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Eroica Fenice

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Perdonare: quando la libertà diventa una maledizione

Esiste una frase, più o meno sempre uguale, che viene utilizzata per dire, in poche parole, che una volta le relazioni duravano di più, che oggi abbondano divorzi, che nessuno ricorda cosa sia il vero amore. Questa frase è “i miei nonni sono stati insieme tutta la vita”.

Nel mio caso è vero, i miei nonni sono stati davvero insieme tutta la vita. I miei genitori no, neanche dieci anni. E io? Io ho imparato a perdonare.

È una cosa a cui penso parecchio, ogni volta che con il mio ragazzo si alza un po’ la voce, ogni volta che arriva qualche dubbio, ogni volta che la voglia di buttare tutto all’aria si fa sentire.

Una volta le donne erano brave in questo, erano brave a perdonare, era un loro dovere. Perdonavano sempre, perdonavano i tradimenti, perdonavano le botte. E covavano l’odio, perché il diritto di andar via non c’era, per loro.

Il diritto di “non” perdonare

Una delle maggiori conquiste dei movimenti femministi non è stata solo il diritto di voto, non sono state solo le tutele sul lavoro, quelle nell’ambito della maternità. Una della conquiste più grandi è stato il diritto a dire no, a non perdonare, a non sopportare. Diritto che ben presto si è trasformato in un dovere, in una maledizione.

Oggi basta guardarsi intorno per capire che poche donne sanno ancora perdonare, pochi uomini hanno imparato a farlo. Le persone si lasciano per un disaccordo, per un vaso rotto, per uno sguardo alla persona sbagliata durante la luna di miele. Matrimoni lampo privi del perdono, anni d’amore dimenticati per una piccola incomprensione.

Ringrazio di avere il diritto di non perdonare, e non parlo solo dei tradimenti e delle botte – perché di quelli, grazie a Dio, non ce ne sono mai stati –, ma anche di una parola scortese detta in un momento di nervosismo. Oggi esiste il diritto di non perdonare. Ma quello che in molti sembrano aver dimenticato è che io ho anche il diritto di decidere di farlo.

I miei nonni sono stati insieme tutta la vita. E di certo molte volte non si sono sopportati, ma si sono sempre perdonati. I miei genitori avevano il diritto di scegliere e hanno scelto. Ed ora che questo diritto ce l’ho anche io, scelgo di essere felice ogni giorno, di costruire qualcosa lasciando da parte magari quelle piccole cose che potrebbero darmi fastidio, lasciando da parte chi mi dice che “proprio non avrebbe perdonato, al posto mio”, lasciando da parte chi giudica.

Non penso di essere una persona debole.

Una donna cinquanta anni fa veniva giudicata se si prendeva il diritto di lasciare, oggi viene giudicata se si prende quello di perdonare.

Quanta strada ancora c’è da fare.

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