Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Perso

Ho perso brandelli di solitudine

Ho perso le parole quando ancora non sapevo scrivere.
Ricordo quell’aula con i disegni colorati che pendevano dalle pareti e i raggi del sole che entravano dalla finestra. Avevo gli occhi vivi, le guance rosse e il viso bello. Conoscevo solo il mondo fuori dalla finestra della mia camera e tutti erano, indipendentemente dall’età, migliori confidenti. Distratta, timida, ingenua. Esiste emozione più grande di quella di un bambino? Ho un ricordo sfocato di come guardavo il mondo ma il silenzio di quel giorno non l’ho più scordato. Avevo disegnato me stessa, i bambini lo fanno spesso per provare a ri-conoscersi in un corpo che sembra cambiare ad ogni alba. “Ti piace? Sono io” – avevo chiesto felice ad Erika, la mia amichetta di banco.
“No. È brutto, il mio è bello”. Guardai a lungo il suo disegno, era bello come il mio. Volevo dirlo ma mi si bloccarono le parole. Quel magone è rimasto in bilico senza trovare una destinazione e ha imprigionato con sé tutte le mie parole.

Ho perso la vista in un giorno di pioggia.
Correvo arrabbiata lungo quel viale alberato, la sveglia era suonata con un’ora di ritardo e l’autobus che aspettavo non passava da diverse manciate di minuti. Ero assorta nel tentativo disperato di inventare una bizzarra scusa che giustificasse un ritardo che il professore di diritto privato non avrebbe accettato senza conseguenze. D’improvviso risuonò un tonfo e un grido. Nonostante la fretta mi voltai. Un uomo aveva mollato un ceffone ad una donna, ed ancora un calcio e un altro ancora. Ero rimasta impietrita, guardavo inerme le lacrime che si confondevano con la pioggia incessante di quella sagoma sottile e troppo indifesa sdraiata sul cemento ma non riuscivo a muovermi. Non compresi mai cosa stava accadendo e il perché di quella violenza. Saltai l’appuntamento. Da quel giorno quell’immagine mi ritornò in mente nei momenti più desueti. L’ingiustificato gesto di sopraffazione e forse il senso di colpa per aver guardato troppo a lungo senza fare nulla mi strapparono la capacità di vedere. Ho perso la vista in un giorno di pioggia ma imparai a percepire col cuore.

Ho perso anche il cuore.
L’amore nasce all’improvviso. Un giorno che difficilmente dimenticherò ho incontrato Thomas. Non l’avevo chiesto, né voluto, né sperato eppure l’avevo sentito quel sentimento che non trova altre motivazioni se non nella sua esistenza disarmante. L’ho sentito quando mi ha regalato un rametto di fiori di pesco e mi ha spostato i capelli dal viso. Avevo conosciuto altri uomini ma lui era diverso da tutta quella gente. Troppa quella migliore, troppa quella peggiore. Un suo sguardo, per me che da tempo non ne avevo più, riusciva a farmi sentire più forte; non mi serviva la vista quando avevo i suoi occhi. Un giorno di dicembre lo vidi baciare un’altra. Mi ha tradita, umiliata, ho perso tra le sue lenzuola pezzi di cuore finché un giorno non l’ho sentito più battere. Nevicava sulle panchine di questa città quando ho perso il cuore.

Il tempo, e da allora ne è trascorso parecchio, non serve a curare le ferite ma dona sempre speranze e consapevolezza. Se ripenso al passato sorrido e fermo con la mente quell’istante per ricordarmi che “in questo momento” è soltanto il primo difficile passo della vita che non smette mai di togliere e dare. Da qualche mese ho realizzato un autoritratto, sarà esposto ad una mostra importante fra un paio di settimane circa. La pianta di pesco che ho piantato in giardino sta per dare i primi germogli e anche quest’anno mi riempirà il cuore di gioia. Sì, il cuore. Ho sposato mio marito quando ho imparato ad amarmi e richiedere rispetto per le cose semplici. Gli raccontai la mia storia, “nevica solo quando il cor non ama”, mi disse. Ho capito che il diritto privato non mi interessava poi così tanto, sono a capo di un programma contro la violenza sulle donne e l’immagine di mia figlia che ride è il senso profondo di ogni mio sguardo verso il presente e il futuro. Ho perso brandelli di solitudine ed ho capito quello che strada facendo dovevo imparare.

Le ferite trascorrono e l’anima perdona sempre il suo passato.

Ho perso brandelli di solitudine