Seguici e condividi:

Eroica Fenice

cacciatore

Sono stata cacciata ma lui non era un cacciatore

Siete mai stati cacciati? Per cacciati, non intendo rincorsi in un bosco da vostri simili con armi varie ed eventuali al fine di diventare la loro succulenta cena. Mi riferisco invece all’esser costretti con la forza fisica e la violenza mentale ad uscire dalla vita altrui, da un luogo comune, da una macchina, un cuore, uno stomaco, delle mani, una testa, una chiesa, un ufficio postale o perfino da voi stessi. Vi è mai capitato che qualcuno vi si avvicinasse con fare non propriamente gentile suggerendovi con toni poco garbati di andar via? O che qualche altro vi implorasse anche solo con uno sguardo tagliente di uscire dalla sua vita e vi consigliasse di andare a bussare in quella di chiunque purché usciste dalla sua? A me è successo e vi assicuro che è quanto di peggio possa capitare.
È come essere portati in un bar, guardare la folla di alcolici che pare ti fissi, chiedendoti di far entrar loro in te, ma tu hai l’ulcera. È come entrare in una libreria nella quale all’ingresso il commesso invece di darti il benvenuto e domandarti come può non sentirsi inutile, ti lega le mani. È come andare al centro commerciale, riempire il carrello di spesa, arrivare alla cassa e rendersi conto di aver dimenticato a casa il portafoglio. È come per strada, cercare ovunque l’ombra di qualcuno e non imbattersi che in carne ed ossa dalle sagome che non conosci e che non intendi mai voler riconoscere. È come arrivare in casa e trovare una bella torta sul tavolo in cucina con tua madre che le sta facendo la guardia, facendoti scappare pronunciando le classiche parole che ti lasciano intendere che non è lì per te, il dolce, ma per gli ospiti.

Potrei continuare ma risparmio a me stessa la stesura della lista dei paragoni con l’essere cacciati, perché mi causa tremori di mani, sobbalzi di cuore e agitazione generale. Ci sono i cacciati, dunque, ma esistono anche i cacciatori. Io provo immensa tenerezza per entrambe le categorie, poiché i primi muoiono spesso dentro, logorati dai sensi di colpa, gli altri fanno morire fuori, invece, ignari di cosa sia la colpa dei sensi. Se vi imbattete in un cacciatore e siete un volatile, scappate, con molte probabilità il colpo letale vi trapasserà il corpo mortale. Se invece vi capiterà di esser cacciati, scappate in ugual modo. Correte, sempre più forte. Non vi fate fermare dall’affanno, fate sì che la tachicardia non si prenda gioco della vostra psiche. Pensate a respirare e non ascoltate l’organo che avete in petto. Andate sempre più forte e più lontano possibile, andate dove nessuno mai vi caccerà.

Io sono stata cacciata, ma lui non era un cacciatore. Impugnava con stile la sua arma, non necessitava di polvere da sparo per colpire. Possedeva poca classe, non aveva richiesto il porto d’armi perché mai gliel’avrebbero dato, ma nonostante ciò si dilettava a fare fuoco. Non era per niente abile: pessima mira, ragion per cui necessitava di premere mille volte il grilletto per ammazzare. E di cartucce ne aveva, questo non posso negarlo. Uscivano dalle sue viscere, dal suo stomaco corroso dalla rabbia, come fossero colpi di un mitra, per arrivare nella mia bocca portando con esse un amaro che ormai vive sulla mia lingua e giunge nel mio di stomaco, nel mio stomaco corroso dall’alcol che mi ha sempre aiutata a pensare che non pensare sarebbe stato un problema. Uccide anche chi non sa sparare, spara anche chi non sa uccidere. Sono stata cacciata ma lui non era un cacciatore. Sono stata cacciata e ho cacciato le palle. Sono stata cacciata e gli ho detto:”Perché mi cacci, se non sei un cacciatore?” Sono stata cacciata e ora a caccia ci vado io.