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Eroica Fenice

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Sconosciuti

In un albergo malfamato di terza categoria, appena fuori dall’autostrada, in piena notte, un’auto si avvicina con i fari accesi. Accosta nel parcheggio, spegne la macchina. Qualcuno scende dall’auto e chiede se c’è una camera disponibile.

È un uomo ricco, un uomo affermato, che si trova in una fase di trapasso della sua vita. Ha una bella moglie, che ha avuto da sempre. Ha sempre vissuto la stessa vita, la vita di uomo ricco. È difficile pensare alla vita come un qualcosa che puoi cambiare, per esempio come un abito che indossi.

Se solo l’uomo in questione mi lasciasse entrare nella sua testa potrei dirvi da che cosa la sua vita sta trapassando. È un muro la sua testa. Probabile che il trapasso stia in quei muri. E se lui non ci riesce figurarsi io.

Non mi piace quando mi chiedono di capire la gente che non conosco, mi piace parlarne, mi piace cercare qualcosa in tutto quello che c’è. Ma allora significa che immagino. Non posso dirvi chi è quell’uomo se non glielo chiedo. Perciò immagino chi sia un uomo che non sa chi è.

Sconosciuti, o forse no

E per me è un uomo ricco, affermato, che si trova in una fase di trapasso della sua vita, e che mi chiede di correggere un errore di grammatica o prammatica, che in questo caso fa lo stesso, «è prassi», mi dice, «nulla di grave, tranquillo, sbagliano tutti quando devono parlare di me», «nulla di personale, continua».

«La macchina parcheggiata è costosa e stona con tutto, e mi consenta, il suo ha tutta l’aria di essere un gran bisogno di stonare. Sua moglie, anzi no, la sua bella moglie è incinta e qualcosa le dice che quella che sta per nascere sarà di certo una bella figlia. Ma dietro il matrimonio c’è molto altro. Ci sono tradimenti, donne (molte di giudicabile dignità), orecchie che sanno sentire, bocca che sa parlare e naso che sa pippare. Tutto quello che è salito su per le narici è dovuto ai suoi soldi, si sa, e alla vita che conduce. Poco tempo a casa con la sua bella e fedele moglie e molto più tempo in giro su jet privati a bere champagne e sniffare cocaina di alta qualità dalle tette delle puttane.

Ma alla fine torna sempre dalla sua bella moglie.

Vuole provare qualcosa di diverso, e “diverso” nella sua vita corrisponde a rozzo, a rude, a zozzo, schifoso, brutto, a normalità, ad astinenza (da sesso, droga e soldi), a provare più che comprare. Non era in programma di fermarsi qui, sua moglie è in ospedale, sta per nascere la sua bella figlia e lui deve fuggire. Crede di aver trovato l’amore in qualcun altro. Anzi no, è troppo poco.»

«Qualcos’altro caro. L’amore l’ho trovato in qualcos’altro, non in qualcun altro.»

«Fuori da casa sua, fuori dal suo ufficio di merda, e si è incastrato in un rozzorudezozzoschifosobruttonormalepuro mondo. Si è incastrato con una donna, una donna e basta. Che è qualcosa, non qualcuno, giusto?»

«Giusto»

«In autostrada ha pensato a un modo per fuggire, non l’ha mai fatto, che ne sa, e all’uscita di questa autostrada c’è un albergo “diverso”. Quelli li mettono là non solo per il valore scadente, ma perchè sono la risposta ai viaggi mentali in autostrada. Tu in autostrada pensi e allo sbocco trovi la risposta. O una pausa per sentirti in un posto del tutto fuori dal resto, e quindi un posto diverso, che non puoi pensare “che bel sofà e che bel tappeto”, perchè fa tutto schifo, e quindi è un modo efficace per sentirti un estraneo.

L’ha chiamata, prima di prenotare la camera, l’ha chiamata, il suo nuovo forse amore. E la sta aspettando, lontano da sua moglie. Ma è sua moglie. Quando la conobbe pensò la stessa frase che lesse in un libro: “questa ragazza non è una ragazza, è un intero disco di Battisti”. E non solo è una bella moglie, è bellissima. Lei lo sa, e lo perdonerà. Perciò stasera ha portato il suo profumo e lo metterà alla donna mentre faranno l’amore. Vuole che profumi della sua moglie bellissima. Questo è un punto importante, ma non ha voglia di analizzarsi.»

«Caro, mentre aspetto ti racconto una cosa che penso, se ti va.

C’è un mio repertorio mentale che registra delle risposte giuste eventualmente date al momento giusto, ma che non dico. E fa attenzione, non è un repertorio che compare solo quando sto fatto. Non credo di aver detto un “si” di troppo nella mia vita. Il problema sono stati tutti quelli attorno. A volte penso a delle risposte giuste date al momento giusto, che non dico. E niente, ogni tanto, il repertorio si intende, me ne scarica qualcuna e me le piazza al centro della testa, con insieme tutto il ricordo del momento preciso, giusto o quello che è. Mi ha sempre fatto incazzare questa cosa, perchè se faccio mente locale, mi capirai, ce ne sono alcune che sono da applausi. Non che mi interessi, ma a volte ci penso. Penso che se magari l’avessi dette sarebbe cambiato qualcosa, o tutto. Tipo un battito di farfalla che può generare un terremoto in Giappone o roba simile. Avrei potuto dire quella cosa assurda e qualcuno sarebbe rimasto, altri andati via, o un passante avermi ascoltato al bar, così, per sbaglio, e potrebbe aver annullato il suo appuntamento per un’illuminazione o smettere di meditare sul suo suicidio.

Credo che sia questo a farmi paura, la casualità di tutto. Persone che per te potrebbero essere importanti ti passano accanto e se ne vanno. E tu fai altrettanto. Come si fa a saperlo?

Ma poi del resto ce l’hai anche tu, caro, questo repertorio, ce l’abbiamo tutti. E se due negazioni affermano quindi forse deve andare così.

E per concludere con un finale disarmante, tanto io non sto parlando con te, un pò di gloria, almeno nella tua testa che deve immaginare, me la voglio guadagnare: se faccio un bilancio, dico che le nostre vite potrebbero essere un accumulo di risposte esatte dette al momento sbagliato.»

E mentre aspetta, l’uomo ricco nell’albergo malfamato di terza categoria allo sbocco dell’autostrada in piena notte sta comunque pensando «che lampada di merda». E allora forse è un caso perso.