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Eroica Fenice

Pasqua e resurrezione: eroico Gesù ed eroica fenice

Se devo essere sincera, a me la Pasqua non piace granché. Ogni anno, puntualmente, mi domando se a Pasqua Gesù muore o risorge e porgo l’intelligente quesito a malcapitati a caso che preferiscono darmi dell’idiota piuttosto che la risposta, mentre io ignoro cosa festeggiare.
Poi questa storia che la Pasqua è sempre di domenica non mi fa gioire. La domenica, vengo assalita da gravi turbe della psiche che fortunatamente mi affliggono per sole 24 ore, ogni 7 giorni. Non ho voglia di vivere, di nutrirmi, di vestirmi. E invece il giorno di Pasqua devo addirittura badare a cosa indosso, ostentare femminilità, con abiti quasi decenti, che solitamente nascondo in comode felpe taglia xxl; sfoggiare tacchi non miei che, vivendo per 364 giorni all’anno in scatoloni, odorano di muffa, evitando la caduta libera al suolo con conseguente distorsione di caviglie; dispensare bacini finti e ricevere auguri indesiderati.

I regali pasquali sono sempre meno proficui rispetto a quelli natalizi. Gesù nasce, le famiglie beneficiano di tredicesima, quattordicesima e dunque è un piacere farsi vedere in quel santo giorno. A Pasqua, ogni anno, c’è crisi, ahimè.
Per l’occasione, si sfornano pastiere seriali. Che gioia infinita quell’aroma di arancia che mi disgusta al solo pensiero o quei chicchi di grano che s’incastrano in un dente sì e nell’altro pure facendo della tua dentatura la loro dimora.
Per pranzo, l’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo, al quale chiediamo con canti corali di avere pietà di noi. Siamo davvero furbi: in chiesa gli chiediamo pietà mentre a tavola facciamo il bis quando arriva fumante, a pezzetti, beato tra le patate al forno.
E per concludere in bellezza: l’uovo di Pasqua! Da piccola preferivo le uova di gallina a quelle di cioccolato. Crescendo, ho cominciato a desiderare che l’uovo divenisse matrioska. Mangiare il primo strato e trovarne un altro. E poi un altro, ed un altro ancora. E così via. Fino a giungere al centro, al cuore della cioccolata e rischiare di far schiattare il tuo di cuore a causa delle calorie oppure di intasare il gabinetto con sostanze simili in quanto a colore e consistenza a ciò che hai ingordamente ingerito. Invece no, al centro dell’uovo si cela la sorpresa. L’inutilità in vera plastica creata con tossica meticolosità nella terra dagli occhi a mandorla della quale neppure bambini giocherelloni sanno cosa farsene.

E dopo Pasqua arriva Pasquetta. I livelli di precipitazioni sul globo terrestre aumentano a dismisura nel giorno seguente alla resurrezione di Gesù, sempre.
Credo che l’importante, a Pasqua, sia risorgere. Saziamoci come ci pare, preghiamo se crediamo. Deridiamo i vegetariani che si privano dell’agnello a tavola e lasciamo che loro si schierino contro chi dell’agnello proprio non sa farne a meno.
Siamo un po’ Gesù, un po’ fenici, a seconda di credenze e preferenze. Optiamo per il volatile voglioso e capace di risorgere o per l’uomo che moltiplicava i pesci la cui resurrezione avvenne per volontà del padre. Ma risorgiamo, che soccombere nella cenere da vivi è peggio di divenire cenere da morti.
Buona Pasqua!  

Pasqua e resurrezione: eroico Gesù ed eroica fenice

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