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Eroica Fenice

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Mio Nonno e Io: una piccola storia

Mio nonno ha 94 anni, 95 a Dicembre, il 5. Oggi sono stata a trovarlo in ospedale; lunedì aveva delle fibrillazioni, quindi per un po’ è stato in rianimazione. Dopo averlo chiamato, il suo cardiologo, alle ore 18:00, gli aveva detto che si doveva ricoverare, ma lui, che ha la ‘coccia’ tosta, si è impuntato, e per convincerlo e portarlo si sono fatte le 23:30 (riferirà, parlando con me, di “essersi mosso in fretta e furia, di aver lasciato tutto, alla chiamata“… uno strano modo di intendere la celerità!)

La verità è che l’ospedale è un concetto che mio nonno non considera, perché in 94 lunghi anni non c’è mai stato! Mai un’appendicite, mai un problema, mai una malattia… non ha mai preso un’influenza, o il raffreddore, una tracheite… non soffre di osteoporosi, nè di diabete, non ha il colesterolo alto, il cuore pompa perfettamente, la pressione è sempre sotto la minima: 60/100 al massimo! Eppure mangia conditissimo e salatissimo: mangia col sale a tavola… Il suo compagno di stanza, che poteva avere l’età di mio padre, ha detto che aveva aggiunto il sale persino sul formaggio che gli avevano portato! E per secondo cosa hai mangiato?” mi ha risposto che c’era una cosa… una fetta di qualche cadavere, che lui aveva buttato subito… E in più non beve: sul comodino c’erano tutte e 4 le bottiglie d’acqua dei pasti.

Perché non beve? Perché l’acqua gli fa peso! “L’acqua non è digeribile“, dice, solo quella di Scauri è leggera. Non a caso alla casa a Scauri passa la maggior parte dell’anno, e quando viene l’estate, sulla spiaggia, si mette nell’ultima fila di ombreolloni, anche se è libera la prima, perché deve sudare per “rilasciare tutta l’umidità dell’inverno“.

Forse per come sta in salute male non fa. Oggi mi raccontava nuovamente come si è temprato: durante la guerra, quando era in Grecia, sui monti, restava per ore sdraiato nella neve col mitra puntato; quando tornò a casa, dopo essere stato prigioniero, dormiva sul pavimento… nel letto si sentiva scomodo, non ci sapeva più stare.

L’ho trovato benissimo: un colorito splendido, degli occhi limpidi, seduto a tavolino a mangiare la mela fettina per fettina come se stesse agli Champ Elisé, i capelli solo un po’ scombinati; glieli stavo ravviando con le mani. Non va dal barbiere da quando sono stata io il suo barbiere: il giorno di Pasqua gli ho tagliato capelli, sopracciglia, basette e barba. Poi mi sono spaventata, perché è molto puntiglioso su queste cose… invece si è guardato allo specchio ed era tutto entusiasta. Meno male, se no mi avrebbe severamente redarguito.

Era il più elegante del reparto: indossava un bellissimo pigiama fatto a camicia con colletto e bottoni, di un bel cotone misto lana a lisca di pesce bianco e azzurro e per vestaglia aveva una finissima giacca da camera rosso sangue con cordino a cimasa e rifiniture in oro.

Mi sono messa nelle sue orecchie per vederla indossata, e ridendo se l’è messa. Nonno, sembri Napoleone“. Ai compagni di stanza ha detto che ha una nipote molto spiritosa: “E capirai nonno! ‘Una’ nipote: tu solo a me e le mie sorelle tieni!”

Quando sono entrata, alle sue spalle, e ha sentito la mia voce, non si è stupito che fossi lì: è stato come se in un certo senso mi aspettasse, ne fosse sicuro… era sicuro che sarei tornata… che non sarei rimasta impassibile sapendo che mi aspettava, che mi chiedeva a telefono.

Appena finito di mangiare la mela con gran slancio oratorio si è lamentato della scostumatezza mattutina di un infermiere: ah ma lui subito lo ha messo a posto, e quello non si è permesso più, ma se lo rifarà di nuovo, gli tirerà un pugno! E lo farà davvero! Ha una stretta vigorosa con quelle mani, e un’energia senza limiti. Con quelle mani ha costruito una casa con un grande albero che dà frutti ogni anno 

Quelle mani: quando mi dicono che ho delle mani stupende, io so che sono identiche a quelle di quest’uomo, che la genetica, chi sa come, me le ha fatte belle e femminili partendo da mio nonno… questo nonno, l’unico che abbia conosciuto, che non è mai venuto alla mia casa, che non mi ha mai accompagnato a scuola, mai portato a fare una passeggiata… che ha scoperto l’affetto solo a 90 anni, e non mi stupisco più, da tempo, di amare teneramente.

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