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Eroica Fenice

ombrelloni e protezione 50

Ombrelloni e protezione 50

Seduta in quel caffè, io non pensavo a te. Seduta in quel caffè, con Lucio Battisti in sottofondo, io pensavo a me stessa.

L’apparenza inganna, la superficialità e la leggerezza confondono e a me la confusione piace.

Per confusione, non intendo il frastuono di clacson in corsa o il vocio di gente frettolosa senza meta. Per confusione, non mi riferisco neppure al disordine della camera dell’adolescente in crisi, alle prese coi primi amori esplosi proprio come i brufoli in faccia, quei brufoli grandi quanto un’arachide ma che ancora non sono pronti, ancora non hanno la punta bianca, ancora non possono essere schiacciati. La mia camera è disordinata, ma non è per niente confusionaria, secondo alcuni. Secondo altri invece, è confusionaria ma assolutamente ordinata. Punti di vista? Credo di sì.

Rigiravo il cucchiaino nel caffè, in attesa che qualcosa accadesse. Mi guardavo intorno con fare annoiato e con occhi incuriositi dal fatto che non ci fosse assolutamente nulla che suscitasse in me curiosità.

Il caffè si raffreddava intanto, mentre il sole compiva la sua scalata quotidiana verso il cucuzzolo del cielo, mettendo a riscaldare così ogni giorno noi esseri umani: una minestra che il signor sole riscalda da secoli; sarà forse per questo che non siamo più così buoni? Sarà che abbiamo perso la freschezza primitiva di Adamo, la smania di scoperta di coloro i quali nulla possedevano, se non la voglia di conoscere e a noi invece resta solo la brama di possedere senza stimolo alcuno nel voler conoscere? Il caffè, ufficialmente freddo.

Sono rimasta accomodata ad un tavolino con l’intento di riflettere e come sempre mi sono ritrovata solo a fantasticare. Sarà forse questo il mio problema? Convinta di ritrovarmi nel più grande circolo vizioso di pensieri in corsa nel mio cervello, mi vedo compiere degli enormi testacoda con colei che non pensa e non aiuta certamente me a pensare: la fantasia. Dovrei avere i piedi per terra, le mani sul tavolo, gli occhi sui libri, il corpo fermo, i capelli lisci, la bocca chiusa. Dovrei, secondo chi?

Ombrelloni e protezione 50

Seduta in quel caffè, io non pensavo a me. Seduta in quel caffè, con Lucio Battisti ormai sotto, nel fondo dei miei pensieri, lontano dalle mie orecchie, io pensavo a te. Compiendo un sacco di voli pindarici al fine di stare lontana dalla tua sagoma, mi ritrovo in pieno giorno a brancolare nel buio, assistendo ad ogni mio passo al riflesso della mia figura nella quale, a terra, non vedo che la tua ombra. Non mi segui, perché tu hai i piedi per terra, hai le mani sul tavolo, hai gli occhi sui libri, il corpo fermo, i capelli lisci, la bocca chiusa. Devi, secondo chi?

Io mi ribello al condizionale della mia ragione, tu soccombi all’imperativo del tuo orgoglio.

Seduta in quel caffè, io non pensavo.
Non sono più seduta in quel caffè, non penso a me, non penso a te.
Penso a stare all’ombra, perché non intendo essere la minestra riscaldata di nessuno, tanto meno del sole.