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Eroica Fenice

Perdonami

Perdonami. Se puoi. È colpa mia

Perdonami. Se puoi.

Perdonami perché anche se non ero lì, è stata colpa mia.

Perdonami perché anche se non ho risposto io, è stata colpa mia.

Perdonami perché anche se sono spettatrice sulla soglia del mondo, è stata colpa mia.

Perdonami perché è anche colpa mia se non sei riuscita a sopravvivere in questo mondo fatto di burocrazia dove la ragnatela di carte ha più valore di un cuore che batte.

Non eri nata per vivere qui. Non ti abbiamo meritata.

Il tuo essere, così innocente, ha smesso di battere e noi, anzi io sono stata incapace di salvarti. Poche ore di vita e avevi già capito tutto. Poche ore ed hai potuto “assaporare” il male di questo mondo, la sua crudeltà, la sua incapacità ad accogliere il simile. Un cuore può solo aprirsi ad un altro.

Il tuo, l’ho fermato anche io.

Forse, se tutti fossero processati per omicidio da un tribunale, visibile o invisibile che sia, potrebbe la mia coscienza essere meno travagliata? Forse, se per ogni delitto pendesse sulla nostra coscienza il senso di colpa, il mio cuore sarebbe meno lacerato.

Perdonami. Se puoi.

Perdonami perché se non hai scritto mai una lettera, è anche colpa mia.

Perdonami perché se non hai mai visto il mare, è anche colpa mia.

Perdonami perché se non hai mai guardato negli occhi i tuoi assassini, è anche colpa mia.

Perdonami perché forse accusando tutti, si rischierà di non avere mai un colpevole sul banco degli imputati.

Perdonami per la loro indifferenza, la loro freddezza, la loro innata sterilità.

Perdonami se in questo momento spero nell’esistenza di un mondo migliore, e perdonami se questo mondo sia di là, dove il male non ha sede e tu potrai seguire da lontano chi ti ha amato da quando eri poco più di un seme. Perdonami perché se fossi diventata grande, forse tu non ci avresti creduto.

Che mi perdoni io stessa per quest’orrendo delitto. Che mi perdoni io stessa la colpa di averne una. Che si perdoni l’onnipotenza che si crede di avere e la povertà che dimostriamo dinanzi la fragilità di una vita.

Guardami negli occhi, ovunque tu sia, sono la tua assassina, e tu la mia vittima. Guardami negli occhi affinchè possa bastarti il mio dolore per alleviare la tua delusione di un mondo che non ti ha voluta.

Guardiamoci negli occhi.

Comincia da me. Comincia dai medici. Comincia da chi ha risposto al telefono. Comincia da chi ha detto: “Non c’è posto” senza trovare un’alternativa.

Accusaci tutti.

Ovunque tu sia, perdonami. Se puoi.

Jundra Elce

 

 

-Perdonami. Se Puoi. È colpa mia-

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