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Eroica Fenice

non sono madre

Non sono madre e non sono padre, ma posso educarti alla sensibilità?

Non sono madre e non sono padre, non sono insegnante né sono scuola. Ma sono figlio, nipote e alunno. Non sono la vita, ma sono una vita. Sono incoerente e sono l’opposto di tutto e di niente, ma se c’è una cosa che non voglio essere è ineducato alla sensibilità. E sono triste, sono un educato triste, perché ho visto quella che per me può essere una delle sconfitte più grandi dell’essere un genitore: essere insensibile, soprattutto all’insensibilità dei propri figli.

Ma io non lo so, non sono madre. Però ho visto un calcio e a darlo era un bimbo. Ho visto un calcio e a riceverlo era un micio. Ho visto l’ingenuità dei sei anni, ho sentito lo “sciò” di chi invece ne aveva tre. Ho visto due bimbi terrorizzare, praticamente due piccoli umani non alti più di così. E ho visto accanto una mamma e un papà che li tenevano d’occhio, ma, incuranti e strafottenti, continuavano a trascinarsi andando lontano da lì.

Non sono madre, ma sono triste. Non sono padre, ma mi sento sconfitto

Vorrei l’innocenza di un bacio strappato, vorrei l’errore di una parola mal posta e vorrei la rabbia, vorrei il confronto, voglio anche passare il tempo a parlarne. Ma voglio il rispetto per ogni persona e voglio il rispetto anche per te.

Vorrei che tu sia educato, bambino del mondo, perché quel micio non t’ha fatto niente. Ti avrei preso per mano e ti avrei spiegato: «bambino mio, non strappare le foglie. Che diresti se ti strappassi i capelli?». Ecco, così vorrei educarti alla sensibilità.

Vorrei cancellare lo “sporco” che ho sentito stavolta, l’“ignorante” e il “demente” del genitore quando gli è stato chiesto «ma suo figlio è educato?». Forse un po’ forte, un po’ tagliente, ma ho visto la gioia, le risa e il divertimento da un altro dolore, il dolore di chi dalla tua mano avrebbe mangiato, di chi in quel posto ha visto una casa. «Sta sulle auto!» sì, perché cerca calore. Lui sentirà la pioggia, tu la vedrai da sotto il tuo ombrello, bambino del mondo. E ti chiedo scusa per mamma e papà. Non vale molto, meglio se a dirtelo fossero stati loro.

Non sono madre e non sono padre, non sono insegnante né sono scuola ma sono figlio, nipote e alunno. Non sono la vita, ma sono una vita. E lo sei tu, lo sono i bimbi, lo sono i genitori, lo sono i mici e lo sono tutte le cose del mondo. Ecco, così voglio educarti alla sensibilità.