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Eroica Fenice

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Scrittura: l’unico metodo che ci cura

È una strana sera di inizio autunno. I primi freddi ci costringono ad indossare quelle magliettine che avevamo riposto nello scatolone in fondo al nostro capiente armadio. Il naso fuori la finestra diventa subito un piccolo ghiacciolo attaccato alla nostra faccia rossiccia, e fuori il paesaggio è colorato di foglie arancioni che creano un senso di malinconia.

L’autunno non è quasi mai una felice stagione, mette un po’ tristezza

Dentro la nostra stanza, tra quel pantalone che sta sulla sedia da qualche giorno e una pila di libri che ci aspetta sulla scrivania, c’è un quaderno. Ha la copertina con dei fiori violetti, mettono calma solo a guardarli, e quel quaderno dalle pagine vissute e ormai sporche contiene tutta la nostra malinconia, perché, diciamocela tutta: noi siamo essere umani che vivono alla ricerca di una felicità , le gioie le vediamo arrivare e poi improvvisamente svanire. Siamo umani che, malinconici, attraversano la città.

Le parole scritte di un nero sbiadito rimangono su quelle pagine perché la scrittura per parte di noi rappresenta un libro chiuso, segreto ma sempre pronto a raccontarci di noi. Quanto è sottovalutato il gesto di prendere in mano una penna e di scrivere… di scrivere delle stagioni che passano, degli alberi che col vento si piegano come ci pieghiamo noi quando, a volte, non riusciamo ad alzarci.

La scrittura rappresenta una metodo infallibile per conoscere se stessi. Le pagine scritte anni fa raccontano di un noi che quasi avevamo dimenticato, raccontano di ferite rimarginate col tempo ma sempre violacee sulla nostra pelle. La scrittura ci racconta di quella giornata dove eravamo felici e della nostalgia di quei giorni che, chiudendo gli occhi, sembra di rivivere.

Quanto si fa finta di non conoscere il potere curativo della scrittura. Di quelle parole nere e pesanti sul foglio scritte in un giorno di rabbia, in un giorno dove il cielo era grigio ma noi lo eravamo di più, perché i litigi con l’amore della nostra vita sembravano non finire mai e l’infelicità calcava quelle parole. Parole che leggendole sobbalzano al cuore, perché ricordi ancora i giorni a seguire fatti di pianti e di dolore immenso e di una fine che forse non ti saresti mai aspettata.

La scrittura salva. Le pagine bianche che fissano la punta delle nostra vergognosa penna rappresentano tramonti che ti lasciano col fiato sospeso tra la libertà e la paura

Le parole sono ricordi indelebili.

È una strana serata d’autunno e mi ritrovo con la mia penna in mano a scrivere di una me che tra qualche anno non ricorderò più, di una me che ricorderò aprendo le pagine di quel quaderno con le violette e della quale forse sorriderò.

Intanto scrivo… scriviamo.