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Eroica Fenice

Storia di dannati che provano a vivere

Storia di dannati che provano a vivere

Fermo è una provincia Italiana, della regione delle Marche. Qui, verso est trovi il mare e a ovest c’è la cima della Priora.

Don Albino, tra le stradine di Fermo, se ne va col suo saio lungo ai piedi e il Vangelo stretto al cuore. Quando ride, sporge i denti ingialliti e la fronte mostra strisce di rughe, che sembrano sorrisi disegnatigli sulla fronte dal suo Dio. Don Albino non è visto di buon occhio perché regala il suo sorriso anche ai meno fortunati, che sono nati tra i rumori degli aereoplani e la paura delle bombe sotto i piedi. Ma lui prega tanto per quelle persone del paese che non sanno accogliere i fratelli dalla pelle del colore della notte, che proprio di notte arrivano rischiando la morte, sulle coste dell’Italia, su quelle grosse barche, le quali i giornalisti, come i bambini, chiamano barconi.

Don Albino prega e posa il rosario, si accorcia le maniche e si dà da fare. Lui gestisce l’associazione di accoglienza Caritas in veritate e qui cerca di spezzare il pane in parti eguali. La sera però, stanco morto, scampato agli occhi e le dicerie della gente, dopo aver visto le facce di fratelli provenienti dal mare tanto afflitte, si riposa: prende il vino e, sangue di cristo o no, beve perché anche un prete ha bisogno di stordire i pensieri; lui può pregare per tutti, ma per se stesso ci pensa il vino.

Recentemente sono arrivati all’associazione altri due fratelli: Immanuel Chidi Namdi e la compagna Chinyery, 24 anni. Entrambi Nigeriani. Lì i volti e i corpi delle persone che ne fanno parte portano incise storie di mari in tempesta, di spari, di bombe che puoi anche trovarti lungo la via di casa: Chidi Namdi e Chinyery, portavano sul groppone una storia di morte che desideravano allievare, sposandosi e ricominciando una vita nuova.

Storie di Dannati che fuggono lontano per poi ritrovarsi sempre lì

Furono costretti ad abbandonare il proprio paese quando l’organizzazione terroristica jihadista Boko Haram bruciò le chiese del loro villaggio. Tra le fiamme agonizzavano anche i corpi dei loro genitori. Dovettero scappare via. Ma nonostante l’Europa unita, di cui avevano sentito nel loro angolo di mondo, raggiungerla fu un’impresa. Arrivati in Libia andarono al Porto di Zuwara, ai confini con la Tunisia.

Le imbarcazioni usate per le traversate verso l’Italia sono in realtà pescherecci. Proprio per questo il pesce in Libia è così caro: tutti i pescherecci li usano gli scafisti e non vi sono più pescatori che vanno a pescare. Così si mangia di meno e si muore di più. Giunti al porto, parlarono con uno dei trafficanti di uomini che i giornali italiani chiamano scafisti. Lo scafista-trafficante mise subito in chiaro che a seconda del prezzo che avrebbero potuto pagare così sarebbero stati trattati: «Pagamento da bestia, trattamento da bestia». Chynyery aveva confidato al futuro marito di essere incinta, che vendette tutto quello che aveva per ricevere un degno trattamento. Supplicò lo scafista, spiegando che sua moglie era in attesa di un bambino. Ma furono ugualmente sbattuti assieme ad altre anime disperate e Caronte li accompagnò attraverso il mediterraneo trasformatosi in Acheronte: corpi ammassati che speravano di abbandonare l’inferno, attraversando il cimitero dei loro fratelli. Durante la traversata Chynyery perse il bambino e Immanuel seppe solo stringerle forte la mano.

Poi il viso pieno di luce del buon vecchio Don Albino fu una visione angelica. Li accolse e gli diede un tetto, li sfamò. Non gli sembrava vero: erano salvi. Ma intuirono subito l’ostilità del paese. «Ci invadono». «Ci rubano il lavoro». «Queste scimmie». Voci che tra i vicoli rimbalzavano di bocca in bocca. Ma il parroco sapeva difenderli e decise di sposarli. Usò un rito medievale perché senza documenti non si può, con tanto di abito bianco e di «sì, lo voglio»: l’amore non ha bisogno di burocrazia. I due innamorati poterono mantenere così quella promessa fattasi quella notte sul barcone, addossati l’uno sull’altro, stringendosi forte la mano.

Immanuel la notte aveva ancora gli incubi. Sognava ancora il rumore del mare e gli sembrava che il letto dondolasse. Le notti, Immanuel, aveva il mar di mare. Chynyery, che aveva le labbra carnose come un’attrice italiana, lo baciava in fronte e lo stringeva forte. Un uomo grosso come lui diventava piccino piccino e si lasciava coccolare. Lei, un po’ triste e un po’ fiera, richiudeva gli occhi tremanti.

Storia di dannati: cronaca del 21esimo secolo.

Una mattina, gli sposi camminarono sottobraccio. Il sole formava il solito tappeto giallo sotto i piedi dei passanti. Il cielo limpido li accarezzava. Su una panchina due signori fumavano e salutavano tutti. In molti li conoscevano. Uno di loro era molto grosso, portava una camicia bianca sbottonata sul petto. L’altro più minuto aveva una maglia nera a mezze maniche. «Quest’anno la Fermana deve vincere, altrimenti strozzo la testa a qualcuno» disse il più grosso. «Oh! Ma tu hai ancora il Daspo. Peccato, mannaggia» rispose il più minuto.

Proprio questo sgomitò l’amico al passaggio di Immanuel e della moglie. «Sei mai andato con una negra? Dici la verità!» chiese all’amico. «Mica sei scemo? Quelle puzzano. Non vedi che sono scimpanzé?». Immanuel entrò dal tabaccaio e la moglie aspettò fuori. Chynyery era una bella donna, ben fatta, con il culo sodo e il petto prorompente. Aveva gli occhi neri, dolci e docili. I due uomini vedendola sola la chiamarono. Lei li ignorò, poi iniziarono ad insultarla. «Ma guarda a ‘sta scimmia. Dove sta l’amico tuo. Fallo uscire, forza». Ad un tratto i due uomini stavano esternando un’insensata rabbia. Immanuel, proprio in quel momento, come il calpestio di una bomba inesplosa uscì.

La moglie aveva la paura in viso, strinse forte il marito e lo incitò ad andare. Ma Immanuel non poteva far finta di non aver sentito i due. Lì affrontò, a muso duro. «Cosa volete da mia moglie! Prendetevela con me» disse, occhi negli occhi con loro. «’Ste scimmie sono pure sposate!» incalzò il più piccolo, mentre l’altro prese un palo della segnaletica per spaventarlo. Ma Immanuel non si smuoveva e lo spinse. Allora partì un colpo di riflesso, col palo. Cadde a terra. I due iniziarono con calci e pugni. Chynyery corse in aiuto al marito, ma nel mettersi in mezzo presa una sberla che la stese. Li lasciarono così, inermi.

All’ospedale, diedero a Chynyery la notizia del coma irreversibile in cui il marito era caduto. Lì si poté udire un urlo, l’urlo di una dannata e un pianto straziato investì l’ospedale. «Dio, dove sei!?» urlò, strozzando la voce in note come spilli affiliati.

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