Seguici e condividi:

Eroica Fenice

resistenza

Resistenza

“Nella follia solo allora sarò Umanosolo allora sarò Pulito”

Ho steso i panni. Fuori fa freddo. Ci hanno messo un po’ ad asciugarsi. Ho steso un paio di frasi. Dentro fa freddo. Non credo sia giunta l’ora ma devo comunque provare a tirarle fuori. Farò come sempre. È un vecchio vizio il mio. Prendere la penna e farne escort. Adescare le parole mentre guido al buio e chiedere loro in prestito un po’ di pace. Quanto vuoi? Quanto ti prendi per liberare il mio corpo da queste catene? La tua anima mi basta. D’accordo. Amen. Così sia.

Nuvole di frammenti. Scorbutiche emozioni si sono subito posate sul foglio. Erano ingabbiate e recluse da troppo. Puzzano di muffa. Puzzano di un me che ormai non mi appartiene.
Le ho sigillate con lo scotch e un po’ di saliva per costringermi a guardarle. Abbasso la testa. Qui non c’è scritto niente che mi appartenga davvero. Qui ci sono solo onomatopee di non senso.
È la repressione a dare forza alle parole ma non riesco ad aggrapparmi a loro, sono specchi senza appiglio. C’è solo disgregazione del suono diventato cantilena di donne stonate. Lo ammetto. Non trovo difficoltà maggiore che scrivere. Ciò nonostante, non riesco a ragionare se non per immagini.
E, allora, con le mani che tremano, col Parkinson emotivo, pur di riappropriarmi delle mie metafore taciute, mi dissolvo in queste parole oscure: 

Scacco al re. Non ho il tempo di guardarmi attorno che sento urlare. Il re è nudo. Accorrete tutti ad assistere alla sua disfattaMi alzo. Mi trascino sanguinante tra la folla rabbiosa. Non mi avete ancora sconfitto. Piove. Perdo il mantello. Mi cade la corona. Mi sfugge lo scettro di mano. Piove. Scivolo nel terriccio. Adesso sono solo. Sorrido sfinito. Se ne sono andati via tutti. Ho le scarpe rotte. Le tolgo. Piove. Adesso sono libero. Non ho più il peso di dover essere e posso finalmente correre. Correre per raggiungere le tue braccia in silenzio.

Labbra serrate. Mani incrociate.

Foglia cullata dal vento di Aprile, mi accascerò su di te inerme.

Questo è l’unica resa che conosco.

Questa è resistenza.
E io un partigiano che combatte disperato per un amore sconosciuto.

Marcello Affuso

– Resistenza –

Print Friendly, PDF & Email