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Eroica Fenice

Il razzismo della lavatrice

Il razzismo della lavatrice

Lavare i panni sporchi è operazione da poco per la maggior parte delle donne. Le nostre nonne hanno insegnato alle nostre madri a farlo, le nostre madri hanno trasmesso a noi il gene dell’igiene. È un rituale, questo, che si tramanda di generazione in generazione, badando in particolar modo a passare alla prole i trucchi del mestiere. Ma avete mai pensato voi al razzismo della lavatrice?

È buona norma lavare l’intimo a 60 gradi, i panni colorati a 40, la lana non so come, sinceramente. I capi sintetici, i capi delicati, i capi che delicati non sono: ogni capo necessita di particolare cura ed attenzione nel momento in cui viene rinchiuso nel roteante oblò che ridà pulizia a ciò che indossiamo.

Mi ha sempre incuriosita però la necessità di separare i panni bianchi dai panni neri.

Così che nasce il razzismo a mio avviso: viene inculcato nella nostra natura ancor prima che ce ne rendiamo conto. Cresciamo con nostra madre che separa il bianco dal nero e quando cominciamo ad usare la ragione e a vedere persone “nere” accanto a noi, ci auto-convinciamo che dobbiamo vivere separati. Crediamo di stare in una grandissima lavatrice, una lavatrice in cui qualcuno ha chiuso l’oblò a chiave, un oblò dal quale non possiamo fuoriuscire, un oblò nel quale veniamo costantemente lavati, mischiati a qualsiasi altro colore, nero incluso.

Se lavi i capi bianchi con i capi neri, il nero stinge e perde il suo brillante colore; il bianco invece assorbe, perde candore. È questo ciò che temiamo di più? Abbiamo paura di assorbire da chi ci sta intorno caratteristiche che non ci appartengono? Siamo terrorizzati dal probabile e quasi certo mescolamento delle qualità? Semmai le trame della nostra esistenza si intrecciassero con le trame, diverse dalle nostre, di quelle altrui, saremmo minacciati? Perderemmo originalità, non saremmo più noi stessi? È questa la nostra più grande paura?

Perché non vedere invece nel nero una possibilità, la possibilità di dare vita ad un nuovo colore? Per quale motivo essere necessariamente solo bianchi o solo neri? Perché evitare di sfiorarsi, toccarsi, assorbire, mescolarsi?

Il razzismo della lavatrice

Capi bianchi e capi neri non devono essere lavati insieme. Uomini bianchi e uomini neri devono lavarsi e basta, anche insieme, se gli pare, perché se non si lavano, puzzano in egual modo.

La lavatrice ha provato a farmi diventare razzista ma io mi ribello notte e giorno alla sua logica separatista: lavo qualsiasi tipo di capo insieme senza notare neppure più i colori. Il mio bucato è una macedonia ed io non possiedo più maglie bianche, nere, gialle, rosse. È tutto dello stesso colore, un colore anonimo, un colore indefinibile, un colore che continua a mutare col tempo ad ogni lavaggio.

Niente è più bianco nella mia biancheria, il mio intimo non è più nero. Ci sono macchie ovunque, strisce, puntini ed ogni lavaggio è una sorpresa: non perdo in questo modo il gusto di meravigliarmi; è tutto nuovo, ogni volta.

Vado a lavare i miei panni, ora. Con le braccia piene di tutto ciò che in questi giorni ho sporcato, consapevole come non mai del fatto che nella vita sono per l’unione e mai per la separazione, fosse anche solo quella dei colori.