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Eroica Fenice

procuratore parte seconda

Procuratore di occasioni. Parte seconda

Qui per la prima parte.

[…]Sono un procuratore sportivo tra i più importanti in Europa, ho un conto in banca milionario, sono idolatrato come un playboy eppure credetemi, io non ne posso più. Sono disgustato. Ve lo giuro. È sempre tutto così finto, tutto così poco vero. Sto quasi pensando di dedicarmi a tutt’altro. Molte volte penso che mia madre abbia ragione. Dovrei trovarmi una relazione stabile, magari sposarmi. Avere una vita sobria, ripartire dalla cose semplici. Una vita normale, una routine monotona ma rassicurante.

No, purtroppo o per fortuna, non mi ci vedo, non ci sono tagliato. Queste cose, l’idea di una famiglia, dei bambini, insomma, mi fanno paura. L’idea di essere padre mi spaventa, non penso di esserne all’altezza. Non avrei tempo per un figlio, sono costantemente lontano da casa. Tenderei a viziarlo troppo, inoltre. A causa del mio lavoro  ho iniziato a dire troppi sì. Sono un realizzatore di capricci più che un procuratore sportivo. I miei assistiti richiedono e io, senza batter ciglio, cerco di accontentarli, sempre. Forse, però, sono soltanto spaventato dai silenzi dei miei genitori, dell’incapacità di comunicare della mia famiglia. Non vorrei ripetere gli stessi errori e se solo ripenso all’ultima volta che sono tornato a casa dei miei, rabbrividisco.

Procuratore di occasioni, il pranzo domenicale

Era un normale pranzo di domenica con la mia famiglia. Oltre a me, erano presenti mio fratello con sua moglie e suo figlio Luca, di quattro anni. Si era sposato due anni prima. Dopo aver sprecato tante occasioni in grandi club, aver rischiato più volte la sua salute e di rimanere completamente al verde, si era aperto una scuola calcio nel nostro paese. Gli ho proposto più volte di lavorare nella mia società. Non ne vuol sapere per nessun motivo. “Sei ricco grazie a me!” mi rinfaccia ogni volta. Per chissà quale razza di orgoglio, non riesce a sopportare questa idea. Ne soffre, maledettamente. 

Procuratore di occasioni: interrogativi, bugie e rancori svaniti. 

“Papà” lo chiamò Luca “è vero che hai giocato con Del Piero?”. “Certo, gli ho anche fatto un tunnel!” rispose lui. Mentiva. Provo quasi pena per quel bambino. Per quanto tempo ancora rimarrà all’oscuro di tutto?
A fine pranzo uscì fuori sul terrazzino. La mia mente era vuota, priva di ogni pensiero. Si avvicinò mio padre. Avevo tentato di comprare una casa nuova per lui e la mamma. Ennesimo tentativo fallito. In paese si sarebbe potuta diffondere la voce che Cassini fosse mantenuto dal figlio. Il mio vecchio avrebbe preferito la morte. “Senti, Roberto” esordì “lo sai, tra me e la mamma non c’è più la passione di una volta. Ecco…” esitò “ho visto che tu conosci tante belle don-“ lo interruppi bruscamente con uno spintone sulla spalla. Mi sarei dovuto arrabbiare, anche parecchio ma non ne avevo voglia. Non avevo più voglia di molte cose.

Fine

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