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Eroica Fenice

Parto in treno, partorisco chilometri

Parto in treno, partorisco chilometri

Parto in treno, partorisco chilometri.

A bordo di scarpe umide, mi asciugo gli occhi: è questo forse il segno dell’inizio della stagione delle piogge? Disegno sui vetri il sole che oltre i vetri più non c’è: l’estate è stata, il passato è prossimo, il futuro è grigio.

Nascondo i miei piccoli piedi in scarpe enormi comprate dando i numeri, maschero la mia esile corporatura in abiti di cui io stessa ignoro la taglia. Taglio le maniche e scopro le braccia mentre scopro che mi sanguinano, per i tagli, i talloni. Dormo sognando la grandezza del corpo, mi sveglio affinché io mi renda conto della mia piccolezza.

L’autostrada è in moto, scorgo lucciole in corsa sull’affollato asfalto mentre si spengono le luci nelle mie deserte praterie. Dio ha spento le lucciole, ha acceso le luci.

Mi accompagni, non ti copri. Ai miei piedi, le suole dei passi dei tuoi giorni. Da quando sei la mia compagna, non cerco altra compagnia. Il mio corpo avvolto nel tuo cotone morbido come la seta. Ma che fine hanno fatto i bachi? I baci, oggi, non hanno fatto di noi la fine. Un nodo in gola mi slega dalla città del sole mentre sale in mente il nodo delle tue promesse di fedeltà. Nessuna premessa, mentre per ripararci dalla pioggia ci rifugiamo come amanti infedeli tra i fedeli di una solenne messa. I ricchi predicano la povertà, mentre i poveri sono preda della fame. Mi fermo al casello autostradale: oggi offre l’autista. E tu mi sembri autistica, mentre ti fermi e soffri.

Parto in treno, partorisco chilometri

Partissi a letto, partorirei bambini. Al suono di violini, rifletto. Oggi comincia il mio futuro, finirà forse domani il mio passato? Ti ho parlato, mi hai definita immatura. Non possedere più un proprio odore: forse è questo l’amore? Tra due linee bianche, vado sempre dritta. Fermarsi in autostrada non conviene, si viene tamponati, lo si prende in culo. Spingo l’acceleratore mentre spengo il cervello che mi ritrovo, testardo e poco prestante, proprio come quello di un mulo. L’unica cosa che ho sulle spalle è lo zaino, lo indosso ogni giorno, avida di andati odori. Lo indosso ogni giorno, da quando ho perso la testa, gravida di andanti amori.

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