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Eroica Fenice

Tre mesi senza te

Sono passati tre mesi. Tre mesi senza i tuoi dolci e timidi sorrisi e i tuoi sfottò, tre mesi senza i tuoi silenzi tristi e il tuo sguardo pensieroso, senza i profumi della tua cucina e senza le tue polemiche, tre mesi senza rassegna stampa sui fatti accaduti negli ultimi giorni, senza i tuoi libri, tre mesi senza te che mi dici che sono permalosa e devo lasciar parlare le persone prima di partire in quarta (e da che pulpito veniva questa predica).

Tre mesi senza le tue difficoltà negli spostamenti che si facevano sempre maggiori, tre mesi senza sedie a rotelle e deambulatori in giro per casa, tre mesi senza la tua voglia di uscire e di andare al cinema e tuoi programmi per festeggiare compleanni e onomastici a Ischia. Tre mesi senza la tua curiosità e il tuo entusiasmo per le cose nuove, senza la tua passione per il mare e la vela, senza la tua intelligenza critica, senza l’ascolto selettivo e la tua insonnia.  Un quarto di anno senza “Ciao ghinga” e il tuo fischiettare quando eri di buon’umore, senza le tue cazziate e la tua meravigliosa e a volte cinica ironia, un quarto d’anno senza la tua rabbia che riusciva però sempre a trasformarsi in coraggio, voglia di fare, di essere, di combattere e di vivere intensamente, senza mai risparmiarti.

Che cosa è rimasto dopo tre mesi in questa casa e in noi?

Tra queste quattro mura il vuoto assordante, sul “tuo” balcone il sole e la vista del mare che non hanno più la stessa bellezza; in noi brandelli di cuore sparpagliati in modo confuso e disperato come pezzi di un puzzle che non sappiamo più mettere insieme. Sono rimaste carte da sistemare, bollette da pagare, conti che non tornano perché non c’è più chi li fa tornare con incredibile cura e precisione, elettrodomestici che si rompono e nessuno che li smonti per capire se possono essere sistemati, sono rimaste senza risposta quelle domande che non sappiamo più a chi porre. Sono state sepolte e dimenticate (almeno apparentemente) le vecchie abitudini, gli equilibri e gli spazi di un tempo, le ore e gli impegni quotidiani.

Ed ogni giorno combattiamo per trovare nuovi equilibri e nuove occupazioni, per “narcotizzare” le nostre anime in pena, per rendere la solitudine meno lancinante, per riuscire a non finire in un vortice di depressione opponendovi una forza che non credevamo di avere, ma che ci fa sentire sempre in bilico come su un filo sospeso nel vuoto.

Che cosa resta in me dopo questi mesi surreali nei quali il tempo, che si dice aggiusti ogni cosa, non ha fatto altro che rendermi più consapevole della mia sofferenza e sottolineare la tua assenza in ogni piccolo gesto quotidiano? Rimane una persona alla ricerca della sua identità che, per la prima volta nella vita, sembra essersi persa insieme alla tua scomparsa.

Rimangono però i miei sfottò, le mie cazziate, le mie polemiche e la mia ironia. Rimane il mio amore per il mare e il mio carattere spesso rigido e scontroso, rimangono i miei sorrisi dolci e la mia curiosità. Rimane, sotto una coltre di apatia, indolenza e inattività, la mia voglia di vivere, scoprire, viaggiare e fotografare.

Rimango io alla ricerca di te. Rimani tu in tutto quello che io sono e sarò.