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Eroica Fenice

Sud Italia

Sud Italia e crisi: solo alla morte non c’è rimedio

Da che mondo è mondo, il Sud Italia è considerato come un’appendice malsana dell’Europa, una di quelle terre di nessuno dove le regole non ci sono e, se ci sono, non servono perché tanto, chi dovrebbe, non le rispetta. Tra crisi economica, crisi ambientale, disoccupazione e terra dei fuochi, sembra che il Sud Italia non possa servire ad altro che a fornire un alibi sociale a chi ci vive per giustificare la tendenza, tipica di alcuni meridionali, alla pigrizia. Tv, internet e cinema ci bombardano con immagini di una realtà sociale e lavorativa degradata, border line, dalla quale solo pochi fortunati hanno scampo.

C’è tuttavia un aspetto che spesso si dimentica o si finge di dimenticare di noi meridionali e quest’aspetto è la versatilità. Versatilità come inarrestabilità, versatilità come caparbietà, versatilità come capacità di riciclarsi e, per dirla all’europea, versatilità come flessibilità, nella vita personale come nel lavoro. Badate bene che questa flessibilità ci viene non tanto da una visione aperta dei rapporti umani o dall’abbondanza del lavoro, quanto piuttosto da una secolare e ormai congenita capacità di cadere sempre in piedi, di rialzarci quando è il caso e di prendere di petto la vita.

Una piccola impresa meridionale è un film di Rocco Papaleo del 2013 ed è uno di quei lavori che colpisce perché da dietro la maschera dell’ironia dà voce a quella fetta di società che deve riqualificarsi per poter trovare uno spazio ad hoc, cucito su misura giorno dopo giorno, nella certezza dell’indomani incerto. Un cinquantenne prete spretato che vada a vivere con un’ex prostituta d’alto bordo e una sorella lesbica fedifraga è cosa che solo un vero meridionale sa fare, uno di quelli che Luciano De Crescenzo definisce da anni «un uomo d’amore», uno quelli che mettono il cuore prima dell’interesse, la famiglia prima del denaro, la coscienza prima del conto in banca.

Eh sì, perché a pensarci bene quante sono le tangibili possibilità economico-sociali di raggiungere il successo nel sud dell’Italia?

Senza correre il rischio di risultare catastrofici, si può sinceramente rispondere poche, perché poche sono le persone realmente interessate a far progredire questa terra di passioni e sentimenti, di sacrifici e cervelli in fuga, di attimi di felicità e mesi di profonda amarezza.

La piaga di oggi è la nostra, di noi laureati senza un soldo, di noi piccoli intellettuali che per fare onestamente il nostro lavoro siamo disposti a viaggiare per chilometri e chilometri ed essere presenti, per sole tre ore, in una classe ad spiegare a dei bambini che non lavora solo chi davvero non lo vuole . E allora perché brucia così tanto sapere che in un altro luogo, nello stesso istante in cui tu stai viaggiando,sta nascendo un bambino con una rendita vitalizia già assicurata che, quantomeno, non lo farà sentire totalmente perduto nell’anno della sua maturità?

Flessibilità dicevamo, e aggiungerei ottimismo, perché solo chi la vita se la suda giorno per giorno sa che questa fantomatica crisi, tutto sommato, non c’è; che nonostante tutto continuiamo a mangiare, a studiare, a viaggiare, a trovare una soluzione ai problemi. Perché solo chi la vita se la suda giorno per giorno sa che solo alla morte non c’è rimedio.

– Sud Italia e crisi: solo alla morte non c’è rimedio –