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Eroica Fenice

Sette strade, una sola auto

Quando, nottetempo, tra tangenziale e asse mediano, lei apparirà attraverso i cristalli della tua auto, con le sue luci seducenti e inespugnabili e tu sarai soltanto un barbaro, pronto a conquistarla.

Al piazzale di San Martino, seduto sul tuo cofano, ti accorgerai che il mare non bagna queste sponde. Lei ti parrà piccola come un villaggio e capirai che oggi è sempre ancora sabato.

Salirai l’erta di Mezzocannone, fingendotela un’altra Nerudova. Penserai di incontrare Kafka a San Domenico, novello Hradčany. Avrai paura di scorgere un golem disteso al posto del dio Nilo. E cercherai un’ultima volta il guardiano per chiedergli ancora a che punto è la notte.

Occhieggerai a Don Carlo, il parcheggiatore di piazza Bellini, che alla mattina ti saluterà con importuna dimestichezza, come fosse a conoscenza dell’uniformità dei vostri nomi. Gli porgerai l’obolo con altera degnazione, e ti sembrerà di far l’elemosina a te stesso. Attraverserai i sempreverdi al Nuovo Policlinico, sotto ai quali la tua auto troverà conforto dalla calura d’un pomeriggio di maggio. Guarderai il loro fogliame imperituro, domandoti se, anche per te, il tempo potrà mai tornare a scorrere.

Vivrai un viaggio lungo un giorno, guidando in ogni dove, da Portici a Pozzuoli, dal Vomero a Posillipo. Vedrai anni come strade scorrere nel retrovisore. Quando ti fermerai a Castel dell’Ovo per vedere il mare, capirai che, per quanto si possa andar veloce, al tempo non è sfuggito neppure Nuvolari “che di morire non gli importa niente”.

Traccerai un grande girotondo alle Medaglie d’oro, correndo e percorrendo quell’orbita deserta nella prima luce del mattino. Giunto al quarto giro, al termine di una notte immobile trascorsa a conversare, felice svolterai per casa. Pronto a scrivere l’ultima storia di questo lungo giorno, passato a Napoli, a raccontare.

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