza di futuro. Futuro, come una droga, futuro, come una meta, futuro, l’unica destinazione. Napoli è satura di ricordi: lì c’è l’angolo del primo bacio. C’è quel portone che raramente ti ho aperto. A Napoli c’è tutta la strada percorsa insieme, a Napoli tra le vie ci sono pezzi delle suole delle mie scarpe logorate dai passi percorsi notte e giorno alla ricerca di una sosta. A Napoli c’è l’aria che abbiamo respirato, c’è l’aria che ci è mancata, ci sono i cartoni vuoti delle mille pizze mangiate a terra, perché la terra è il mio ristorante preferito. A Napoli ci siamo noi. Siamo ovunque, siamo ovunque come eravamo, siamo ovunque come non saremo.

A Napoli, oggi, i ricordi li vedo ma non li ricordo. Sono loro che ricordano me, che mi guardano e mi dicono «Ehi, ci vedi?» I ricordi mi ricordano, ma io non ricordo loro.

A Napoli, oggi, la priorità è vivere, non ricordare.

Print Friendly, PDF & Email